Gattaca - La porta dell'Universo di Andrew Niccol

Questa sera, alle 23:35, su Rai 4 andrà in onda Gattaca - La porta dell'Universo. Pellicola del 1997, diretta da Andrew Niccol, con Ethan Hawke e Uma Thurman. Riproponiamo la recensione che Fabrizio liberti scrisse su Cineforum 373 (acquistabile qui).


Se esiste una paura dominante di fine millennio che traspare dal cinema, è quella legata ai prodigiosi sviluppi della genetica. Numerosi film si sono avventurati attraverso le implicazioni legate a uno sviluppo incontrollato delle tecniche di ingegneria genetica e l'ultimo Alien. La clonazione ha sollevato ulteriori interrogativi. Gattaca si inserisce in questo filone, ma a differenza degli altri film lancia un segnale di speranza e di ottimismo, decidendo di scommettere sull'uomo e le sue imperfezioni. Quella di Gattaca è una fantascienza a tipica, come quella trascendente il genere di Metropolis, Blade Runner o Brazil, che non ha al centro della sua attenzione alieni, mostri , catastrofi naturali , ma solo l'uomo.

La peculiarità di ogni essere umano nasce da i suoi geni che sono costituiti da particelle di cromosomi composte dal Dna che si trova in ogni cellula. E il titolo del film prende proprio le mosse dalle iniziali delle quattro sostanze che combinandosi tra loro determinano la sequenza di ogni personale Dna: Guanina, Adenina, Timina, Citosina. L'umanesimo di Gattaca scommette quindi sulla casualità della natura piuttosto che sugli interventi della scienza e nel personaggio di Vincent vede il campione di questa sfida tra volontà e perfezione. Il futuro di Gattaca è molto vicino a noi e individua nella genetica il pericolo di un nuovo tentativo di selezione della razza. I figli di Mengele sono quindi gli scienziati del futuro, che abbandonata l’idea della superiorità ariana, arrivano comunque a coltivare ancora l'illusione di una percettibilità genetica che tenda a eliminare difetti e malattie, e che di fatto porta con sé come inevitabili conseguenze di discriminazione e razzismo. 

Nel film di Andrew Niccol, regista di origine neozelandese affermatosi in Inghilterra nel campo dei filmati pubblicitari, questa forma di discriminazione viene definita “genoismo". E proprio il genoismo sposta il film verso i temi e le atmosfere dei già citati Brazil e Blade Runner, dove una società fascista e totalitaria si scontrava con l'insopprimibile senso di unicità e il bisogno di libertà di pensiero, azione e amore del singolo, uomo o androide che fosse. 

Quello immaginato e disegnato da Niccol è un futuro freddo ma non cupo come quelli vaticinati da Ridley Scott e Terry Gilliam, piuttosto classico come quello che ci arriva dai film degli Anni Quaranta, in cui uomini e donne eleganti si muovono in spazi architettonici vasti e geometricamente ieratici. Sotto la supervisione di Jan Roelfs, scenografo di Peter Greenaway, lo spazio del Marin County Civic Center progettato da Frank Lloyd Wright diventa la sede di Gattaca, l'accademia del futuro dove vengono plasmati i campioni della nuova razza. E nell'algido mondo futuro, dominato da geometriche costruzioni e da un costante equilibrio tra simmetria e sovrapposizione, non poteva mancare il commento musicale di Michael Nyman, che come Roelfs ha mosso i suoi passi più significativi sotto l'ala protettrice di Peter Greenaway.

Nonostante alcune incertezze e ingenuità narrative, il film mette in scena con apprezzabile intensità lo scontro tra scienza e natura e rende partecipe lo spettatore della lotta per la sopravvivenza del giovane Vincent, che già nel suo nome trova la forza per contrastare un destino che lo vuole perdente. Nella perfetta società del futuro è il Dna che decide il corso della vita degli uomini: "metodo naturale" viene definito quello che predetermina le caratteristiche del nascituro mentre chi è nato secondo il vecchio sistema è un «nato per fede ... E Vincent è fiero di questa nascita dovuta a un atto di fede, a una notte d'amore passata dai suoi genitori su un'automobile chiamata Riviera, e la rivendica contro una società dove l'amore non ha più senso. Ma non solo l'amore pare bandito in questo futuro; lo diventa anche la capacità di riconoscere l'altro. Come chi è abituato da troppo tempo a usare una calcolatrice non riesce più a far di conto, la gente del futuro non si riconosce più, troppo abituata a delegare questa funzione a un freddo analizzatore di Dna; così ci troviamo dinanzi una civiltà che non riesce più a distinguere la differenza, per cui all'astuto Vìncent rimane relativamente semplice farsi passare per Jerome. La faccia non ha più una funzione e nel mondo di Gattaca è meno importante di una goccia di sangue e di urina contraffatte. Il fragile Vincent trova anche un altro modo per sconfiggere la rigida società classista e fascista del futuro, dando un nuovo valore alla parola amore che per gli altri personaggi del film non ne ha più alcuno.

Grazie a Vincent e a Irene e alle loro imperfezioni, l'amore cresce forte e si nutre proprio delle disattenzioni che la genetica approssimativa della natura ha permesso; e tra gli interstizi di esseri imperfetti, un sentimento fragile ma perfetto nasce e vince su ogni cosa. E il suicidio finale di Jerome, costretto dall’imponderabilità della natura su una sedia a rotelle, consegna di fatto al fragile Vincent, in viaggio verso le stelle, un indiscutibile verdetto di vittoria.