Panorama

Light of My Life di Casey Affleck

È difficile, guardando Light of My Life, non ripensare al film del 2009 di John Hillcoat, The Road. Torna l'ambientazione apocalittica, torna un duo padre-figlio (di cui il primo conosciuto solamente come dad, "papà") alle prese con la sopravvivenza in un mondo ostile e – almeno apparentemente – privo di ogni cosa.

Eppure, Casey Affleck, che firma sceneggiatura, regia, produzione e interpreta in ruolo principale, indirizza la sua vicenda distopica non tanto verso l'animalesca legge del più forte (che pure c'è), quanto in direzione di un'analisi filosofico-morale. Del resto, qui il mondo sembra essere crollato solo a un primo sguardo: ben presto lo spettatore scopre che la società umana resiste, il cibo non scarseggia, le case sono popolate.

Perché dunque Dad e Rag (interpretata da Anna Pniowsky) sono costretti alla vita nei boschi e alla fuga costante? A fare di loro degli esseri interessanti e tanto pericolosi quanto in pericolo è il sesso di Rag, che, per sua sfortuna, è una bambina. Ad aver piagato il mondo di Light of My Life è infatti un virus che, sterminando le donne soltanto, le ha rese veicolo di malattia, ma anche e soprattutto di paura e di odio da parte dei sopravvissuti uomini.

Andando oltre la concezione di un prodotto come The Handmaid's Tale, la realtà rappresentata dal film non piega la donna alla volontà maschile, bensì la elimina dal quadro. Quali sono allora le conseguenze? Dalla fobia, alla venerazione semi-religiosa, si passa per innumerevoli "distorsioni" del rapporto di genere, rappresentate per esempio dai tentativi di Dad nello spiegare alla figlia cosa significhi, almeno biologicamente, il suo sesso di appartenenza.

Ed è in questa complicità che Light of My Life prende una piega differente, diventando la storia di due sopravvissuti e prima ancora di un padre e della sua bambina. E se rispetto a The Road torna la durezza della conversazioni sulla morte l’omicidio, trovano più spazio discussioni filosofiche sulla morale e l'etica, gare di spelling, storie nate dall'immaginazione ma che contengono un insegnamento di forza e un fondamento su cosa sia giusto e cosa sbagliato; mentre più della fisicità della lotta alla sopravvivenza brillano, ancora, sentimenti come la tenerezza e l'affetto.

Un affiatamento che l'Affleck regista rappresenta in una serie di primi piani e nelle frequentissime riprese orizzontali, dove la macchina da presa osserva in plongée le due figure del padre e della figlia sdraiate fianco a fianco, poste alla pari e alla stessa altezza. Perché Dad e Rag sono alla pari prima di tutto emotivamente e razionalmente: a Rag nulla viene nascosto, tutto è spiegato e descritto come a un'adulta, causando una maturazione individuale che non può che, infine, condurre a quella declinazione conclusiva che accosta Light of My Life ad un coming-of-age, con un abbraccio tra la bambina, forte, in piedi, e il padre, sfiancato, seduto, bisognoso del suo sostegno.