Insomnia di Christopher Nolan

Questa sera, su Iris, alle 23:25 andrà in onda Insomnia (2002). Terzo film diretto da Christopher Nolan, con Al Pacino e Robin Williams. Su Cineforum 421 (acquistabile qui), Antonio Termenini scrisse un articolo che riproponiamo in parte qui sotto.


Insomnia è un film perfetto per un’ora. Ingarbugliato, irrisolto ed eccessivamente concettuoso nell’altra ora. Non una sorpresa se a dirigere la macchina da presa è, per la terza volta in una fulminea carriera, che comprende anche romanzi di successo apprezzati dalla critica, Christopher Nolan, che del simbolo, delle immagini cariche di senso, del concetto e dell’aspetto metafisico ha fatto la cifra espressiva più riconoscibile del suo cinema. Perché dico che la prima parte è perfetta? Per tanti motivi. Il primo è che Nolan, rispetto a Following e a Memento sceglie una struttura narrativa più dichiaratamente di genere, il thriller, con tanto di presunto omicida, di luogo del delitto, di detection. Una struttura classica, tradizionale, desueta per il cinema hollywoodiano contemporaneo. Una struttura che amo particolarmente perché permette di recuperare la classicità, non mangiando fotogrammi su fotogrammi, ma permettendo di dire qualcosa anche sui personaggi che lo abitano. La stessa operazione realizzata due anni fa da Sean Penn per La promessa, in cui, da un romanzo di Dürrenmatt, il regista americano si prendeva tutto il tempo necessario per raccontare la misteriosa scomparsa di una bambina uccisa da un altrettanto misterioso maniaco, ma che ben presto si trasformava in un pretesto narrativo per delineare il ritratto disperato di un uomo alle soglie della pensione, dalla vita affettiva completamente assente, endemicamente in preda all’alcool.

Il detective Will Dormer viene inviato dal Dipartimento anti-crimine di Los Angeles ad indagare sulla morte misteriosa di una diciassettenne, ma la sua non è certo una situazione migliore. All’interno del Dipartimento è, infatti, in corso un’indagine per accertare le responsabilità di Dormer in merito ad un caso complesso su un maniaco che ha seviziato ed ucciso un ragazzo. L’arrivo in Alaska non fa che elevare all’ennesima potenza il suo stato di frustrazione. Il caso che si trova ad affrontare presenta più difficoltà del previsto, il collega Hep comincia a dubitare sulla sua integrità morale, la notte in questo periodo dell’anno (l’estate), non arriva mai e la conseguente insonnia aumentano il nervosismo di Dormer. Grazie anche all’ottima interpretazione mimetica di Al Pacino (ancora più impressionante se si pensa che le scene del film sono state girate consequenzialmente) e alla fotografia di Wally Pfister, Nolan descrive perfettamente il progressivo distaccamento dal reale da parte di Dormer. Il detective vive in uno stato di dormi-veglia che gli impedisce di distinguere ciò che realmente sta accadendo. È un viaggiatore nella notte, si trova in uno strano stato ipnagogico da cui non riesce ad uscire.

Nolan, in questa prima parte non rinuncia alle proprie prerogative estetiche. È vero che lo sconfinato paesaggio nordico filmato da Nolan è suggestivo e a tratti ricorda quello percorso da Jack Nicholson in La promessa, ma è altrettanto vero che il primo ha le caratteristiche, mutuate dalla letteratura romantica, di uno specchio dell’animo che riflette il tasso empatico dei protagonisti, mentre il secondo ha i tratti naturalistici del paesaggio classico americano. Il punto d’approdo della progressiva percezione del reale si ha quando, faticosamente, accurate ricerche tra gli amici e le amiche di Kyle, la ragazza uccisa, portano Dormer al luogo dove potrebbe appostarsi l’assassino. Una fitta nebbia scompagina i piani di Dormer, Hep e della polizia locale. Non solo l’assassino riesce a fuggire, ma Hep viene colpito a morte, per errore proprio da Dormer. La nebbia sarà l’espediente forse più elementare e diretto per visualizzare lo stato di confusione e di incertezza di un uomo, ma in questo caso la scena è costruita in modo perfetto, nei tempi, nel controllo dello spazio, nei movimenti stranianti della macchina da presa.

Anche precedentemente Nolan, con molta abilità non abbandona i binari del genere. La detection continua ed anzi si approfondisce il rapporto con Ellie Burr che diventerà determinante nella seconda parte. […] l’aspetto psicologico, qui rappresentato dallo smarrimento di Dormer, e le regole del genere si uniscono in perfetto equilibrio. Non mancano momenti di grande tensione emotiva, quando Dormer porta la migliore amica di Kyle alla discarica dove è stato ritrovato il suo corpo o nella suggestiva scena che vede impegnato Dormer ha cercare alcuni elementi indispensabili alla sua indagine a mezzanotte in una città deserta, come si conviene a quell’ora della notte, ma in piena luce. A questi indispensabili elementi di genere Nolan non rinuncia così come aveva, invece, fatto in Memento al pari di segni espressivi assolutamente riconoscibili, come il ralenti quando Dormer si trova nei momenti di maggiore distanza dalla realtà o agli improvvisi frame che punteggiano le immagini e che ci catapultano ad istanti topici del passato. Fino a qui una lezione di cinema, non da meno dell’esemplare La promessa, anzi, forse, a tratti ancora più suggestiva. Ma Sean Penn conosce i suoi limiti di regista (si fa per dire) e non vuole strafare, mentre Nolan, a soli trentadue anni pensa già di essere il primo della classe (un po’ quello che avviene a quello straordinario talento pieno di sé stesso che è Paul Thomas Anderson) e dopo un’ora inizia un altro film che affastella troppi elementi, troppe sollecitazioni, appena accennate nella prima parte, che mette troppa carne al fuoco senza raggiungere quasi mai l’obbiettivo. […]

Insomnia resta così un film sbilanciato tra una prima parte che riesce a dire molto con poco e una seconda che aggiunge carne al fuoco, temi e sollecitazioni senza risolverli. Nolan rimane un cineasta fortemente intellettuale e concettuoso, che raggiunge i risultati migliori proprio quando riesce a liberarsi di mediazioni e filtri eccessivamente cerebrali.