Il labirinto del Fauno di Guillermo del Toro

Poco meno di un mese fa La forma dell'acqua si è aggiudicato quattro Oscar: miglior film, miglior colonna sonora, miglior scenografia e miglior regia a Guillermo del Toro. Stasera (h. 0:35 ) Rai Movie (canale 24) propone il film del 2006 del regista messicano: Il labirinto del Fauno. Abbiamo recuperato la scheda che scrisse Marco Bertolino per Cineforum 460 e ne pubblichiamo di seguito alcuni estratti.


Fra reale e fantastico

Ne Il labirinto del Fauno Guillermo del Toro è riuscito a coniugare nel modo più organico, dialettico e creativo forse possibile oggi – almeno per un autore operante all’interno di un contesto artistico - produttivo di cinema di intrattenimento – il realismo e la fantasia, ovvero le due componenti fondamentali della settima arte sin dai primordi. È come se l’autore, lungi dal voler risolvere lo storico iato Lumière/Méliès fra la “mera” ripresa di una porzione del reale e la sua reinvenzione (inevitabilmente semplifichiamo…), avesse quantomeno inteso superarla a livello puramente diegetico: [...]

Il labirinto del Fauno si basa su un impianto diegetico insolitamente sfaccettato: viaggio nella Spagna degli anni Quaranta, fiaba magica, apologo sulle difficoltà dell’adolescenza, epos bellico (nella fattispecie, la guerra fra nazionalisti e repubblicani). Tale ricchezza di piani narrativi è la premessa necessaria per creare una pressoché perfetta corrispondenza fra l’accuratezza nella ricostruzione del contesto sociale e la straordinaria libertà e inventiva figurativa nella rappresentazione del mondo (immaginario?) in cui penetra – novella Alice in un paese delle meraviglie virato in acido – la giovanissima, sensibile protagonista. [...]

Il patrigno, [...], è figura centrale della pellicola: uomo spietato, di una crudeltà che travalica di gran lunga il proprio dovere di soldato, appare interessato unicamente a sopravvivere nel figlio che la madre di Ofelia porta nel suo ventre.[...] Vidal compone un ritratto quasi freudiano di sadico sciovinista che non può lasciare indifferenti. Del Toro ha fatto di questo inquietante ufficiale franchista un’autentica incarnazione dell’idea di fascismo come sonno della ragione che genera mostri: meticoloso autore di una scia di sangue che si riversa sulla terra spagnola, Vidal subirà infine la più terribile delle punizioni. Non l’occhio per occhio dente per dente – impensabile contrappasso per l’innumerevole quantità di malefatte di cui è stato artefice – ma l’oblio: la mancata sopravvivenza del suo ricordo nella memoria del figlio. [...]

Con evidente intenzione speculare, l’universo magico in cui Ofelia si infiltra appare governato da regole non meno ferree di quello degli adulti: regole che, se trasgredite o inadempiute, conducono alla più grande delle sconfitte, ovvero alla perdita della speranza di redenzione che quell’universo incarna ai suoi occhi attoniti e non di rado infelici. Ofelia, la principessa che ha perso il proprio spirito nel mondo umano, deve affrontare tre prove per ritornare nella propria dimora:[...] In questo senso il film si configura anche come viaggio catartico all’interno della psiche umana. Ma il punto focale di tutta questa costruzione fantastica non è se si tratti o meno della rappresentazione di una schizofrenia infantile, con tutto l’inevitabile corollario di visioni e/o deliri, bensì quale sia la disposizione mentale ed emotiva del fruitore: il senso del film cambia completamente a seconda che si consideri l’intera vicenda del Fauno corrispondente a verità (almeno a livello di diegesi, tralasciando tutte le incertezze semantiche della parola) o a una mera invenzione partorita dalla fantasia puberale della protagonista. […] Si tratta di un aut aut fra un mistico ottimismo e un disperato nichilismo. Le due dimensioni essendo presentate come equamente plausibili, del Toro lascia aperte entrambe le interpretazioni.

Fra mitologia e simbolo

Del Toro annovera le fiabe fra le proprie maggiori influenze culturali in assoluto. Derivati dalla tradizione orale, i racconti favolistici raccolti fra il XVII e il XIX secolo abbondano infatti di quegli elementi che percorrono, in modo neanche troppo sotterraneo, la sua intera filmografia: sangue e violenza, magia e incanto. […] I topoi delle creature fatate, dei percorsi sotterranei, delle prove da superare, tutti dal carattere scopertamente ritualistico, sono certo derivati dall’immenso patrimonio fiabesco: non solo dell’antichità, ma anche dei più moderni romanzi di un Lewis Carroll, dalle cui più celebri storie («Alice nel paese delle meraviglie» e «Attraverso lo specchio») Il labirinto del Fauno sembra aver mutuato le invenzioni visive di natura più metaforica, anche in senso sessuale/freudiano (corridoi, cunicoli, alberi cavi, porte e quant’altro). [...]

Pur operando su numerosi archetipi culturali, del Toro ha realizzato, con Il labirinto del Fauno, il suo film meno archetipico in assoluto. E il meno ortodosso nei confronti della vasta filmografia fantastica e horror, dalla quale avrebbe potuto attingere a piene mani. [...] I riferimenti visivi della pellicola, peraltro superficiali, sono al cinema di Mario Bava e Tim Burton (e, al limite, alla favola dark gilliamiana I fratelli Grimm e l’incantevole strega), ma dal punto di vista figurativo stricto sensu i rimandi più espliciti sono di natura extracinematografica: al Goya più oscuro, alla pittura tardoromantica inglese, alle illustrazioni fiabesche di Arthur Rackham di inizio Novecento. Indicativo del singolare approccio registico di del Toro è poi il fatto che, mentre i momenti più favolistici si impongono come autentici trionfi dell’immaginazione (basti qui citare la rappresentazione terrifica dell’Uomo pallido, con gli occhi sulle palme delle mani), i segmenti narrativi ambientati nel difficile periodo della guerra civile spagnola sono realizzati con un realismo senza compromessi: il regista messicano non risparmia la visione di alcun orrore, alcuna atrocità, alcuna violenza. […] Del Toro in tal modo pare aver voluto sottolineare che i veri mostri non sono quelli creati dalla fantasia bensì quelli che agiscono la Storia e la realtà.