25 x 2000: INLAND EMPIRE

1. INLAND EMPIRE
di David Lynch (2006)

Perché INLAND EMPIRE come miglior film, fino a ora, del XXI secolo? Perché è il film che più di ogni altro – anche più di Mullholland Drive, che probabilmente gli è superiore – si è spinto sul sentiero del cinema come esperienza totale (sensoriale, emotiva, anche fisica) e al tempo stesso lungo il crinale di una crisi espressiva che allora, nel 2006, era un timore e oggi – almeno a livello di esperienza, di fruizione – è una realtà. Dieci anni fa Lynch aveva intuito più o meno tutto: il digitale come fantasma dell’immagine analogica, la bassa definizione come deriva di quell’assenza, la messinscena classica del cinema hollywoodiano svuotata di ogni illusione realistica o di appigli interpretabili. INLAND EMPIRE è uno sguardo sull’abisso che accerchia ogni immagine, su tutto ciò che l’immagine non sa di catturare e trattenere. È una prigione, e come in un film di Hitchcock intrappola i soggetti della visione costringendoli a interrogarsi sulla natura del proprio sguardo: i personaggi, separati da porte, finestre, luoghi oscuri, immobili di fronte a varchi che annullano lo spazio e il tempo; lo spettatore, attratto, infastidito, sperduto nel pallore malato della luce, nell’ampiezza orizzontale di un luogo (Hollywood) senza coordinate o direzioni; e infine il regista, sedotto dalle proprie ossessioni, perduto nei propri sogni, perché tragicamente impotente di fronte alla complessità del reale. Oltre questo film c'è solo il buio, ma da questo si può e si dovrebbe ripartire. Qualcuno lo ha anche già fatto: ne riparleremo tra altri 18 anni...