Per ricordare Stephen Hawking, scomparso ieri all'età di 76 anni, Rete 4 manda in onda questa sera alle 21.15 il film biografico che nel 2014 James Marsh ha dedicato al grande scienziato inglese. Riproponiamo la recensione che Fabrizio Tassi scrisse all'uscita del film in sala.

Cosa c'è di più respingente per lo “spettatore tipo” (la chimera del cinema mainstream) di un corpo aggredito da una malattia vigliacca come la sclerosi laterale amiotrofica? Di una materia ostica come l'astrofisica, fatta di arcane formule matematiche e teorie impenetrabili ai profani? Di un personaggio spigoloso e geniale come Stephen Hawking?

Eppure.

Potere del cinema “erosivo” e sentimentale, che appiattisce le vette - del pensiero, del dolore, del mistero umano – e trasforma un panorama impervio in armoniosi prati verdeggianti adatti a un pic-nic con la famiglia.

La teoria del tutto presenta il celebre astrofisico come uno di noi e svolge la sua storia incredibile e la sua mente inaccessibile in un film rassicurante, emozionante, edificante. Guardatelo senza pensare all'originale, senza rammaricarvi per la rappresentazione edulcorata della malattia (la sofferenza sublimata, l'osceno messo in scena con pietosa misericordia), senza prendere troppo sul serio l'idea di spiegare “il tutto” con una formula matematica, senza innamorarvi della definizione di astrofisica come «religione per atei intelligenti» e il suo specifico stupore (è “spirituale” anche l'ateismo, volendo). Visto così, vi potrete godere un prodotto cinematografico di qualità, una storia romantica che vi commuoverà e soprattutto una notevole coppia di interpreti, formata da Eddie Redmayne e Felicity Jones.

Il talento di James Marsch (Man on Wire-Un uomo tra le torri, Project Nin, Shadow Dancer-Doppio gioco) si intuisce comunque, nello stesso modo in cui si percepisce il sapore di due dita di vino annacquate in mezzo bicchiere d'acqua. Non per niente i momenti migliori sono le sequenze “di regia”, quelle in cui lo svolgimento inflessibile della storia biografica e la costruzione rotonda dei personaggi lasciano spazio al tentativo di mostrare il genio (invece di dirlo e basta), di raccontare l'intimità, di ragionare sull'ambiguità dei sentimenti.

Il risultato è per metà una love story e per l'altra metà un "film motivazionale" sulla voglia (il coraggio) di vivere e sulla straordinaria forza dell'uomo, quando è innamorato e ispirato da uno scopo, alla faccia della natura matrigna e della sua ostinata resistenza ai nostri tentativi di capirci qualcosa.

La “teoria del tutto” scivola dal piano dell'astrofisica a quello della “vita vissuta” - l'amore e il dolore, il sapere e il sentire – e tutti vissero felici e contenti.