"Captives" e "Relatos salvajes" in Concorso

Generi? Anche no

Quando in una giornata si infila una doppietta come Captives di Atom Egoyan e Relatos salvajes di Damián Szifrón, viene da interrogarsi su quale fosse il livello medio dei film papabili per la selezione. Due film sbagliati messi in concorso nel tentativo, si suppone, di voler trovare a tutti i costi un posto per i "generi".

Egoyan dirige e scrive, male, un thriller incentrato su una rete di cyber pedofili che tengono segregata da anni la figlia di una giovane coppia. Cresciuta, la ragazzina viene usata come esca per rapire altri bambini. Sulla sparizione indaga una coppia di poliziotti che sembra, nonostante la buona volontà, continuare a brancolare nel buio, persa come è tra le false piste, le immedesimazioni personali e la vita dei genitori della piccola che sta andando a rotoli.

Bene: soggetto up to date, alcuni buoni spunti come il ruolo imprevisto della ragazzina cresciuta, una location non banale come la nevosa Niagara Falls, un cast non male su cui domina la bellissima Rosario Dawson. Fine della storia, tutto viene infatti ingoiato da un'inutile e farraginosa destrutturazione temporale in cui una scrittura a dir poco approssimativa si perde tra inverosimiglianze di varia entità e momenti di incontenibile ilarità (su tutti l'aria mozartiana intonata dal pedofilo più macchietta della storia del cinema).

Altro tentativo di inserire un film di genere in concorso quello fatto con la commedia argentina prodotta dai fratelli Almodovar. Un film a episodi che tenta di avere la cinica lucidità propria alla commedia all'italiana nel leggere le grottesche storture della società; ma il tentativo di replicare I mostri fallisce miseramente nell'incapacità di tenere il ritmo e l'inventiva del primo episodio, che si conclude ancora prima dei titoli di testa.  Un inizio folgorante che coglie il pubblico totalmente di sorpresa introducendo il tema che farà da filo conduttore: ogni gesto, anche piccolo e insignificante, ha sempre delle conseguenze che spesso possono diventare del tutto -  drammaticamente - imprevedibili. Ma anche questa volta l'entusiasmo dura poco e la forza caustica del film svanisce nell'affievolirsi della vis comica  che di episodio in episodio si indebolisce tra meccanismi ripetuti e ritmi che rallentano.

Difficile, evidentemente, trovare del buon cinema di genere - che del tutto legittimamente potrebbe e dovrebbe stare in concorso; forse si sarebbe potuto osare in in una diversa direzione, inserendo magari altri titoli dirottati su altre sezioni.