Panorama

Mid90s di Jonah Hill

Da un attore che ha iniziato la carriera con teen movie parolacciari era lecito aspettarsi un esordio alla regia altrettanto irriverente. Eppure Jonah Hill, con il suo Mid90s, pur rimanendo nel territorio dell’adolescenza, ha deciso di fare altro. 

La storia raccontata dal film è quella di Stevie, tredicenne ingabbiato tra i disagi familiari, che prova a uscire di casa e a inserirsi in un gruppo di coetanei: i poster delle Tartarughe Ninja e le magliette di Street Fighter sono immediatamente sostituiti da skateboard, walkman, sbronze e sigarette, e i litigi tra parenti non fanno più così tanto rumore. Stevie vive una trasformazione repentina, istintiva e necessaria. E per l’ultima generazione che per ragioni cronologiche ha vissuto per ultima un’adolescenza non contaminata dalla cultura digitale, la costruzione di una nuova identità passa per forza di cose attraverso gli oggetti, dal culto per i vestiti alla tavola da skate, dai poster in camera al Super Nintendo. Essere padroni del proprio mondo materiale, averne cura ed esserne orgogliosi, diventa un rito essenziale per guadagnare una posizione nel mondo. 

Jonah Hill prova a raccontare la malinconica per il culto delle cose, per la loro consistenza, il loro odore e calore. Mid90s trasmette l’importanza dell’andare a sbattere, dello sbucciarsi le ginocchia, del crescere attraverso e assieme al proprio corpo (Stevie non a caso è soprannominano “Sunburn”, scottatura…). L’uso del 16mm sgranato va in questa stessa direzione, restituendo la sensazione di poter toccare ogni cosa rappresentata, dagli oggetti alle emozioni. 

La pellicola conferisce inoltre al film una dimensione simile a quella dell’home movie, capace di annullare la distanza tra spettatore e personaggi e di favorire un’immersione totale nel mondo rappresentato. Uno dei meriti maggiori della regia di Jonah Hill è proprio quello di filtrare ogni situazione attraverso lo sguardo del protagonista, in modo che situazioni ed ambienti siano visti progressivamente con una percezione sempre diversa, da un’ottica sempre inedita che rende credibile l’evoluzione del protagonista. 

Dei lontani esordi attoriali, Jonah Hill sembra essersi portato dietro la sincerità e l’umanità nella scrittura e nella costruzione di una quotidianità piena di difetti e paure. I personaggi di Mid90s sono falliti, insicuri, emarginati; eppure imparano a riflettere sui propri limiti, a scoprire la bellezza in quelli degli altri, a rivelare con tenerezza la devastazione del silenzio. Il film è un inno al farsi male, al coraggio di saltare con lo skate da altezze impossibili, all’affrontare la realtà come gruppo e mai come individui.