25 x 2000: Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti

23. Lo zio Boonmee che si ricorda le vite precedenti 
di Apichatpong Weerasethakul (2010)

Non c'è solo il cinema che va da un inizio a una fine, raccontando una storia. Il tempo lineare, lo spazio conosciuto, la vita che ha una meta inevitabile, uno scopo. C'è anche Lo zio Boonmee, dove  il tempo si dilata e si riavvolge, la realtà è come espansa (contiene anche tutto ciò che la supera e la precede), i vivi convivono coi morti, i fantasmi si presentano a cena, le principesse vengono possedute da pesci parlanti, gli uomini si trasformano in esseri misteriosi dagli occhi fiammeggianti. L'uomo ammalato, lo zio “protagonista”, è solo un pretesto, uno degli innumerevoli possibili – uomini, animali, alberi, rocce, spiriti, elementi –  destinato presto a sprofondare nella mutevole eternità da cui era emerso. Le anime trasmigrano, e un monaco buddhista esce di casa mentre il suo corpo rimane a guardare la tv. Profonda Thailandia. Arcaico Oriente occidentalizzato. Cinema che va guardato col terzo occhio (anche il quarto o il quinto). Sensuale e spirituale - materialista e animista – talmente “altro” da risultare alieno, ma così denso che si può quasi toccare.