Gremlins di Joe Dante

Questa sera su Italia 2 (canale 35) alle 21:10, Gremlins di Joe Dante, film del 1984 di cui Steven Spielberg fu produttore esecutivo. Come scriveva Emanuela Martini su Cineforum 241, un film "di Joe Dante su Spielberg", "l'omaggio di un allievo che con rara intelligenza è riuscito ad identificare e isolare tutti gli elementi del repertorio spielberghiano".


L'altra faccia di E.T.

Gli occhi di E.T., le orecchie di Joda, il muso di un pechinese addolcito (ma in alcuni di loro la grinta e i denti aguzzi sono del pechinese più feroce), il corpo rassicurante dell'orsacchiotto. È la «creatura» della stagione cinematografica 1984-85, Gizmo, un mogwai, familiarmente e ormai comunemente chiamato Gremlins. [...] Il mogwai Gizmo è la faccia buona del gremlin Stripe; lo genera, ma non lo segue (volontariamente, rifiutando il cibo notturno) nella mutazione; lo distrugge, ma può sempre generare altri piccoli mostri. Gremlins è dunque prima di tutto una favola classica sul bene e sul male, che, dopo aver letto Freud e Propp, si limita modernamente a riunire all'interno del medesimo involucro fisico le due facce manicheamente contrapposte. [...] Ecco dunque che l'universo favolistico cinematografico più tipico (quello disneyano naturalmente), riprodotto dal vero nell'accecante falsità dei suoi colori (e perciò tanto più vistosamente falso di un disegno animato), si adombra di oscure percezioni. Il piccolo eroe antropomorfo (da Mikey Mouse a tutti i suoi successori) è la mamma naturale e involontaria dei mostri; è un mostro, e non solo potenziale, dal momento che per trasformarsi gli è sufficiente calmare la fame dopo mezzanotte. Ma il piccolo mostro Gizmo, antieroe nevroticamente scisso, non è solo un pronipote di Mickey Mouse, come il villaggio suburbano non è solo disneyano, ma principalmente spielberghiano; Gizmo è E.T., nelle sue componenti più misteriose e irrisolte, nel lato oscuro e «diverso» che E.T. celava nella propria avventura terrestre. [...] l gremlins hanno semplicemente perduto il tranquillo umanismo di E.T., o forse, essendo di questa terra, hanno perduto il suo sereno e distaccato senso di superiorità galattica. [...]

Dalle creature favolistiche ai bambini il passo è breve; nel terreno fantastico l'identificazione è spesso totale. l gremlins (Gizmo compreso) sono palesemente in una stagione infantile: nascono, frignano, giocano e mangiano smodatamente, parlottano senza sosta, sono rumorosi, dolci, fastidiosi, creativi. Ecco allora che, oltre all'ambiguità di E.T., Gremlins immette nel gioco la duplicità e l'inquietante presenza di tutti i bambini spielberghiani, [...].

[...] Qui si ha davvero l'impressione che produttore e regista lavorino sulla stessa lunghezza d'onda: identici riferimenti mitici, stessa impostazione cromatica e visiva, stessa noncuranza ironica e distruttiva, stesso incontrollabile fastidio nei confronti della massa indifferenziata (sia essa pubblico, villeggianti, spettatori, abitanti di un luogo). Le invenzioni e le piccole cattiverie di marca spielberghiana sono orchestrate e filtrate dal linguaggio cinematografico molto pulito di Joe Dante. Dante non eccede mai, non calca mai (a differenza dello stesso Spielberg) la mano sulla suggestione; i suoi effetti sono appena accennati (come il leggerissimo rallentamento dell'immagine che chiude la sequenza introduttiva nel quartiere cinese, quasi un fissaggio nella memoria, o un impercettibile passaggio in una finzione chiusa in se stessa), la commozione più mediata, le sequenze più semplici. [...] Gremlins non è un film di Spielberg, per quanto sia da lui pensato, voluto e influenzato. Spielberg ne è se mai l'anima nera. Gremlins è piuttosto un film di Joe Dante su Spielberg, un ironico, affettuoso, inquietante ritratto delle sue costanti inespresse, dei suoi tic autoriali, delle zone d'ombra, delle paure e, probabilmente, della sua sconsolata e inappagata presunzione [...] È l'omaggio di un allievo (in fondo, Piranha altro non era se non un cormaniano Squalo dei poveri) che con rara intelligenza è riuscito ad identificare e isolare tutti gli elementi del repertorio spielberghiano.

L'altra faccia di Mr. Smith

Il primo di questi elementi, o quanto meno quello più vistosamente esibito come tratto unificante tutta la narrazione, è ovviamente di ordine cinematografico. È il rimando preciso e continuato a due nomi: Walt Disney e Frank Capra. Un film di Frank Capra realizzato negli scenari e con le creature di Walt Disney.

[...] Se i riferimenti a Disney sono di carattere essenzialmente compositivo e impressionistico (in quanto artefice dell'immaginario visivo di parecchie generazioni infantili), quelli a Capra sono decisamente sostanziali: Capra non è solo omaggiato e richiamato, ma è piuttosto il filo conduttore del film [...].

Come di Walt Disney viene rappresentata la non implicita predilezione per la mostruosità più truce, di Capra viene annullato, pur nel contesto della favola, il tono unanimemente pacificante. [...] Evidentemente, è entrata in gioco la mediazione del favolista contemporaneo, Spielberg appunto, che nel villaggio, isola felice di Capra, ha sempre visto una fossa sommersa di inguaribili orrori. Gli orrori quotidiani, la cui esplosione è soltanto sollecitata dall'intrusione dell'elemento estraneo e disturbante. [...]

Ecco allora, a completare il quadro, le altre citazioni, da Spielberg e da tutti i suoi orrori immaginari: E.T. sempre, e due volte «in persona» («Telefono casa» e il suo pupazzo ribaltato da Stripe), la camera dei giochi ai piani alti della villetta, Indiana Jones nel manifesto di Rockin' Ricky Rialto, Gatto Silvestro, Bunny, Guerre stellari (nel bar, naturalmente), Incontri ravvicinati del terzo tipo (nel cielo stellato, nei piccoli robot, nei giocattoli in movimento), Poltergeist (gli stranieri mettono i gremlins nei televisori), Texas Chainsaw Massacre (l'aggressione con la sega elettrica), la diffusa ossessione per le macchine, i giochi, l'elettronica, la visione; un certo panico rispettoso di fronte all'oggetto meccanico, capace comunque di trasformarsi in incontrollabile agente distruttivo (in mano ai gremlins che uccidono proprio manomettendo strumenti elettrici e meccanici di uso quotidiano, ma anche in mano alla mamma, che scopre nella distruzione l'unico utilizzo funzionale delle macchine bislacche inventate dal marito); la suggestione e le infinite possibilità della comunicazione poetica, nella sua forma musicale e, a un livello percettivo ancora più rarefatto, nella sua forma mentale. Insieme a Spielberg, alla sua factory e al suo immaginario: Blade Runner (nel colore ingiallito e nel brulichio fumoso dell'antefatto iniziale), un ricordo (capriano forse) della Little Orphan Annie cartoon e film in Mrs. Deagle, similissima al personaggio interpretato da Carol Burnett, L'invasione degli ultracorpi di Siegel, citato in televisione come referente primario, lndianapolis di Clarence Brown, citato in televisione come referente «eroico», Psyco, Carrie, Shining e Rosemary's baby, mischiati indistinguibilmente e molto più che suggeriti dalle angolazioni e dai movimenti di macchina durante tutta la sequenza casalinga dello scontro tra la «madre americana» e i gremlins, L'esorcista di Friedkin, non solo nella comune origine figurativa dei gremlins (derivati dalle tradizionali rappresentazioni medievali e gotiche del diavolo), ma, ad esempio, nello sputo verdastro che uno di loro lancia al cane di casa, poi Flashdance e tutta la proliferazione del recente musical (nel bar, dove le citazioni dei generi si fanno ironico scimmiottamento), l'espediente di La finestra sul cortile adottato ancora nel bar da Kate per liberarsi dei gremlins, la grandezza eroica di Dracula nella dissoluzione di Stripe alla luce del sole (dove il piccolo Gizmo, come Van Helsing, tira la tenda in un guizzo di disperata sopravvivenza). Questo e, probabilmente, molto altro ancora, cinema di serie B, serials televisivi, fumetti, videogames.

In pratica Gremlins è un puzzle articolatissimo dell'immaginario collettivo come si propone oggi: abbastanza smaliziato da non credere più al diavolo come entità totalmente esterna, ma ancora oscuramente ossessionato da abissi e retaggi di inconscio; in transizione tra i vecchi rassicuranti modelli narrativi e le nuove intuitive geometrie elettroniche; sommerso di suoni, colori e forme discordanti. Il cinema può ancora fermare per un attimo la rapidità dispersiva del pensiero. l gremlins muoiono dentro un cinema. Forse il cinema è l'ultimo rifugio dei bambini tenaci (Spielberg in testa). Ma forse il discorso sta andando troppo in là per un innocuo, perfido scherzo natalizio.