E.T. L'extraterrestre di Steven Spielberg

Questa sera su Italia 1 alle 21:35: E.T. L'extraterrestre di Steven Spielberg. Un film con richiami al cinema del passato, a sua volta oggetto di citazioni (impossibile non pensare a Stranger Things). Su Cineforum 221 gli dedicammo la copertina e uno speciale. Potete leggervi due bellissimi articoli, uno di Emanuela Martini e uno di Franco La Polla. Di quest'ultimo pubblichiamo alcuni estratti, ma sarebbe un peccato non recuperarli entrambi nella loro interezza. (Stranger Things compare nella nostra classifica sulle serie tv che hanno segnato il 2017).


Le chiavi dell'universo sono di cartone

Da tanto tempo Steven Spielberg voleva fare un cartone animato, e finalmente ci è riuscito. [...] «Pinocchio mi ha aiutato a crescere», dice alla moglie il protagonista di Incontri ravvicinati: e l'affermazione va oltre il semplice dato (auto)biografico, soprattutto oggi che il mondo dei cartoons, la sua «filosofia» fantastica del mondo lo ha aiutato a crescere in fama e fortuna come regista di una pellicola che è appunto concepita come un cartone animato.

In realtà il cartoon è solo il punto di partenza di una concezione del cinema ben altrimenti complessa che percorre l'intera parabola del cinema spielberghiano. E come tale, cominciamo da lì. La scena si apre su un bosco notturno in pretto stile disneyano, non solo nei suoi tratti iconografici, ma nel modo stesso della ripresa. La mdp carrella lateralmente nella penombra riprendendo rami in primo piano e sottobosco sul retro, le immagini potrebbero essere di carta, la loro verosimiglianza ha qualcosa di incantato. [...]

Come tanti animaletti boschivi anche questi sono condannati all'irruzione del terrore: con stacco improvviso il muso di un'auto copre Io spazio di un primo piano. È l'arrivo del Mostro, del Pericolo, del Nemico (i cacciatori in Bambi, l'Uomo in una storia di extraterrestri). [...] Gli uomini sono sempre presentati in silhouette, non hanno volto né personalità individuali, sono gruppo soltanto, e la loro funzione è quella di portare il disordine e il terrore; le pile fungono da armi, i loro raggi penetrano il buio come laser nel tentativo di portare l'indistinto alla luce. Unica nota specifica: un mazzo di chiavi che pendono dalla cintura di uno di loro. Riprese in primo piano, esse ritorneranno almeno sei volte lungo tutto il film. [...]

"l grandi non possono vederlo"

[…] Informati dell'abbandono di questa «forma» sulla terra, dopo la partenza dell'Ufo, possiamo passare - attraverso uno stacco - a un'altra tipica immagine disneyano-fiabesca, e - più ancora - a un vero e proprio stilema di quel tipo di cinema: un campo totale di una casa tranquilla nella notte, poi - dopo un altro stacco - l'interno di essa e la descrizione di quel che di normale vi accade in quel momento. Alcuni bambini stanno giocando. Si osservi la scena: una tranquilla riunione, gesti e discorsi infantili e quotidiani. Tutto è normale, eppure nel contesto di quanto abbiamo visto sino ad ora la scena ha qualcosa da dirci: 1) i primi esseri umani che vediamo in questo film sono tutti i bambini; 2) colui che sarà l'eroe della vicenda è emarginato dagli altri, escluso dal loro gioco sociale. Sono due osservazioni di non poca importanza, perché ci dicono, una volta di più, della sostanza fiabesca del film: sia perché propongono dei bambini a precipui personaggi individuali, sia perché l'eroe - come tanti altri protagonisti fiabeschi - vi appare come sottovalutato, come estraneo al suo gruppo.

[...] Che i bambini siano i veri, unici protagonisti del film appare indubbio. Fin quasi alla fine in E.T. non compare un solo adulto, con l'eccezione della madre dei ragazzi. […] Ovvia obiezione: e la presenza della madre? Le risposte possibili sono due: 1) la madre entra in scena - come si diceva - dopo i bambini, e soprattutto non è rappresentativa del mondo adulto poiché soffre di turbe che ne minano l'equilibrio. Il suo atteggiamento, al contrario, presenta tratti alquanto infantili, come nelle sequenze di Halloween, quando la vediamo travestita al pari di un qualunque ragazzino. Ella dunque fa a suo modo parte del mondo infantile dei figli; 2) la madre è donna, laddove non a caso l'équipe scientifica (e prima ancora i «cacciatori ») è formata da uomini, e solo in un secondo momento entrano in scena - in modo del tutto marginale - delle infermiere. Il mondo adulto di Spielberg, in altre parole, è completamente maschile (ecco un'altra buona ragione per l'assenza del padre). [...] E.T., piuttosto, funge da essenziale «aiutante» in rapporto a Elliott: non a caso egli si mostra al bambino nel momento in cui questi è fatto oggetto di rimproveri. E ancor meno a caso Elliott dice ai fratelli: «l grandi non possono vederlo, solo noi ragazzi». [...]

Tutto in questo film ci parla di un cartoon world. [...] L'Ufo stesso - a differenza di quelli di Incontri ravvicinati - ha ben poco di scientifico, di altamente tecnologico: sembra piuttosto il prodotto di una mente infantile, quello che è una astronave agli occhi di un bambino (in questo non poi tanto dissimile dagli ingenui disegni spaziali di fumetti «arcaici» come Brick Bradford e Buck Rogers).

E.T., insomma, è la storia di un'involontaria invasione aliena osservata dal punto di vista di un bambino e diretta ad un pubblico infantile. [...] La sequenza dell'arrivo degli uomini in tuta è sicuramente la più orrifica del film, rientrando peraltro in una tematica ossessiva molto cara a Spielberg: quella della violazione della casa. [...] Spielberg non rinuncia, soprattutto nei suoi film di SF, alla componente horror. Non si tratta semplicemente di un suo penchant, ma di un'operazione che rientra in un discorso ben più articolato, in un vero e proprio progetto cinematografico. Di questo «progetto» fanno parte, nella pellicola, altri momenti metalinguistici: prima di tutto una serie di rimandi ad altri film dell'autore. Specificamente: la citazione televisiva da Un uomo tranquillo di John Ford, il film da cui Spielberg trasse la musica del pestaggio generale nella sala da ballo in 1941, il trenino giocattolo, che corre nel luogo in cui si consuma un momento drammatico (1941), e che è comunque presente anche in Incontri ravvicinati, la «vestizione» dei ragazzi prima dell'ultima corsa (Duel), l'inseguimento impacciato delle auto (Sugarland Express), la già citata scena del confronto a tavola tra i membri della famiglia (Incontri ravvicinati). Ma le allusioni riguardano anche altri film: il «folletto» di cui parla inizialmente Elliot rimanda a Poltergeist, l'incontro con lo Jedi durante Halloween (molla per un divertente gag), i mostriciattoli di Sesame Street in TV, e così via.

La ridda di riferimenti cinematografici (e tanti ancora se ne potrebbero indicare) rientra in quella operazione spielberghiana che chi scrive aveva tentato di indicare con la definizione di «cinema totale». Mi si consenta una citazione più articolata:

«Quello che vediamo non è più leggibile nell'ottica dei generi, è semplicemente cinema, o meglio, tòpoi adattabili alla singola struttura entro la quale il regista li immette. Se una cosa il”cinema tecnologico” ha capito è la riducibilità di ciò che contraddistingueva i “tipi” di cinema del passato ad un unico concetto di cinema. Spielberg, e con lui molti altri registi da lui diversissimi, celebra il cinema totale, la libera interscambiabilità delle unità discrete caratterizzanti il cinema del passato come cinema classificabile. Il cinema contemporaneo, cioè, non è più classificabile: è cinema e basta».

E va da sé che, alla luce di quanto detto a proposito delle citazioni in E.T., per Spielberg ormai al cinema del passato appartiene qualunque film, compresi i suoi più recenti. Il regista ha dunque scelto questa volta il cinema che più lo aveva affascinato nella sua infanzia, il cinema che idealmente racchiudeva (e racchiude) ogni altro cinema: il cartoon. [...]. Se non altro in coloro che come Elliot hanno avuto da bambini la stessa esperienza e affermano «ho aspettato questo momento da quando avevo dieci anni». L'uomo che pronuncia questa frase - l'uomo delle chiavi - è stranamente molto somigliante allo stesso Spielberg. Ci troviamo così davanti a un vero gioco di allusioni. Da un lato il senso mistico, rituale di un gruppo di eletti toccati dalla visione (esattamente come in Incontri ravvicinati) che attendono trepidi il ritorno del loro messia, dall'altro la metafora di un regista che «da quando aveva dieci anni» non ha aspettato altro che girare un film su un E.T., portandosi dietro le chiavi con cui inutilmente avrebbe tentato di penetrare il mistero dell'universo.