Basta che funzioni di Woody Allen

Questa sera su Iris, alle 21, uno dei migliori film degli ultimi anni di Woody AllenBasta che funzioni. Ecco un estratto dalla recensione che Luca Malavasi scrisse per il n. 488 di Cineforum, quando il film uscì nel 2009.


Ci vogliono quaranta film in quarant’anni, un lungo passaggio più o meno tortuoso attraverso la psicoanalisi dell’epoca d’oro, una vita trascorsa nello scenario urbano più mutevole ed emblematico del Novecento, una giusta quantità di donne, figli, matrimoni e tradimenti, un’ispirazione ciclotimica – commedia-dramma-commedia... –, un’origine ebrea, l’incomprensione in patria e il successo europeo per fare un film come Basta che funzioni.

Ci vuole vita, tanta, tantissima vita; e il cinema, a ben vedere, non c’entra più niente, né con Woody Allen né con la sua vita (e tantomeno con questo film); o, almeno, non è più così importante per capire e amare Woody Allen. Il cinema, adesso, gli serve come le rappresentazioni visive servono ai chimici supramolecolari: sono un tramite efficace e con- diviso per dire/mostrare cose che altrimenti resterebbero invisibili e astratte, grafici per rendere l’idea e farsi capire. Convenzionali e già visti quanto basta, perché non è la rappresentazione in sé che deve colpire: il senso della “ripetizione” alleniana sta (anche) qui.

Chi insomma si ostina a recensire i film di Allen ha capito poco o niente degli ultimi dieci anni (almeno) del regista, e degli ultimi cinque, sei film in particolare; chi continua a parlare dei suoi film come se fossero semplici film – belli, brutti, divertenti, girati bene o male, recitati bene o male, credibili/incredibili… – applica categorie inefficaci. Il cinema, ormai, è solo il veicolo. Semplicità, schematismi e frontalità; funzionalità: e nella nuova pellicola, a proposito di quest’ultima, ci sono anche lo sguardo in macchina e il racconto in diretta. Perché perder tempo con gli artifici?


Guadagnano peso, in parallelo, le parole: a ben vedere, esiste ormai soltanto l’Allen drammaturgo, che è poi la versione mondana dell’Allen filosofo, sistemato da qualche parte fuori e in alto, come già si vedeva benissimo in Scoop. E, a proposito di esperimenti scientifici, in Basta che funzioni questo narratore dall’alto si diverte a organizzare un esperimento in piena regola (senza troppo insistere sui parametri di sicurezza): prende due ingredienti profondamente diversi tra loro (il burbero intellettuale Boris Yellnikoff e la sciocca stellina Melody), li avvicina tirando un po’ a caso, ne studia le reazioni (questione di legami “molecolari” che vanno e vengono, durano poco o tanto, fanno impazzire l’esperimento oppure lo stabilizzano) e poi analizza le conseguenze, derivando dall’esperimento una legge generale in grado di spiegare quel fenomeno particolare (riassunta nel titolo, Whatever Works), e poi verificandola ulteriormente attraverso una serie di reazioni secondarie, prima tra tutte l’incredibile evoluzione/trasformazione di Marietta, la madre di Melody – inizialmente donna pia e angelo del focolare, poi musa, pittrice, adoratrice del sesso libero. Trasformazione che ne scatena, quasi direttamente, una seconda: il padre di Melody e marito di Marietta, una volta abbandonato dalla moglie, scopre dentro di sé nuove “valenze”, rinascendo radicalmente.

Guardati dall’alto, come fa Woody Allen in questo film (ma non senza tenerezza e con molta curiosità “scientifica”), i personaggi di Basta che funzioni somigliano davvero a molecole impazzite, gettate in un acceleratore di particelle (il film) e osservate mentre cambiano, si ricombinano, producono nuove sostanze spesso inaspettate. In fin dei conti, la logica circolare su cui si regge la narrazione hollywoodiana dalle origini del classicismo a oggi possiede naturalmente questo spirito “sperimentale”: cominciare, perturbare un ordine energetico stabile, finire con un risultato nuovo e un’energia nuova. E del resto, con una battuta serissima, si dice nel film che Dio è un arredatore (e dunque è gay): mescolare i pezzi, sistemarli nel modo giusto, comporre nuovi ordini ed equilibri tra gli elementi sarebbe quindi la sua principale funzione.