I film che non sono piaciuti a redattori e collaboratori

Le delusioni del 2014

E dopo il “meglio del 2014”, ecco l'elenco delle nostre delusioni.

Non i film peggiori – tra le 500 uscite dell'anno non è certo difficile trovare cose brutte – ma quelli che ci hanno infastidito o fatto arrabbiare, le opere di registi da cui ci aspettavamo molto di più, gli inutili e i pretenziosi.

Inevitabilmente gli elenchi sono molto personali e capita di incontrare titoli che, nel complesso, abbiamo amato molto, dal film di Scorsese a quello dei Dardenne, dal Pasolini di Ferrara e Lei e Mommy, da Richard Linklater a Woody Allen. Idiosincrasie personali? Provocazioni? Differenze/diffidenze critiche? C'è chi prova a spiegarlo. Altri invece propongono i propri dis-piaceri per quello che sono, senza bisogno di ragionarci su. Ma in fondo i film che dividono sono anche i più interessanti.

A conti fatti, l'opera che ci ha deluso di più sembra essere 12 anni schiavo di Steve McQueen, visti anche i precedenti del regista inglese. Segue Monuments Men di George Clooney. Più distanziati (con tre citazioni) The Wolf of Wall Street, C'era una volta a New York e Pasolini. Ma nella classifica delle delusioni con più di una citazione, troviamo anche Jimmy's Hall, Under the Skin, Le meraviglie, Noah, Nymphomaniac, Snowpiercer, American Hustle, Interstellar, Italy in a Day, The Butler, Saving Mr. Banks

 

PIETRO BIANCHI

1. L'immagine mancante di Rithy Pahn

2. Due giorni, una notte di Jean-Pierre e Luc Dardenne

3. Nick Cave - 20.000 Days On Earth di Ian Forsyth

 

PIER MARIA BOCCHI

1. La luna su Torino di Davide Ferrario

2. Devil's Knot – Fino a prova contraria di Atom Egoyan

3. The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

 

CHIARA BORRONI

1. Il ragazzo invisibile di Gabriele Salvatores

2. 12 anni schiavo di Steve McQueen

 

PAOLA BRUNETTA

1. Alabama Monroe – Una storia d'amore di Felix Van Groeningen

Per il modo ricattatorio con cui presenta temi forti e drammatici, compreso il dibattito sulle staminali (per dire: di tutto un po’, cioè, alla fine, troppo), senza approfondirli a sufficienza, per cui è come se li sbattesse in faccia allo spettatore, colpendolo inevitabilmente al cuore, senza permettergli di “elaborare”; per l’armamentario “ruffiano” che viene messo in campo: musica, tatuaggi, locandina, in Italia anche il titolo, un certo tipo di personaggi e un certo senso di desolazione, non solo esistenziale.

2. Posh di Lone Scherfig

Per il compiacimento con cui la regista descrive l’arroganza dei ragazzini dell’upper class di Oxford, in modo peraltro scontato e prevedibile.

3. Salinger – Il mistero del giovane Holden di Shane Salerno

Perché è un prodotto scolastico nel senso deteriore del termine, piatto, televisivo più che cinematografico.

 

GIACOMO CALZONI

1. Captain America - The Winter Soldier di Anthony e Joe Russo

2. Synecdoche, New York di Charlie Kaufman

3. The Congress di Ari Folman

 

ANDREA CHIMENTO

1. American Hustle di David O. Russell

Il film più sopravvalutato dell’anno è vittima di una sceneggiatura altalenante e di una regia priva di ritmo. I passaggi a vuoto sono molti di più dei momenti da ricordare.

2. Monuments Men di George Clooney

Banale, scontato, tanti sbadigli e poche emozioni. Sostanzialmente indifendibile.

3. Noah di Darren Aronofsky

La ciofeca dell’anno: un film pacchiano e imbarazzante dal primo all’ultimo minuto. 

 

BRUNO FORNARA

1. Sangue di Pippo Delbono

Una volta i critici più duri e più puri dicevano che la moralità del cinema, del regista, della macchina da presa stava nello sguardo e nel fermarsi dello sguardo davanti a ciò che è osceno e che deve rimanere fuori scena. Adesso, senza che nessun duro e puro ci avvertisse, le cose devono essere cambiate visto che critici durissimi e purissimi, di acclarata moralità - moralità filmica, intendo -, sono rimasti sbalorditi e affascinati dall'audacia di Delbono che riprende (col telefonino?) la madre morente. Mala cinephilica tempora currunt.

2. 12 anni schiavo di Steve McQueen

Una telenovela con evidenti inclinazioni voyeuristiche.

3. La buca di Daniele Ciprì

Ma si doveva ridere?

 

GIAMPIERO FRASCA

Breve premessa: film peggiori dell'anno in relazione all'attesa, al nome, al battage pubblicitario, alle pretese, perché altrimenti la scelta sarebbe lunga, laboriosa e numericamente impossibile.

1. Nymph()maniac vol. 2 di Lars von Trier

Ho un'età per cui quella parentesi nel titolo provoca ancora qualche palpitante sussulto, ma dopo aver sperato che la seconda parte desse una forte motivazione alla prima, mi ritrovo con un intellettuale d'accatto che mi spiega nel dettaglio ogni singola perversione. Roba che non ha tentato di fare neanche mia madre. Figuriamoci se lo accetto da Stellan Skarsgård, che è pur sempre un estraneo. Didascalico nell'illusione di essere sconvolgente.

2. Noah di Darren Aronofsky

Sulla tolda dell'arca un solo cartello: vietato l'ingresso ad Aronofsky e signora. Benvenuti i minolli.

3. Monuments Men di George Clooney

In realtà, risvoltato, sarebbe un capolavoro: provate voi a realizzare un intero film sul recupero delle opere d'arte razziate dai nazisti senza creare un solo - uno solo - istante di suspense. A metà tra il decostruzionismo naïf e le lezioni di Federico Zeri, mentre Frankenheimer sogghigna.

 

FEDERICO GIRONI

1. Una donna per amica di Giovanni Veronesi

2. Monuments Men di George Clooney

3. Grace di Monaco di Olivier Dahan

 

LAPO GRESLERI

1. Pasolini di Abel Ferrara

Il cattivo gusto e la falsificazione intellettuale tradiscono Pasolini e la sua opera

2. Under the Skin di Jonathan Glazer

Un film caratterizzato da un moralismo fastidioso, a tratti misogino, pur se visivamente splendido

3. The Butler - Un maggiordomo alla casa bianca di Lee Daniels

Un pedissequo compito di storia illustrata. Lee Daniels (Precious, The Paperboy) può fare molto di più

 

ROBERTO MANASSERO

1. Lei di Spike Jonze

2. Mommy di Xavier Dolan

3. Italy in a Day di Gabriele Salvatores

 

GIACOMO MANZOLI

1. Bologna 2 agosto - i giorni della collera di Giorgio Molteni e Daniele Santamaria

Eventi la cui memoria è ancora così viva e radicata possono ovviamente essere affrontati dal cinema in molti modi, ma bisogna trovare una chiave di lettura forte e andare fino in fondo. Questo film è un pasticcio e rischia (involontariamente) di risultare soltanto doloroso per le vittime di allora e le loro famiglie.

2. Pasolini di Abel Ferrara

Le due sofferenze, quella di Pasolini e quella di Ferrara, sembrano annullarsi in questo ritratto agiografico vagamente perturbante.

3. Hunger Games, il canto della rivolta - Parte I di Francis Lawrence

Un film disonesto. È evidentemente un capitolo interlocutorio, stiracchiato, per cercare di mettere a profitto la celebre trilogia, trasformandola artificialmente in una tetralogia. Ne risulta un film ripetitivo, che ha il ritmo di un film di Antonioni pur rimanendo un colossal d'azione per adolescenti. Un disastro che va a macchiare una saga fin lì impeccabile.

 

MATTEO MARELLI

1. Boyhood di Richard Linklater

2. 12 anni schiavo di Steve McQueen

3. The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

 

FRANCESCO SAVERIO MARZADURI

1. Sotto una buona stella di Carlo Verdone

La cosa migliore è il titolo: perfetto trait d'union tra una sobrietà attoriale in cerca di ruoli drammatici (l'egida di Sorrentino è lì a dimostrarlo) e una vena ilare aggiornata agli odierni tempi e standard. Encomiabile la decisione di non reiterare l'usuale macchietta, un po' meno la scelta di un umorismo troppo scopertamente leggero. Per il momento, ci teniamo ancora il nostro posto in piedi in Paradiso.

2. Saving Mr. Banks di John Lee Hancock

Se si va a toccare una leggenda come Mary Poppins, per non parlare di Walt Disney, si scherza col fuoco. Un esercizio troppo freddo per restituire l'emozione del suo backstage a chi è cresciuto nella convinzione che basti un poco di zucchero. La pillola decisamente non va giù, essendo la struttura narrativa indecisa sulla direzione da prendere. Vi figura tutto il calderone-feticcio della fabula e del sogno: qualcosa cui nemmeno Pamela riesce a resistere, addormentandosi accanto al peluche di Mickey Mouse e abbandonandosi alla danza sulle note di Let's Go Fly A Kite.

3. Gigolò per caso di John Turturro

Spiace constatare il magro utilizzo che fa John Turturro del Woody Allen interprete. Quello che potrebbe essere un valido spunto per una sophisticated comedy si risolve in un prodotto che se da un lato sembra omaggiare la vis comica yiddish di cui Woody è eponimo, dall'altro fatica palesemente a distaccarsi dal modello.

 

FEDERICO PEDRONI

“Io so’ io e voi non siete un cazzo”. Tre studi sul narcisismo masturbatorio al cinema.

1. Nymph()maniac di Lars von Trier

Diagnosi: Egotista totalitario. Cura: rileggere “Histoire d’O” o, al limite, frustarsi.

2. 12 anni schiavo di Steve McQueen

Diagnosi: Egotista estetizzante. Cura: rivalutare “Radici” o, al limite, frustarsi.

3. Interstellar di Christopher Nolan

Diagnosi: Egotista tesseratto. Cura: giocare con il cubo di Rubik o, al limite, frustarcisi.

 

LORENZO PELLIZZARI

(Insopportabili)

1. 12 anni schiavo di Steve McQueen

Per l'insistita pornografia del dolore

2. Butler – Un maggiordomo alla Casa Bianca di Lee Daniels

Per l'ipocrisia di fondo e il soffietto su Obama

3. Saving Mr. Banks di John Lee Hancock

Per l'insopportabile sentimentalismo applicato a due squali

 

MARCELLO POLIZZI

1. Pasolini di Abel Ferrara

Ferrara rilegge Pasolini secondo il suo stile e fallisce miseramente. Un Pasolini svuotato della sua complessità e ridotto a una personalità dannata, enfatizzata, inverosimile. Una scommessa a conti fatti immotivata.

2. Monuments Men di George Clooney

Un Clooney lontano di gran lunga dalle sue opere migliori, firma una regia debole e piatta per una pellicola intrisa di una retorica ingombrante. Debole e didascalica la sceneggiatura, che coniuga male il dramma storico e il tono comico-avventuroso, nel nome dei buoni valori "made in USA".

3. Le meraviglie di Alice Rohrwacher

Una storia di formazione che purtroppo non sfrutta una regia comunque asciutta e abbastanza efficace, perdendosi nel tentativo di incastrare troppe tematiche e profonde riflessioni. Lascia un senso di incompiutezza dovuto forse alla sua impazienza espressiva.

 

NICOLA ROSSELLO

1. The Wolf of Wall Street di Martin Scorsese

È la brutta, la pessima copia di altri film - magnifici - di Scorsese: uno Scorsese, si direbbe, rifatto da Dario Argento, che ignora cosa siano le pause all'interno del ritmo narrativo.

2. La prima neve di Daniele Segre

Manca di nerbo narrativo; trionfano invece il buonismo e il "politicamente corretto" (la raffigurazione dell'immigrato è di maniera).

3. Onirica di Lech Majewski

È un cinema che sacrifica troppo all'aspetto figurativo (ma non è Greenaway).

 

LORENZO ROSSI

1. Under the Skin di Jonathan Glazer

2. C’era una volta a New York – The Immigrant di James Gray

3. Jimmy’s Hall di Ken Loach

 

MANUELA RUSSO

1. C'era una volta a New York di James Gray

2. Snowpiercer di Bong Joon-ho

3. Tango Libre di Frédéric Fonteyne

 

ALBERTO SPADAFORA

1 Walesa di Andrzej Wajda

L’incontro tra Andrzej Wajda e Lech Wałęsa avrebbe potuto accendere la più potente delle scintille storiche, civili, politiche, artistiche. Fuoco fatuo.

2 Qui di Daniele Gaglianone

L’operazione di Gaglianone, uno dei massimi registi italiani contemporanei, indaga l’attualità più urgente ma non incide. Resta il sentimento: non è poco, ma non è abbastanza.

3 Snowpiercer di Bong Joon-ho

Oltre l’Oriente, oltre l’Occidente, il futuro distopico affonda e svanisce nel presente della globalizzazione (finanziaria e artistica) cinematografica.

 

FABRIZIO TASSI

1. Jimmy's Hall di Ken Loach

Le buone intenzioni, la bella storia, il bravo personaggio... Ma il cinema sembra mummificato. La realtà scompare dietro la sua rappresentazione edificante. Basta essere “uno che ci crede ancora”?

2. Magic in the Moonlight di Woody Allen

Hobbes, Nietzsche e Cukor. La trasparenza è opaca. L'umorismo meccanico. Ideologico.

3. Italy in a Day di Gabriele Salvatores

Almeno Paperissima fa ridere.

 

DARIO TOMASI

1. Quel che sapeva Maisie di Scott McGehee

2. Le meraviglie di Alice Rohrwacher

3. Thermae Romae di Yamazaki Mari

 

ALESSANDRO UCCELLI

1. Si alza il vento di Hayao Miyazaki

2. C'era una volta a New York (The Immigrant) di James Gray

3. Monuments Men di George Clooney

 

GLORIA ZERBINATI

1. Relatos salvajes (Storie pazzesche) di Damián Szifron

2. Interstellar di Christopher Nolan

3. American Hustle di David O. Russell

In tutti e tre i casi non si tratta di brutti film, ovviamente (American Hustle e Interstellar, per esempio, sono girati benissimo), ma al di là dell’ottima fattura degli ultimi due e della buona scrittura di alcuni episodi del film di Szifron, usciti dal cinema non rimane nulla.