Face/Off di John Woo

Questa sera su La7, alle 21.10, un classico dell'action movie anni '90: Face/Off di John Woo. Ripubblichiamo alcuni passaggi della recensione che Giona A. Nazzaro scrisse sul Cineforum 368 del novembre 1997, dedicata soprattutto al rapporto - allora agli inizi e ancora problematico - fra John Woo, che negli anni '80 aveva fatto grande il cinema di Hong Kong, e il sistema hollywoodiano.


[...] Face/Off è con ogni evidenza il primo film metalinguistico di John Woo. D'altronde il suo cinema esiste da sempre lungo il crinale che separa il manierismo dall'adesione morale al mondo dei valori che mette instancabilmente in scena. Ed è proprio quest'equilibrio, precario, instabile, prezioso e unico ad aver fatto del suo cinema «l'ultima grande operazione calligrafica del cinema postmoderno». In questo senso, in passato, qualsiasi riflessione metalinguistica sarebbe risultata pleonastica, in quanto il cinema di Woo si dà solo a partire dal suo essere una riflessione e ri-contestualizzazione di un universo mitopoietico nel quale si saldano mondi cinematografici lontanissimi come Stanley Donen e Jean-Pierre Melville, Chang Cheh e il romanticismo di Jacques Demy, Bruce Lee e Peckinpah, all'insegna di un sincretismo formale vertiginoso che nell'unità desiderante del sentimento morale (altrimenti detta etica della messinscena) trova la sua legittimazione formale ed estetica. A sottrarre il cinema di Woo al cono d'ombra dell'esercizio calligrafico provvede di fatto la posizione morale del suo sguardo: è la prospettiva morale dello sguardo a farsi garante della necessità del suo cinema.

Ma una visione del mondo così "fragile", le cui componenti esistono in equilibrio metastabile tra di loro, non poteva sopravvivere all'impatto con Hollywood e il suo attuale ipocrita moralismo estetico. Ecco dunque che FacelOff (che significa anche senza faccia, privo di uollo quindi, forse, privo di sguardo?) s'incarica di esibire il cinema di John Woo così come questo è stato conosciuto e apprezzato dai cinefili di tutto il mondo. In questo senso il surcinema di John Woo (in accezione baziniana) subisce un'ulteriore "messa in abisso" e diventa un esempio, vertiginoso, di cinema al cubo (se la matematica non c'inganna). Con Face/Off John Woo si denuda e rivela l'articolazione del suo cinema al mondo. Evidentemente le di-scussioni estenuanti sul perché il regista si ostinasse tanto a volere i ralenti, devono avere segnato indelebilmente Woo. Ma nel farlo perde, inevitabilmente, parte del mistero che nutriva le immagini.

Tutto Face/Off non è altro che un venire a patti con l'alteri. Se questa riflessione era già parte integrante delle ossessioni di Woo, mai prima d'ora il regista aveva osato dare a questa un volto. Tutto si giocava sempre nel fuoricampo della seduzione. Ora la seduzione cede il passo al disvelamento. Il dualismo, fulcro dell'etica di Woo, diventa immagine di un'equiprobabilità morale che nell'attrazione dell'identico annulla sé stessa. Diventare un altro. Ossia: Woo che continua a fare il cinema di John Woo dall'interno delle regole blindate di Hollywood.

Da questo punto di vista Face/Off è una sublime dichiarazione d'impotenza. Non a caso la sequenza centrale del film, quello del duello allo specchio, si svolge in una sala circolare decorata da specchi che s'infrangono lasciando in piedi solo lo specchio diaframma che separa i due contendenti. Immagine che non rimanda quella dell'avversario, ma quella di sé stessi nei panni dell'altro che non può non catalizzare un'immagine di un desiderio di morte (laddove il cinema di Woo è sempre stato di segno diametralmente opposto). Straordinario cortocircuito etico dunque, prima ancora che cinematografico, che da solo vale a redimere tutto Face/Off, nonostante il regista si ritrovi nella medesima posizione di Nicolas Cage e John Travolta. Anche lui infatti vede sé stesso allo specchio nei panni di un altro: la versione hollywoodiana di John Woo che tenta di continuare a essere identico a sé (e che nel suo sistema di valori significa soprattutto restare fedeli ai propri valori). E con quest'altro Woo il regista di The Killer ha appena iniziato a fare i conti. [...]