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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Sequenze: Chinatown di Roman Polanski

Negli anni Ottanta e Novanta, Cineforum conteneva una sezione intitolata Sequenze: un vero e proprio “lavoro alla moviola”, attraverso il quale una sequenza veniva collegata non solo al film in cui era contenuta, ma anche allo stile complessivo del suo autore. Ecco l'interessante lavoro di analisi fatto da Giorgio Cremonini sul finale di Chinatown di Roman Polanski, apparso nel n. 266, agosto 1987 (disponibile oer l'acquisto in formato cartaceo qui e in formato pdf qui).

 

Le “esche” in Chinatown di Roman Polanski

Di norma il cinema preferisce il flashback al flash forward, che è usato assai raramente (1) e consiste nell'anticipare brani che si svolgeranno in futuro. Esistono tuttavia dei procedimenti che definirei di premonizione in cui all’interno di un segmento narrativo notiamo alcuni elementi apparentemente casuali ed insignificanti, che troveranno solo in seguito una collocazione diegetica più precisa. A questi procedimenti, «semplici manovre preparatorie, senza anticipazione, neppure allusiva, che solo più tardi troveranno il loro significato, e derivano dall’arte tutta classica della preparazione», Gérard Genette, in Figure 111, dà il nome di “esche”. Esse non interrompono la linearità del racconto, non agiscono sul tempo, ma sui modi della narrazione, donandole una dimensione del tutto particolare in cui alcuni sviluppi futuri del racconto vengono per così dire preparati o predisposti in anticipo. Il che significa poi che, una volta viste riemergere quelle figure in parte preannunciate, sia pure allusivamente e sia pure disperse nell’apparente linearità del racconto, ne deriva una immancabile impressione di déja vu.

Prendiamo in considerazione alcune sequenze di Chinatown (1974) di Roman Polanski, a partire da quella finale.

La sequenza finale

Siamo a Chinatown, davanti alla casa in cui sono rifugiate Evelyn (Faye Dunaway) e la sua figlia-sorella Katherine (Melinda Parker). Gittes (Jack Nicholson) e Noah Cross (John Huston), padre-amante di Evelyn, vengono raggiunti dai due collaboratori di Gittes e dalla polizia guidata dal tenente Escobar (Perry Lopez). Questi fa ammanettare Gittes. Improvvisamente durante la discussione, Cross trasale guardando verso destra.

1. CL di Katherine che sta uscendo di casa con uno degli inservienti cinesi; attraversa il marciapiedi seguita in panoramica dalla macchina da presa che avanza fino al suo MPP; da sinistra entra in campo Cross che la chiama: «Katherine, Katherine!». La raggiunge e prosegue: «Io, io..., io sono..., io sono tuo nonno. Io sono tuo nonno, mia cara». Lei lo guarda imbarazzata. Fra i due entra in campo di spalle Evelyn che l'afferra per un braccio e le ordina: «Sali in macchina». Katherine sale. Evelyn si rivolge agli inservienti cinesi, seguita in panoramica verso destra: «Andate, andate. No, andate». La panoramica prosegue fino ad inquadrarli mentre si allontanano; Evelyn si volta di scatto verso sinistra furente.
2. PP di Cross di spalle. È chino su Katherine seduta in macchina. Da destra entra Evelyn e lo allontana con forza. Ora i due sono in MPP e tra loro, sul fondo, c'è Katherine che li guarda. Evelyn si rivolge al padre: «Sta lontano da lei. Vattene». «Evelyn» dice lui, «ti prego, ti prego. Sii ragionevole». «Sta lontano da lei» ripete Evelyn, con odio. Cross l'afferra per le spalle: «Evelyn, quanti anni ancora mi sono rimasti? Lei è mia, anche». «Non deve saperlo mai» sibila Evelyn in risposta, respingendolo nuovamente. Cross esce di campo a sinistra. PP di Evelyn che guarda verso di lui. Rapida panoramica verso sinistra a seguire il suo braccio teso, fino alla sua mano tesa che stringe una rivoltella.
3. PA di Cross che indietreggia. Carrello avanti fino al suo MPP, mentre dice: «Evelyn, tu sei troppo nevrotica. Non riuscirai mai a provvedere...».
4. La mdp segue Evelyn che si sposta indietreggiando verso l’auto, sempre con la pistola puntata. Voce di Gittes fuori campo: «Evelyn, metti via quella pistola. Lascia che ci pensi la polizia». Lei si volta un attimo a guardare dalla sua parte.
5. Gittes in Fl fra i poliziotti.
6. Evelyn raggiunge l'auto gridando: «È sua, la polizia!». La mdp la segue avvicinandosi mentre lei sale. Sul fondo vediamo Cross.  «Sta lontano da lei!» gli grida Evelyn. «Dovrai prima uccidermi» replica Cross. «Vattene via! Vattene!» grida Evelyn, poi gli spara; lui barcolla colpito al braccio sinistro, ma non cade. Evelyn si rivolge alla figlia: «Katherine, chiudi lo sportello»
7. L'auto da dietro. Il motore si accende.
8. Prosegue l'inq. 5. Escobar alza il braccio e grida: «Alt!». Spara due volte in aria.
9. Prosegue l'inq. 7. L'auto parte, allontanandosi verso il fondo.
10. Prosegue l'inq. B. L 'altro poliziotto spara, il braccio teso in avanti, ma Gittes riesce a deviargli il colpo. Allora fa un passo avanti Escobar e spara mirando davanti a sé.
11. Prosegue l'inq. 9: in CL l'auto si allontana, mentre si ode un altro sparo. Il clacson comincia a suonare ininterrottamente, mentre sul fondo l'auto si ferma. Di spalle entra in campo Escobar che si avvia verso l'auto; un attimo dopo Gittes, accanto a lui, si mette a correre. Si ode un prolungato urlo di donna.
12. Controcampo della precedente: Gittes arriva di corsa, seguito dagli altri. La mdp lo segue con una rapidissima panoramica verso sinistra fino ad inquadrarlo accanto all'auto: Evelyn ha il capo reclinato sul volante; il clacson continua a suonare; accanto a lei Katherine urla. Gittes apre lo sportello, Evelyn si riversa all'esterno: il suo occhio sinistro è un grande buco nero. Ora il clacson tace. Katherine urla: «Dio mio, no, no!». Una rapida panoramica verso l'alto scopre Escobar che dà ordini: «Meglio avvertire il capitano. Chiama un'ambulanza». La mdp muove verso sinistra fino ad inquadrare prima il polso di Gittes, ancora ammanettato, poi lo stesso Gittes in PP. Escobar (fuori campo) dice: «Lascialo andare. Lasciali tutti liberi». Gittes solleva il volto e la mdp segue il suo sguardo verso destra fino ad inquadrare Katherine in MPP che urla. Accanto a lei c'è Cross che le copre gli occhi con una mano e la trascina fuori dall'auto dicendole: «Calmati, tesoro. Calmati». Si allontanano. In PP Escobar rialza il cadavere di Evelyn di cui vediamo ora il viso insanguinato. Panoramica verso destra fino al PP di Gittes che mormora: «Il meno possibile...». Panoramica veloce verso sinistra al PP di Escobar che chiede: «Che cosa hai detto?». La mdp arretra leggermente e si sposta fino a riprendere i due in MPP. «Che cosa hai detto?», ripete Escobar. Poi, visto che Gittes tace, si rivolge ai collaboratori di questo: «Volete fare al vostro socio un grosso favore? Portatelo a casa. Andate tutti quanti al diavolo!». «Vieni, Jake», dice uno dei soci di Gittes prendendolo per un braccio. Escobar si rivolge ora a lui, a voce più bassa: «Vai a casa. Ti sto facendo un favore». «Andiamo Jake» ripete il suo socio. Si voltano e si incamminano con la mdp che li segue in MPP di spalle. Gittes continua a fissare l’auto. «Lascia stare, Jake» gli dice l'altro socio: «È Chinatown. Su». Si allontanano, scomparendo dietro dei cinesi che arrivano a curiosare. Voce di un poliziotto fuori campo: «Avanti! Coraggio! Circolare! Sul marciapiede! Sul marciapiede!». Carrello verso l'alto fino a scoprire Gittes e i suoi soci che si allontanano. Attacca il leitmotiv del film. La voce del poliziotto prosegue: «Sgombrate la strada». Il suono d'una sirena precede l'arrivo di due auto della polizia. Il poliziotto ripete: «Sgombrate la strada». Gittes e i suoi soci sono scomparsi verso il fondo. La strada è piena di luci, ma quasi deserta. Cominciano a scorrere i titoli di coda.

 

Le “esche”

Il brano qui esaminato riprende una serie di elementi visivi e sonori che erano già apparsi in precedenza, dislocati all'interno d'una narrazione che tendeva a non enunciarne anticipatamente la funzione. Queste “esche” compaiono in una lunga sequenza centrale (l'inizio dell'amore fra Gittes ed Evelyn, di cui mi occuperò a parte) ed in almeno altri 6 momenti che cercherò di riassumere brevemente.

1. Quando Gittes si reca a far visita a Noah Cross all’Albacore Club, questi lo invita al suo tavolo. Un cameriere cinese serve a ciascuno un grande pesce al forno, con contorno di patate. Un dettaglio del piatto interrompe la conversazione dei due in MPP. Del pesce notiamo soprattutto l'occhio scuro e sbarrato. Poco dopo Gittes rivela di aver lavorato, un tempo, con Escobar: «a Chinatown». Compaiono per la prima volta due elementi significativi: il tema dell'occhio e l'accoppiata Escobar/Chinatown.
2. Quando Gittes si allontana dal Mar Vista, due uomini gli si fanno incontro all'esterno (sono gli stessi che gli hanno tagliato il naso; uno di loro è Roman Polanski). Dal fondo avanza l’auto di Evelyn; Gittes salta sul predellino e l'auto riparte; uno dei due uomini entra in campo da sinistra e spara verso l'auto già lontana. L'immagine anticipa chiaramente quella del finale inducendo, tra l'altro, una sorta di equivalenza indiretta gangsters/poliziotti.
3. Subito dopo vediamo Gittes ed Evelyn in auto, ripresi in MPP, frontalmente: guidando lei si porta la mano all’occhio sinistro, con un gesto quasi casuale, come se vi fosse entrato qualcosa. È lo stesso occhio che sarà perforato dalla pallottola che la uccide.
4. Dopo aver fatto l’amore (ovvero dopo la sequenza centrale), Evelyn riceve una telefonata e prega Gittes di aspettarlo. Lui esce di casa di nascosto, mentre lei si veste, raggiunge l'auto di Evelyn e, per poterla seguire meglio nel buio, le rompe il fanalino posteriore sinistro (si potrebbe dire che l’acceca).
5. Evelyn ritorna alla propria auto, dopo aver parlato con la figlia, e vi trova Gittes. Nella discussione che segue, lei china il capo sul volante, suonando inavvertitamente il clacson. Lui si allontana e la mdp rimane fissa sul PP di lei, tutto immerso nell'oscurità, tranne l'occhio sinistro (associazione occhio/clacson).
6. Anche gli occhiali che Gittes trova nella vasca di casa Mulwray (e che costituiscono la prova della colpevolezza di Noah Cross) hanno la lente sinistra in frantumi.

Come si può vedere, dunque, esistono, disseminati nel racconto, accenni ad alcuni elementi che verranno ricomposti nella sequenza finale: gli spari dietro l'auto in fuga, l'incidente del clacson, ma soprattutto le insistenze sul tema dell'occhio, che caratterizzano del resto ampiamente la sequenza centrale del film, quando Gittes ed Evelyn vanno a letto assieme: essa è collocata fra la 3 e la 4 di quelle qui citate e merita una descrizione a parte.

La sequenza centrale

In un breve dialogo in giardino Gittes rivela di avere lavorato in passato a Chinatown. Il dialogo si conclude cosi:
Evelyn: «Cosa ci faceva là?»
Gittes: «Lavoravo per l'ispettore distrettuale»
Evelyn: «E che faceva?»»
Gittes: «Il meno possibile»

Più tardi entrano in casa per rifare la medicazione al naso di Gittes.

1. Un armadietto di medicinali aperto. La mano di lei ne estrae due flaconi e richiude. Lo sportello è uno specchio. Vediamo Gittes che si sta togliendo il cerotto dal naso.
2. PP di Gittes che si volta. Panoramica: la mdp scopre Eve/yn in MPP che lo fissa e mormora: «Dio... ».
3. Controcampo: lei di spalle a sinistra, lui di fronte a destra. Evelyn: «...che brutta ferita. Non avevo idea» (comincia a disinfettarlo) «Ecco».
4. Prosegue l'inq. 2: lui di spalle a destra, lei di fronte a sinistra. Continua a disinfettarlo. Evelyn: «Le fa male? Deve farle male».
5. Prosegue l'inq. 3: adesso è lui che la fissa. Evelyn: «Che cosa c'è?». Gittes: «Il suo occhio». Le si avvicina.
6. Prosegue l'inq. 4. Evelyn: «Beh, che cosa ha il mio occhio?».
7. Prosegue l'inq. 5. Gittes: «C'è come una macchia nera nel verde del suo occhio».
8. Prosegue l'inq. 6. Evelyn: «Ah, quella. È un difetto dell'iride». Gittes: «Un difetto?». Evelyn: «Sì. Una specie di voglia». I loro volti si avvicinano. Si baciano.
9. Nella penombra il braccio di lui pende dal letto. La mdp carrella lateralmente fino ad inquadrare i due sul letto, in MPP, dall'alto. Evelyn: «Portavi l'uniforme?». Gittes: «Qualche volta». Evelyn: «Dovevi essere carino in blu». Gittes: «Lasciami in pace per favore». Evelyn: «Non ti conosco. Voglio sapere di più di te». Gittes: «Non ora». Evelyn: «Davvero non ti va di parlare del passato?». Gittes: «Sono stanco». Evelyn: «Perché ti dispiace che io te ne parli?». Gittes: «Dispiace a chiunque abbia lavorato là». Evelyn: «Dove?». Gittes: «A Chinatown. A tutti dispiace. E a me ha portato sfortuna». Evelyn: «Perché?». Gittes: «Non si sa mai bene che cosa succede. Come con te». Evelyn: «Perché dici che ti ha portato sfortuna?». Gittes: «Io cercavo di impedire che una persona si rovinasse. E invece fu colpa mia se finì male». Evelyn: «Cherchez la femme. C’era di mezzo una donna?». Gittes: «Certo». Evelyn: «È morta?». Prima che lui possa rispondere, squilla il telefono, tre volte.

La circolarità

Oltre all'evidente richiamo al tema dell'occhio, si possono notare in questa sequenza alcune esplicite simmetrie: il modo in cui Evelyn fissa la ferita di lui è lo stesso con cui Gittes fissa l'occhio di lei. L'analogia occhio/ferita è immediata, anche se non ancora chiarita. I sua conclusione). Di fatto è la stessa storia del passato che viene ripetuta, ma non solo nel finale, non come irruzione a sorpresa del destino, bensì come un disegno costante, a lungo preparato, che caratterizza tutta la storia.

Apparentemente il “Caso Mulwray” viene risolto, Gittes approda alla “verità”, smaschera il colpevole, in ossequio alle regole del genere; questo si articola narrativamente, come scrive Todorov a proposito del romanzo poliziesco, su «due storie: la storia del delitto e quella dell’inchiesta»; esse sono di norma sfasare nel tempo: «La prima storia, quella del delitto, si conclude prima che cominci la seconda». In realtà in Chinatown il delitto si ripete più volte: è avvenuto prima dell'inizio del film (l'incesto), durante (l'omicidio di Mulwray e alla fine di Evelyn) ed avverrà presumibilmente anche dopo (la cattura di Katherine da parte di suo padre-nonno Noah Cross lascia intuire come possibile svolgimento ulteriore la ripetizione dell'incesto precedente). Entriamo piuttosto nel regno del noir.

Le regole del detective film vengono così rivisitate in modo trasgressivo, irregolare: non è il colpevole ad essere punito, bensì la vittima. Il film nasce come detective story e si conclude come noir - un noir totale in cui tutti (Evelyn, Gittes, Katherine) vengono puniti: tutti tranne Noah Cross, vero e proprio deus ex machina di statura mitologica. Attraverso Cross non si realizza tanto un intervento decisivo del destino, quanto la continuità di una regola taciuta e diffusa. Non è un caso che il gesto con cui egli si appropria definitivamente anche di Katherine consista proprio nel porle una mano sugli occhi.

«Un mito è una storia vera», scrive Mircea Eliade, «che è avvenuta all’inizio del tempo e che serve da modello ai comportamenti degli uomini». Esso è caratterizzato da una tendenza che si può chiamare generalmente umana, cioè quella di trasformare un’esistenza in paradigma e un personaggio storico in archetipo. In questo senso il riferimento al mito nel film di Polanski suona ironico: basterebbe pensare al nome di Noah Corss, questra specie di “genio del male” in cui vive un doppio mito positivo.

Gittes, vero e proprio instrumentum fati, si trova a ripetere-rivivere una presa di coscienza che è proprio per questo tanto più crudele; sarà l’ultimo ad abbandonare la scena, cui peraltro appartiene ormai in modo così inesorabile. Tuttavia non si può dimenticare che proprio Gittes (e noi con lui) aveva sotto gli occhi fin da prima la conclusione della storia. «Lascia stare, Jake. È Chinatown» gli dice il suo socio, non tanto per consolarlo, quanto per restituire al luogo mitico ciò che in fondo gli spetta, per restituire alla storia il senso del suo “eterno ritorno”. Ed è proprio qui che il sistema linguistico messo in atto dalle “esche” si compenetra con il sistema narrativo della circolarità. In Chinatown il cerchio è il disegno del destino, di una forza mitica che non solo non tollera ribellioni, ma che finisce per usarle sapientemente a proprio uso e consumo, a eterna difesa della propria restaurazione.