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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Concorso

There Is No Evil di Mohammad Rasoulof

Un padre di famiglia costretto a filtrare l’orrore della propria quotidianità; una guardia carceraria che si rifiuta di eseguire un ordine; un innamorato tormentato che raggiunge la donna che ama; un medico che vive isolato nelle montagne e dovrà fare i conti con il proprio passato. I quattro episodi che compongono There Is No Evil di Mohammad Rasoulof offrono riflessioni diverse ma complementari sulla possibilità di esprimere la libertà individuale nei confronti delle leggi che regolano la pena di morte in un regime dispotico come quello iraniano. Girate in clandestinità per sfuggire alla censura, le quattro storie del film raccontano di scenari e situazioni agli antipodi da cui, in maniera quasi sempre forzata dagli eventi, nasce l’urgenza di una scelta morale decisiva. Quelle messe in scena dal regista iraniano sono vicende di persone costrette a un bivio che le indirizzerà per sempre verso una sopravvivenza con la testa abbassata o una rischiosissima scelta di resistenza.

Fin dal primo episodio There Is No Evil sembra voler mettere in evidenza il concetto per cui ogni forma di libertà, resistenza e moralità – indipendentemente dall’età, dal ceto sociale, dall’area geografica in cui ci si muove – è sempre determinata dalle scelte e dalla volontà del singolo individuo. L’idea forzata, ma in fin dei conti vincente, della struttura ad episodi conferisce al film la possibilità di estendere il ventaglio del proprio discorso ad una visione il più completa e variegata possibile, che di fatto non risparmia nessuno e per questo può essere in grado di coinvolgere qualsiasi tipologia di spettatore. Ma soprattutto There Is No Evil riesce a ribadire con forza l’urgenza della propria denuncia attraverso la tenacia con cui Mohammad Rasoulof continua, nonostante i divieti e gli arresti, a portare avanti la sua idea di cinema estremamente politica: uno straziante inno alla libertà che trova il suo massimo sfogo nella versione di Bella ciao cantata da Milva, suonata a tutto volume durante una fuga in auto verso l’orizzonte.

Guardando un film che si porta dietro così tanto dalla realtà, che sembra quasi ammanettare lo spettatore ad una presa di coscienza dolorosissima, diventa molto difficile soffermarsi su quelli che potrebbero essere i difetti narrativi, la recitazione non sempre all’altezza della situazione e scelte visive a volte non così incisive. La sincerità dell’operazione e l’ambizione di un gesto cinematografico così coraggioso riescono a colmare qualsiasi tipo di lacuna e rendere There Is No Evil un segnale d’allarme nei confronti al quale è praticamente impossibile rimanere indifferenti.