My Favorite Things
Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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25 x 2000: Dogville

15. Dogville
di Lars Von Trier (2003)

Immagine 1. Dall'inizio alla fine, Dogville è disegnata sul pavimento. Le case lungo la Elm Street. Il campanile sospeso per aria: gente religiosa. Un posto tracciato sul set, senza pareti, dove tutti vedono, sentono, sanno tutto. Immagini 2. Alla fine, ci sono le vere fotografie di povera gente dell'America della Depressione e David Bowie canta «Young Americans». Immagine 3. Grace tenta di scappare da Dogville sul cassone di un camioncino, sotto un telone tra casse di mele verdi, non ha un posto dove rifugiarsi, anche solo tracciato sul pavimento. Von Trier, perfido e romantico come sempre, racconta la sua voglia di verità dentro un cinema, come sempre, malato (e cerebrale).
Grace, la Grazia, vorrebbe abbandonare quei cani di abitanti che la tratteranno come un cane. Von Trier non è che deve portare alla luce il nascosto. L'hanno fatto Hawthorne, Dreiser, Faulkner, Tennessee Williams, Thornton Wilder. Conosciamo già questa Dogville e i suoi abitanti. Pensavamo di conoscere anche Grace: e invece...