"Valley of Love"

Nicloux col fiato corto

Un film ambientato nella Death Valley che s’intitola Valley of Love.

Vuole forse giocare con l’ossimoro Guillaume Nicloux, regista francese che da qualche anno punta sempre sull’antitesi: se nel 2013 aveva adattato il classico di Denis Diderot (autore del XVIII secolo) La religiosa, l’anno successivo ha dato vita al bizzarro L’enlèvement de Michel Houellebecq, con protagonista il chiacchieratissimo scrittore contemporaneo.

Anche in Valley of Love sfrutta gli opposti, accostando il corpo mingherlino di Isabelle Huppert a quello ormai debordante di Gérard Depardieu. I due, che nel film si chiamano proprio Isabelle e Gérard e fanno gli attori, interpretano un’ex coppia sposata, ormai da diverso tempo priva di rapporti.

Una (doppia) lettera scritta a entrambi dal figlio Michael, morto suicida qualche mese prima, li fa ritrovare, insieme, nella Valle della Morte. Qui dovranno passare parecchi giorni in attesa di qualcosa di straordinario che, secondo le lettere di Michael, si prepara ad accadere.

Gérard è razionale e ben poco propenso a credere che qualcosa (di soprannaturale) avverrà; Isabelle, invece, prende ogni segno come un messaggio che Michael le sta mandando.

Ragione e sentimento, amore e morte, l’aldilà e l’aldiquà, ex marito ed ex moglie: il giochino di Nicloux è molto semplice e ha sia il fiato che le gambe corte.

Le suggestioni iniziali di un soggetto, comunque, accattivante lasciano presto spazio a un percorso drammaturgico troppo calcolato per poter affascinare, bloccato dietro una mancata volontà di rischiare davvero e incapace di coinvolgere come il regista, probabilmente, avrebbe voluto.

Se per la maggior parte del suo lavoro Nicloux preferisce saggiamente suggerire piuttosto che mostrare, la pellicola rovina pericolosamente quando si concede una terribile sequenza dal sapore lynchiano: Gérard incontra, di notte, sul campo da tennis dell’albergo in cui alloggiano, una misteriosa ragazza deforme con cui si mette a conversare. Da quel momento in poi il film gira sempre più a vuoto, chiudendo con un finale (aperto?) banale e grossolano che getta al vento le poche cose positive viste in precedenza.

Depardieu, giusto per tornare agli ossimori, seppur in carenza di fiato, ha molto più respiro della sua (in questo caso) inconsistente partner.