Arancia Meccanica di Stanley Kubrick

Questa sera su Italia1 in seconda serata c'è Arancia Meccanica di Stanley Kubrick, un film che non ha bisgono di presentazioni. Ecco cosa ne scriveva Achille Frezzato in questo pezzo per lo speciale che Cineforum dedicò al film nel lontano gennaio 1973.


Come i suoi contemporanei, Stanley Kubrick vive in un'epoca di crisi, di sfiducia e di rifiuto dei valori tradizionali, celebrati dalla bimillenaria civiltà occidentale e pervicacemente ammanniti dai suoi cultori, dai suoi adepti, ma non aderisce a questa formulazione della conversione all'interiorità, anzi parte dalla constatazione del processo avanzato di dissacrazione di quei valori per una seria, infaticabile ricognizione non solo intorno alle origini della crisi, ma ponendo in questione la validità stessa di quei principi, di quelle credenze di cui è evidente e conclamato il decadimento, di cui si conduce una incessante, varia, disincantata denuncia.

A questo mondo disgregato, rovinante, a questa sensazione panica di impotenza Kubrick oppone una «scelta», quella di tracciare i caratteri di questa «assenza» di vita e di ricostituire una nuova totalità vivente in cui l'uomo possa integrarsi e riconoscersi; quella di riproporre la Vita come grande divinità onniavvolgente, come sterminato tappeto di molteplici corrispondenze sul quale l'uomo possa adagiarsi, camminare, amare, vivere, sentendo pienamente se stesso come parte di un tutto contessuto di naturalità e di razionalità.

Per Kubrick la società non appare spontaneamente per quello che è, ma dà di sè un'immagine distorta: occorre sostituire alla ricezione spontanea del suo dato fenomenico la comprensione scientifica della sua sostanza.

Alex, il protagonista di Arancia meccanica, è una figura, che riscuote una sorvegliata simpatia in Kubrick, nella quale egli vede l'umanità e della quale egli traccia la vita, la «passione», la «morte» ed il «trionfo», scegliendo a tal fine eloquenti brani musicali e privilegiando fra i modi di ripresa e di racconto la carellata che da piani più o meno ravvicinati muove rapidamente all'indietro in una con l'uso di obiettivi dalla focale corta: non è tanto questo un «distacco» terrorizzato o scandalizzato nei confronti della vicenda, della materia narrativa, quanto una scelta da cui emerge un senso di fascinazione e che nel movimento e nella scrittura ribadisce la prigionia di un essere sperduto, condizionato, in trappola e nel contempo ne presagisce e ne celebra la potenziale carica di liberazione.

Alex compie un lungo penoso viaggio verso la conoscenza di se stesso e del mondo: da essere schiavo di istinti ereditari, coltivati e potenziati dalla società, da ipotetico strumento egli si trasforma in soggetto d'azione optando lucidamente per un potere che ora lo serve, lo nutre, è ai suoi piedi (la sequenza con il ministro dell'Interno), dopo averlo cresciuto e dopo aver tentato di condizionarlo definitivamente utilizzando forze di diversi settori dell'apparato statale ed apoggiandosi sull'azione dei rappresentanti della sfera ecclesiastica: lo Stato e la Chiesa si contendono l'individuo in Arancia meccanica, ne vogliono la completa resa e sottomissione, ma, mentre il primo persegue i suoi fini senza troppi riguardi, la seconda mira allo stesso risultato con maggiore oculatezza e circospezione formalmente appellandosi alla integrità della persona umana, alla sua libertà, alla sua facoltà di scelta (si veda la sequenza, successiva a quella della dimostrazione del successo del «trattamento Ludovico» in cui Alex ha su una spalla la mano del ministro dell'Interno soddisfatto della riuscita dell'esperimento, mano che viene ritirata quando il cappellano della prigione, rivendicando che Alex non è ormai più libero, pone sulla spalla la sua mano e ve la lascia sino alla fine della sequenza e ci sembra che Kubrick voglia chiaramente significare che le manipolazioni della coscienza sono più durature, agiscono più in profondo).

Ancora una volta Stanley Kubrick si richiama all'intelligenza, al potere liberatorio insito nelle facoltà dell'individuo, che deve valorizzare se stesso e in se stesso ciò che appartiene alla sfera della coscienza e ciò che è dominio dell'inconscio, approntandosi per il futuro