"Stage Door" e "Les salauds vont en enfer"

Forse noi siamo di un'altra razza

Passata da poche ore la giornata dedicata alle donne, tra mimose, articoli di (giusta) indignazione per le violenze subite da madri, fidanzate, mogli, bambine, buoni propositi affinché si raggiunga finalmente la parità dei sessi, quello che resta sono bouquet già sfioriti e parole che domani verranno scordate. Fa dunque un certo effetto (e fa molto piacere) imbattersi, nel corso di un festival, in figure femminili autonome e forti.

Non solo il Bergamo Film Meeting, per il secondo anno, dedica un focus dal titolo Europa: femminile, singolare ad alcune delle registe più interessanti del vecchio continente - Andrea Arnold, Aida Begić, Ágnes Kocsis, Teresa Villaverde - ma, nella ricca programmazione, è possibile imbattersi in alcune perle del passato che trovano nelle protagoniste paradigmi di emancipazione dal ruolo sottomesso e domestico. 

Una di queste è la Eva di Marina Vlady in Le ssalauds vont en enfer (1955) di Robert Hossein. Bellissima e conturbante, pedinata dalla macchina da presa che ne svela la sensualità del corpo e dei movimenti, la Vlady riesce a mettere in scacco un paio di malviventi che hanno ucciso il suo compagno e cercano di sedurla. Giocando sul cliché della ragazza giovane e indifesa ma a tratti misteriosa e lolitesca, Eva manipola fin dal primo momento i due uomini, che credono invece di averla in pugno e poterne fare ciò che vogliono. Ribaltando dunque il luogo comune col quale è stata in grado di farli cadere nella sua trappola, la donna rivela un'indole tutt'altro che debole, trasformandosi in una specie di angelo vendicatore, non solo nei confronti dei due evasi, ma anche di un immaginario finalmente decostruito e rovesciato.

Altra figura emblematica è Terry Randall in Stage Door (1937) di Gregory La Cava, interpretata da una della attrici più di "carattere" di Hollywood, Katherine Hepburn. La Randall, mascolina e decisa, arriva in una pensione femminile per attrici. Al contrario di altre affittuarie, dotate di discreto talento, Terry è totalmente negata per la recitazione. Ricca e sofisticata riuscirà a ottenere ugualmente il ruolo principale in una pièce, grazie all'intervento del padre. La sera della prima, saputo da Jean, la compagna di stanza (Ginger Rogers), del suicidio di una delle ragazze della pensione, distrutta per non aver ottenuto la parte andata alla Randall pur essendo più brava di lei, Terry disperata sta per lasciare il teatro quando, quasi in stato di trance, sale sul palco e recita magnificamente per l'amica scomparsa, alla cui memoria dedica la performance, guadagnandosi la stima e l'affetto delle compagne. Ravvedutasi e finalmente accettata e benvoluta dal resto delle pensionanti, trova in loro una specie di famiglia allargata. In uno scambio di battute con Jean, la quale si lamenta dicendo che sono donne destinate a rimanere sole, "le altre avranno un marito e dei figli che le accompagneranno nella vecchia" , Terry risponde "forse noi siamo di un'altra razza", non solo per la scelta di dedicare la vita all'arte e al palcoscenico, ma soprattutto per la decisione di non dover più dipendere da un uomo (sia questi il padre o l'amante di turno) e di liberarsi con convinzione, una volta per tutte, dal ruolo al quale molte altre donne (troppe?) sembrano ambire: quello di angelo del focolare.