My Favorite Things
Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





Iscriviti alla nostra newsletter

Fellini100 - La città delle donne (1980)

È uno dei film meno amati di Fellini. Quando uscì, nella primavera del 1980, venne criticata soprattutto la raffigurazione del femminismo che sembrò caricaturale e deformata. In realtà non è un film sull’universo femminile ma sull’identità maschilista della generazione cui apparteneva Fellini, cresciuta durante il fascismo (di cui non a caso si intravedono i feticci coloniali nella villa-bunker di Katzone, doppio priapesco, ridicolo e mostruoso del protagonista Mastroianni). Un’identità di cui sviscera con estrema lucidità ogni connotato - l’infantilismo, il mammismo, l’egoismo – con un’ironia che spesso assume tonalità lugubri. Esemplare, in questo senso, la bellissima sequenza dell’archivio-labirinto dove Katzone conserva gli audio e le immagini delle sue conquiste, configurato come un cimitero. Perché questo film – l’unico onirico dall’inizio alla fine, una sorta di lungo incubo – evoca anche, dall’intimo dell’inconscio e delle pulsioni, lo spaesamento di una generazione costretta a misurarsi col proprio fallimento.