I film più amati. Non i più importanti, e neppure i più belli, interessanti, intelligenti. Lo scopo non era compilare l’ennesimo canone. Volevamo capire, semmai, quali sono i film che ci fanno amare il cinema, per i motivi più diversi, profondi (e universali) o strampalati (e personalissimi), epidermici o intellettuali.

Un gioco a suo modo spietato. Come si fa a scegliere dieci film nel mare sterminato della produzione di tutti i tempi? Detto in altro modo: come faccio a lasciare fuori quel regista che amo tanto ma che proprio non riesco a infilare nello spazio di una misera decina? Ed ecco allora le spassose suppliche via mail di chi, per evitare il supplizio, chiedeva improbabili deroghe alle leggi della matematica e alla logica della top-ten (se ne facessimo venti? O almeno tredici?).

Perché qui si entra nella sfera irrazionale delle passioni, gli attaccamenti viscerali, le storie personali. Anche se poi, scorrendo la classifica finale, l’elenco appare del tutto ragionevole e perfino equilibrato (ma per questo vi rimando al riepilogo dei voti e al pezzo di Emanuela Martini).

I votanti erano 45, tutti collaboratori di Cineforum: critici, giornalisti, storici del cinema, giovani cinefili e vecchi saggi, docenti, ricercatori, direttori di festival. A tutti è stato chiesto di mettere i film più amati rigorosamente in ordine di preferenza. Dopo di che abbiamo contato i film (e i registi) più citati, assegnando a ognuno un punteggio (dai 10 punti del primo a 1 punto per il decimo posto).

In tanti hanno fatto più o meno la stessa considerazione con le stesse identiche parole: «Se mi chiedessi la classifica fra mezz’ora, probabilmente sarebbe diversa».  Come ha scritto Massimo Causo: «Il gioco richiede il piacere fuggevole del momento», da qui le inevitabili differenze con «altre (impossibili, assurde) liste del genere» composte in passato. Bruno Fornara ci ha tenuto a segnalare che la sua top-ten era relativa alle ore 15,52 del 31 luglio 2013.

C’è chi ha sottolineato la fatica di «escludere pezzi di cinema e di vita» e chi ha fatto un lista di “primi fra gli esclusi”, quasi a volersi togliere un peso. Per dirla con Nuccio Lodato: «Con mille sensi di colpa per aver partecipato a questo straordinario gioco al massacro, e la richiesta di perdono a quasi una quarantina di maestri, oltretutto dei più amati». Chi scrive queste note, ad esempio, ancora non si capacita di aver lasciato fuori Lubitsch e Ozu, di aver bypassato Woody Allen per non saper decidere tra “Io e Annie” e “Manhattan”, di non aver trovato posto a Terrence Malick. A Emiliano Morreale, invece, è capitato di lasciare fuori (per una misteriosa amnesia) i due film che in realtà forse ama di più: Barry Lindon e La città incantata di Miyazaki (se n'è accorto quando era troppo tardi).

Ma nonostante i ripensamenti («Potrei cambiare un paio di titoli? Un Chaplin al posto di un Godard?») e le ritrosie («Mi rifiuto di metterli in ordine di preferenza, come si fa?»), i lambiccamenti (chi ha passato ore ed ore a pesare, misurare, dividere per generi, epoche, paesi) e le frenesie (chi l'ha compilata di getto, al volo, nella sala d’attesa di un aeroporto, per non pensarci più), il gioco è risultato istruttivo oltre che divertente. 

Ne faremo altri. Anzi, accettiamo proposte. E intanto aspettiamo le vostre classifiche via facebook. Alla fine faremo i conti anche coi vostri innamoramenti e ne verrà fuori una classifica finale da confrontare con la nostra.