Alla visione di This Film is About Me di Alexis Delgado (presentato con successo a Visions du Réel, DocLisboa e ora al Festival di Sevilla), due film vengono alla mente. Il primo non può che essere Viale del tramonto (1950), poiché Renata, la protagonista del film di Delgado, si mette in scena come Norma Desmond nel film di Billy Wilder, condividendone narcisismo, follia e una evidente difficoltà a distinguere realtà e invenzione.

E il regista è bravissimo a farle da spalla, seguirla, lasciarla parlare, comprenderla senza mai sfruttarne il disagio, ma standole accanto con rispetto e fascinazione – d’altra parte lui stesso afferma di essere interessato al “limite”, al portare situazioni e sentimenti all’estremo.

Inoltre, non è un caso che Renata sia pressoché costantemente ripresa in primo piano come se, il suo volto, al di là del suo racconto, della “sua” storia, potesse svelare altro, qualcosa di più intimo e segreto. E Delgado è lì, con la macchina da presa, non per rubarle l’intimità, ma per mostrare di lei, che ha ucciso un uomo sotto l’effetto dell’alcool, anche la parte fragile, poetica, evitando di renderla un mostro, ma riportandola umana e dignitosa.

L’altro film che viene alla mente è Dead of Night, in particolare l’episodio di Alberto Cavalcanti, The Ventriloquist’s Dummy. In questo piccolo, eccezionale, gioiello dell’angoscia, un ventriloquo è talmente ossessionato dal pupazzo a cui dà la voce da venirne totalmente invaso, tanto da non essere più in grado di agire la propria personalità “lucida”. Così Renata non è più in grado di immaginare o comprendere sé stessa al di fuori del proprio personaggio, creato di certo anche come forma di difesa.

Eppure, This Film is About Me non è tanto un film su una persona con un disagio che ha trovato, grazie alla messa in scena, un modo per esorcizzare, allontanare la sua angoscia; è una profonda riflessione sull’essere umano e sulla sua incapacità di vivere senza appropriarsi di e recitare un ruolo. L’assunto non è nuovo, da Shakespeare a Pirandello, in molti si sono interrogati sulla natura complessa del teatro umano, ma poche volte il limite tra “messa in scena” socialmente accettata e follia è stato messo a tal punto in discussione, in maniera semplice e diretta.

Non è facile contenere una personalità come quella di Renata, così eccessiva, ma al tempo stesso seducente, magnetica, affascinante. Per bilanciare la sua personalità a dir poco esplosiva, Alexis Delgado ha lavorato in sottrazione, evitando qualsiasi movimento di macchina, qualsiasi trovata cinematografica che accentuasse il côté romanesque della protagonista. A sua volta ne è attirato, come lo si è verso la Medusa, ben consapevoli che ci pungerà.

Il titolo del film è innanzi tutto riferito a Renata, che letteralmente, col suo viso, il suo sguardo, la sua voce, i gesti e le parole, abita la pellicola. Ma This Film is About Me è talmente intimo da poter essere un’affermazione del regista stesso, che in fondo ha trovato in questa donna un modo per parlare anche di sé che, al contrario di lei, non si mette in scena, resta nascosto, si limita a fare delle domande, le lascia spazio con generosità. Ma la condivisione, al fondo, “della cosa” (portare il proprio ruolo giocato nella società al limite significa mentire o essere totalmente coerenti?) risulta evidente.

E questo film potrebbe e dovrebbe riguardare ognuno di noi che, magari in maniera meno teatrale e più discreta, ci affanniamo a perfezionare giorno dopo giorno la nostra parte, sperando ci sia almeno uno spettatore a posare gli occhi su di noi.