Ecco un altro film del mese, La La Land, probabile (anzi, certissimo) trionfatore delle futura notte degli Oscar, per il momento già capace di portarsi a casa 14 nomination (anche perché all'Academy non è che abbiamo poi tutta sta grande capacità di discernimento...).

Cineforum ha dedicato al film di Chazelle (di cui già si era scritto da Venezia, dove il film era il titolo d'apertura) tre articoli:

La recensione di Pier Maria Bocchi:

La La Land è il Les parapluies de Cherbourg del Sogno americano: come Demy, e come già nel bellissimo esordio Guy and Madeline On a Park Bench, Chazelle usa il tempo quale antagonista, ostacolo alla realizzazione dei propri desideri, peso trasparente con cui fare i conti. Il finale da Seb’s, con quello sguardo conclusivo, ha tutta la melancolia della scena al distributore di benzina che chiude Les parapluies, un musical all singing but not dancing, il racconto di un privato sullo sfondo di uno stato delle cose forse non tragico però certamente autonomo, e anche per questo motivo amaro.


Un'altra recensione di Pietro Bianchi: 

Se la realtà è fatta di lavori sottopagati, traffico infernale, storici locali jazz che chiudono e diventano tapas bar, cinema che scompaiono, feste pacchiane, case piccole e fatiscenti etc., i sogni sono colorati, stellari, tanto irreali quanto affascinanti. E nei sogni, come in ogni musical che si rispetti, si canta e si balla. Pare che in La La Land la vita diventi sopportabile solo quando è filtrata tramite l’immaginario del sogno: e infatti le parti musicali – e in questo senso Chazelle dimostra di comprendere efficacemente la posta in palio formale del musical – si vengono a inserire proprio nei momenti di frattura e contraddizione, in cui la realtà mostra più chiaramente degli opposti inconciliabili. E c’è bisogno di un gesto di fuga.


E infine un breve intervento di Leonardo Gandini, nella sezione "Opinioni":

Nel caso ce ne fossimo dimenticati, il nome di battaglia di Hollywood è sempre stato the dream factoryla fabbrica dei sogniChazelle ne fa il motto del proprio film e della propria idea di cinema, un vessillo da sventolare con orgoglio spudorato dalla prima all’ultima sequenza. Già, l’ultima sequenza: quando, alla fine di questa vorticosa girandola di colori, suoni e sentimenti, nella vicenda sembra fare capolino un principio di realtà, ecco che La La Land rilancia. Con un finale struggente e irresistibile, dove sulle vite patinate ma rattrappite dei due protagonisti si deposita improvvisamente la polvere del rimpianto e delle occasioni perdute. Perché proprio i protagonisti nel frattempo hanno fatto un passo indietro; il cinema invece no, quando mai. Qui sta la sua bellezza, qui sta la sua magia.