Concorso

Have a Nice Day di Liu Jian

C'è un'immagine che difficilmente può lasciare indifferenti. Arriva più o meno a metà e riesce a mettere tutto in ordine. Arriva il mare, a metà di Have a Nice Day di Liu Jian. È difficile non rimanerne sorpresi, non porsi delle domande sul perché di quella scelta. Arriva il mare ed è una registrazione filmata, del mare: va leggermente a scatti ed è in bassissima risoluzione, ma per qualche secondo, in un film d'animazione in cui non la smettono di parlare nemmeno per un secondo, si sentono solo le onde. Ma quello che più destabilizza e che più colpisce è il ritrovare, seppur per pochi secondi, la profondità, le sfumature e le ombre che, nel mondo rappresentato dal film, sembrava non esistessero.

È la prima cosa che si nota, all'apparire del primo fotogramma: la totale assenza di profondità, di sfumature e di ombre. È un universo piatto e superficiale in modo quasi disturbante, quello di Have a Nice Day. Quel mare - quel sogno, quell'allucinazione - rappresenta una via di fuga, un unico momento di pace che nel mondo reale - quello disegnato - non può trovare un corrispettivo. È impossibile per i personaggi che abitano il film, che si muovono continuamente e che parlano senza sosta, poter uscire dal gioco d'incastri in cui sono intrappolati; a dir il vero, non sembrano provarci nemmeno. Tutto ruota attorno ad una valigetta piena di soldi; tutto ruota attorno ai soldi. Non ci sono discorsi in cui non se ne parli, non esistono azioni non funzionali al recupero del denaro: è un'ossessione inguaribile quella della Cina contemporanea, sembra dirci Liu Jian. La piattezza del mondo rappresentato non permette di spaziare in un altro senso, di prendere altre strade.

Un determinismo di fondo dettato dall'assoluta mancanza del fattore umano all'interno della società raccontata. In ogni discorso, come già detto, non si può far altro che parlare di soldi, ogni comunicazione vera viaggia solamente attraverso le chat online e ogni incontro tra i personaggi si trasforma inevitabilmente in uno scontro. Non è un caso che uno dei punti di snodo più importanti del film sia un internet point, dove decine di postazioni permettono agli utenti di viaggiare e comunicare, muovendosi nel mondo solo attraverso uno schermo piatto, senza mai dover entrare in contatto. In questo senso Liu Jian sembra quasi voler rendere virtuali i propri personaggi, parificandoli e amalgamandoli al denaro, alle informazioni, ai continui giochi di rimandi e citazioni che si muovono continuamente attraverso la rete.

Fuori dalla virtualità restano solo dei corpi che appaiono come delle marionette, degli automi, incapaci di non ricoprire il proprio ruolo. Dei corpi che sono solo carne da macello, pronti allo scontro continuo, incapaci di frenare, abituati ad andare sempre dritti senza mai sterzare. Un gioco al massacro che porterà al collasso di una società che vive un'ossessione collettiva da cui non sembra esserci via di scampo. Ecco perché è impossibile dimenticarsi di quell'immagine del mare.