Quinzaine des Réalisateurs

Give Me Liberty di Kirill Mikhanovsky

Che cos’è la libertà? Che cosa libera dalle costrizioni, dalle sfighe della vita, dal destino, dal razzismo, dalle differenze sociali ed economiche, dalla disabilità? L’energia di vivere. È un po’ questo che dice Kirill Mikhanovsky con il suo secondo film, Give Me Liberty, rocambolesco indie girato a Milwaukee - città di adozione del regista di origine russa - che mescola commedia, slapstick, dramma sociale, paradosso e malinconica dolcezza. Un mix spiazzante che esaspera situazioni al limite portandole ben oltre la sopportabilità per ricondurle poi, attraverso un’umanità vivida e pulsante, a una compassione - nel senso letterale del termine - totalizzante, quasi galvanizzante.

Su per giù lo stesso sentimento che anima Victor, giovane autista di famiglia russa che ogni giorno accompagna persone con disabilità al lavoro, al centro ricreativo, al ristorante. È un lavoro duro, una continua corsa contro il tempo e gli imprevisti, ma Vic cerca di andare avanti dentro al suo van scalcagnato e di esserci, semplicemente per consentire alle persone (che in fondo da lui dipendono) di fare quello che vogliono fare. Man mano che salgono passeggeri, la tensione sale all’interno del furgoncino stipato di gente, di lamentele, di esigenze, di richieste, comprese quelle di un gruppo di anziani immigrati russi amici del nonno di Vic che devono andare a un funerale e lì dentro non dovrebbero stare. Neanche Dima, un irresistibile marcantonio uscito da chissà dove e planato anche lui nel van, ci dovrebbe stare. Ma ci stanno tutti in quella polveriera a quattro ruote che Mikhanovsky (e il suo straordinario operatore) raccontano con energia vibrante buttandosi nella mischia, assorbendo per osmosi la vitalità esplosiva dei personaggi (alcuni attori e altri no).

Gridano, cantano, ballano, ridono, vacillano, litigano, suonano costringendo lo spettatore, come Vic, quasi a proteggersi per sopportare, per sopravvivere; ma si resta lì, come Vic, lasciando che piano piano la descrizione dei personaggi prenda forma intorno ai volti e ai corpi segnati, intorno alle urla e alle risate, intorno alle difficoltà e alla reazione ad esse. Lasciando, insomma, che si capisca di più delle possibilità del vivere e del raccontare la vita, anche scompostamente perché nella vita ci si scompone e dalla vita si è scomposti. 

Si ride molto, infatti, ci si esaspera anche per il suo essere sopra le righe, si empatizza, ci si commuove trascinati dal flusso concitato delle immagini quasi rubate a un reale che flirta con inusuale intelligenza emotiva con la finzione. Un film scalpitante e indomabile cui non resta che abbandonarsi come sopraffatti dal ritmo delle immagini, delle emozioni, della vita, appunto.

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