Suspiria is back

Torna in sala restaurato dopo 40 anni Suspiria di Dario Argento. Solo per tre giorni il restauro in 4k sarà nelle sale distribuito da QMI Stardust. Ovviamente siamo andati a vedere in archivio e abbiamo scovato questo bel pezzo del caro Ermanno Comuzio che ne scriveva in tandem con Carrie lo sguardo di Satana di Brian De Palma.

 

Un confronto, tra Suspiria e Carrie, lo sguardo di Satana, si impone da solo. Perché siamo di fronte a due film del filone “fantastico” esemplarmente distanti fra loro, come concezione e come risultato contrapporli l’uno all’altro ci fa vedere con tutta evidenza qual è il meccanismo secondo il quale si arriva al vero film “fantastico”.

Suspiria è della famiglia Argento: uno dirige, l'altro produce, un altro ancora organizza (e il Dario, regista, impastrocchia anche la musica, che fa eseguire ai Goblin). Cos'è Suspiria? Un film in cui naturalmente si sospira molto. E si geme, si soffia, si boccheggia, si emettono strani suoni: la colonna sonora è piena da cima a fondo di ruggiti e di colpi di tamburo, di musica elettronica e di tuoni (due sono gli uragani che si scatenano attorno ai personaggi). La storia riguarda una ragazza americana (attrice Jessica Harper) che va in Germania per perfezionarsi nella danza classica. È ospite di una specie di convitto-scuola, capitanata da due mature signore. Alida Valli e Joan Bennett, in questo istituto, sito in una casa fuori mano dall'architettura già di per sé allucinante, arredata con gusto liberty e illuminata da colori violenti, la ragazza dovrebbe diventare il non plus ultra della danza (strano, sembra una scoletta parrocchiale, quanto a livello tersicoreo) ma invece è testimone di cose turche. C'è una ragazza che, in apertura di film, viene sgozzata da un coltello che le entra nel cuore (il particolare è mostrato in tutta evidenza), poi tocca ad un'altra ragazza, fatta fuori a rasoiate, poi un pianista cieco viene sbranato dal cane (con relativi particolari delle zanne che strappano dal collo del malcapitato esofagi, canali  respiratori  ed altri visceri), e così via.

La prode americanina che ha l'animo di un poliziotto, grazie anche all'aiuto di due studiosi di psichiatria riesce ad arrivare al bandolo della matassa, in cui c'entrano elementi stregoneschi e sataneschi. Bene. Il sangue che scorre è tanto, i particolari raccapriccianti si sprecano, e soprattutto si sprecano i rumori e i suoni, come dicevo. Ma soprattutto siamo dentro in questa atmosfera allucinata subito fin dall’inizio in un universo che vorrebbe essere angoscioso ma che troppo pesante per reggersi sulla corda tesa dell’attenzione, diventa alla fin fine monotono e “normale”, è chiaro: se uno parla tranquillo con voi e ad un tratto getta un urlo improvviso, vi fa cagliare il sangue; ma se state davanti per due ore di fila ad uno che urla ininterrottamente, dopo un po' vi abituate e siete  anche  capaci di fare le parole incrociate intanto che lui tiene la bocca spalancata.

Siamo insomma ad un concetto grossolano del film “fantastico”, basato sugli effetti, nonché sui rimandi. L'impossibile casa ricorda quella di Rosemary's Baby, il pipistrello che svolazza nei capelli della protagonista fa pensare a Hitchcock, l’ambiguità  di  certi  personaggi  che parlano rumeno ci avvicina a Dracula, l'impalpabilità di certi esseri fa pensare a L'uomo invisibile, lo sbracamento dell’occulto rimanda a L’esorcista. Spargendo omaggi a destra e a sinistra, non è che Dario Argento dia prova di eccessiva originalità. Ma la cosa più grave è che sembra di essere nel castello delle streghe in fiera, perché tutto è urlato dal principio alla fine, senza quella elementare progressione dei fatti, quella “preparazione” attraverso un apparente “normalità” , che ti conduce a poco a poco ad accettare l'inquietudine dei “segnali” sparsi sul cammino, fino al fatto straordinario che sublima tutto.

Un esempio di questo modo di raccontare, che è quello giusto per questo “genere”, è Carrie, lo sguardo di Satana di Brian De Palma (il regista di Il fantasma del palcoscenico, Le due sorelleComplesso di colpa): l'esposizione di un ambiente ordinario, quotidiano, la semina di piccoli fatti strani, l'esplosione dell’elemento fantastico, lo sfruttamento drammatico del medesimo fino alla catastrofe e il risvolto finale con un “coup-de-théatre” che conclude in bellezza, con quella certa dose di vigliaccheria maliziosa che non guasta.

in origine il film si chiama soltanto Carrie, che è il nome della protagonista; il riferimento a Satana è stato aggiunto dalla distribuzione italiana, a caccia dell’elemento sensazionale ad ogni costo (quando non c'è si inventa. Qui, infatti, Satana non c’entra). Carrie è una ragazzina tranquilla che frequenta una high-school americana, cioè una scuola media superiore, e che ha il difetto, in sé perfettamente superabile, di essere un po' indietro di cottura, almeno così sembra. Non nell'intelligenza, comunque, sebbene nello sviluppo fisiologico, e già in età di signorina, ma il suo corpo è ancora quello di una bambina; conseguentemente non sa determinate cose, anche perché la madre è una religiosa fanatica per la quale tutto quanto concerne il corpo e il sesso sono cose peccaminose e abominevoli. Così, quando la ragazza si accorge di avere le mestruazioni è un dramma perché è impreparata al fenomeno; la madre dal canto suo invece di aiutarla ne fa una tragedia. Di qui parte l'inghippo, che vedrà Carrie reagire, a sua stessa insaputa, ricorrendo alla telecinesi, che sarebbe quel potere paranormale che permette con la forza del pensiero di spostare o mandare in pezzi gli oggetti. Ecco; incubata lungamente in una situazione prima normale, poi appena un po' stridula, indi decisamente folle, la storia vien fuori intera con la sua “force-de-frappe”. De Palma è riconoscibile sia nella morbidezza del suo modo di accarezzare i personaggi (il “flou” della sequenza iniziale quando le ragazze fanno la doccia dopo la ginnastica, il girotondo della cinepresa attorno alla coppia che balla, durante la festa del collegio) sia nel suo gusto per la bizzarria e per la sofisticazione. Due momenti sono rimarchevoli; quello del finimondo al ballo, quando Carrie si vendica dello scherzo atroce che una compagna malevola le gioca, provocando la chiusura delle porte e il cortocircuito dell'impianto elettrico con la sola forza degli occhi (tra l'altro la giovane attrice Sissy Spacek funziona benissimo), e la danza dei coltelli quando la madre di Carrie tenta di uccidere la figlia sentina di ogni peccato per aver osato partecipare al ballo degli studenti, e Carrie muove i coltelli della cucina che vanno ad infilarsi nel corpo della madre, trafitta come un San Sebastiano (la cui statua, non a caso, troneggia in un vano della casa, popolata di lumini accesi come in un tempio eretto a) fanatismo religioso che si presenta davvero “gotico”, da film dell'orrore, prima che la fanciulla se ne difenda con i mezzi estremi che madre natura le ha donato.

Il numero su cui è possibile leggere la recensione è il n. 164 di aprile 1977 acquistabile in pdf cliccando direttamente sul link.

Questo il sommario:

Cronache, p. 241
Piergiorgio Rauzi/Il "primato della politica" e i richiami all'unità dei cattolici, p. 245
Giuseppe Ghigi/Il mito dell'eroe e la sua influenza su bambini e adolescenti, p. 253
Alessandro Carrera/Musica e pubblico giovanile: la creatività ambigua, p. 259
Emanuela Martini/America meno amara, p. 267
Roberto Escobar/La critica allo specchio, p. 277

SCHEDE
Gianluigi Bozza/Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini, p. 286
Giorgio Rinaldi/Dersu Uzala di Akira Kurosawa, p. 298
Ermanno Comuzio/Il male di Andy Warhol di Jed Johnson e Andy Warhol, p. 306

FILMGUIDA
Ermanno Comuzio/Caro Michele - Suspiria - Carrie, lo sguardo di Satana- Film in breve, p. 315

LIBRI
a cura di Paolo Vecchi, p. 319