Il danno di Louis Malle

Questa sera su Cielo, alle ore 21:15, andrà in onda Il danno. Penultima pellicola diretta da Louis Malle, datata 1992 e tratta dall'omonimo romanzo di Josephine Hart. Su Cineforum 321 (acquistabile qui), Ermanno Comuzio scrisse una recensione, per l'occasione ne riportiamo alcuni estratti.


“Con l'arrivo di Anna, finalmente, Emma Bovary è morta”. L'affermazione è dell'attrice Juliette Binoche, una che ha grinta e cervello. E’ lei la "pietra dello scandalo" in questo film, il primo girato da Louis Malle in Gran Bretagna, e viene diritta dalle altre amanti "eccessive" di L'insostenibile leggerezza dell'essere, di Rendez vous, di Les amants du Pont Neuf. Vuol dire, Anna/Juliette, che alla signora che soccombe nell'ombra per il desiderio frustrato è succeduta oggi una donna autonomamente capace di accogliere e gestire i suoi desideri, costi quel che costi. Soprattutto quel che costi agli altri, ai suoi partners: amante distruttiva, quindi, non passiva, non soccombente.

Gli impulsi irresistibili, le pulsioni vanamente contrastate sono temi cari a Malle; basta pensare ad Ascensore per il patibolo, a Les amants, a Fuoco fatuo, a Soffio al cuore. In Il danno, romanzo "best-seller" dell'inglese (d'origine irlandese e cattolica) Josephine Hart, edito da Feltrinelli, Malle ha visto probabilmente come fulcro d'interesse la passione irragionevole (nel senso proprio di mozione che va al di là della ragione) ma anche il contesto in cui tale passione si manifesta, quello dell'alta società londinese, dai comportamenti retti da regole ben codificate, inserita in una struttura assestata da secoli in modi fissi del manifestarsi, un apparato, un gruppo, una famiglia intrisi di perbenismo e di puritanesimo. […]

Ho parlato di "autori" in quanto dovremmo fare i conti […] con lo sceneggiatore David Rare […] In un libro a lui dedicato […] Gaetano D'Elia ne definisce la produzione artistica basata sui temi della "propensione inglese per la menzogna", del passato nazionale idealizzato che “condiziona il resto della propria esistenza con il conseguente sentimento di disillusione nei confronti del presente" e parla di “legame fra l'angoscia esistenziale e più vaste problematiche storiche e sociali". 

Tali motivi si indovinano in Il danno, si indovinano soltanto. Malle si è "inglesizzato" come si era "americanizzato" girando oltre oceano, ed ha indubbiamente portato allo scoperto lo iato drammatico, anzi tragico, fra la cosiddetta rispettabilità britannica, il self-control, la compostezza e l'abitudine a reprimere i sentimenti, e l'erompere delle passioni, tanto più devastanti quanto più negate. L'erotismo incandescente cui il regista indulge senza veli - moderato dalla censura americana, discusso da molti osservatori italiani, anche se è poi l'elemento che assicura al film ragguardevoli teniture - non è gratuito, è finalizzato alla pittura della particolare società in cui questo sesso ossessivo e animalesco esplode come una carica di dinamite […] Ma tutto ha sapore di "déjà-vu". Elegante nella scrittura, inappuntabile nello svolgimento del racconto, perfetto nell'ambientazione, superbo nelle presenze attorali (il torbido tormento del protagonista non poteva trovare interprete più adatto in Jeremy Irons; Juliette Binoche dardeggia occhiate assassine come solo lei sa fare, campionessa dell'amore estremo; Miranda Richardson dalla schiatta illustre è la moglie inglese dignitosamente distrutta; Leslie Caron riappare dall'oblio per un "medaglione" niente male); interessante nella cornice sonora approntata da Zbigniew Preisner, il musicista del Decalogo kieslowskiano, severa e avviluppante, tragica come si conviene, visto che qui i comandamenti sono infranti tutti. Ci sono anche cose emozionanti, come la scoperta del comportamento del padre da parte della figlioletta, un trauma giustamente più suggerito che mostrato, e il momento imbarazzante del figlio cui il padre si presenta nudo, nell'atto più intimo, a letto con la ragazza che gli ha rubato. Eppure, eppure, l'insieme lascia piuttosto distaccati, non partecipi. Abbiamo già visto tutte queste cose, magari meno esplicite sul piano della rappresentazione fisica ma più incisive in quello dei significati di definizione sociale. […]