Lock & Stock - Pazzi scatenati di Guy Ritchie

Questa sera su Cine Sony, alle 23:30, andrà in onda Lock & Stock - Pazzi scatenati. Film del 1998 che sancì l'esordio alla regia di Guy Ritchie. Ripubblichiamo alcuni estratti della recensione che Michele Marangi scrisse su Cineforum 389 (acquistabile qui).


[…] un primo dato appare inoppugnabile: Guy Ritchie, classe 1969, dimostra al suo esordio di avere un'ottima capacità di scrittura e di saper padroneggiare perfettamente i ritmi narrativi. […] C'è però un altro dato che spicca immediatamente dopo la visione: tutti questi personaggi e le continue invenzioni della sceneggiatura, che hanno sicuramente richiesto un grande lavoro di scrittura, appaiono alla fine completamente ininfluenti per gli esiti del film, come dimostra il finale sospeso (non aperto, si badi bene), da cui potrebbero nascere ulteriori infinite variazioni. Letteralmente, la storia appare un pretesto, nel senso più pieno del termine, per cui esiste prima del testo, a prescindere. Niente di male, ma la sensazione è di un certo meccanicismo, da cui traspare l'obiettivo di stupire continuamente lo spettatore, sollazzandolo con arguti richiami e citazioni varie e giocando spesso a tavolino con le sue attese, offrendo regolarmente alcune scene di climax che scatenano di per sé il piacere della visione: gli scontri a fuoco, la partita a carte, l'assalto di Dog a Winston, l'uomo in fiamme nel pub, per citarne solo alcune. 

[…] Ritchie si è divertito a giocare con riferimenti cinefili, citando a man bassa e in modalità tanto esplicite da far pensare non al plagio ma a un'operazione sciente di rimandi: la prima sequenza sembra la copia dell'apertura di trainspotting, la partita a carte truccata guarda a Casinò, l'amica di Winston che appare dal nulla e spara contro Dog, mancandolo, è evidentemente la replica dell'inaspettato agguato a Jackson e Travolta in Pulp Fiction. Aggiungiamoci le facce e i luoghi che si rifanno al gangster movie inglese, come il classico Venerdì maledetto in cui peraltro già appariva P.H. Moriarty, qui nei panni di Harry, certe atmosfere alla Stormy Monday, con la presenza di Sting a fare da trait d'union, situazioni da blaxploitation inizio anni '70, e una banda di studenti fumati e imbranati che occhieggia al cinema demenziale alto, tra Landis e i Monty Python

Il frullato è giocoso e crea ulteriori decentramenti dalla storia raccontata, come peraltro annuncia già il titolo originale, su cui verosimilmente Ritchie e soci si sono impegnati alquanto. Lock, Stock and two Smoking Barrels attiva una marea di possibili rimandi. "Lock, Stock and Barrel" è infatti un'espressione inglese che significa "completamente, del tutto", e potremmo rendere con l'italiano "armi e bagagli". "Lock", però indica anche l'otturatore del fucile, mentre "stock" ha un'ampia gamma di significati: razza, stirpe, famiglia (i gangster); calcio del fucile; riserva, scorta (i risparmi dell'inizio, la marijuana); titoli, azioni di borsa (i soldi da rendere o da rubare); essere in cantiere o in lavorazione (la preparazione dei colpi). Come forma verbale "to stock" non indica solo lo stoccare, l'immagazzinare (la piantagione, i soldi nelle scatole di scarpe), ma anche mettere alla gogna (il destino di Eddy nel caso in cui suo padre JD perda il pub per ripianare i debiti del figlio). "Barrel", infine, è la canna del fucile (quindi "smoking barrels" sta letteralmente per canne fumanti, ma è evidente il doppio senso con altre canne fumate), ma indica pure il barile, la botte, il fusto di birra (il pub, le bevute). Dimentichiamoci la traduzione italiana che gioca su vaghe consonanze, per cui "Lock & Stock" si riduce a "pazzi scatenati", ma il titolo originale è parte integrante del testo filmico e rende perfettamente la volontà del regista di giocare sull'ambiguità del senso, con una polisemia che però non è mai causale e ha sempre a che fare con elementi chiave del film, a partire dai due fucili d'epoca. 

Se tre prove fanno un indizio, a questo punto abbiamo molto di più e possiamo tranquillamente definire Lock & Stock come tipico film postmoderno, in cui la storia ha un'importanza relativa, le esibizioni citazioniste sono molteplici, il rapporto con lo spettatore è tendenzialmente ludico, dalle continue strizzate d'occhio al puro divertimento delle sequenze chiave. La controprova si ha nel vero protagonista del film, ovvero lo stile: dopo anni di clip musicali e spot pubblicitari, Ritchie dimostra ottima mano e lo ricorda ogni volta che può. […]

Qui Ritchie è davvero al meglio e trova la sua dimensione più originale, come dimostra il premio come miglior esordiente britannico assegnatogli da Mtv. Il rischio è quello di annacquare tale vena creativa e padronanza stilistica in schemi altrui o nella parodia di se stessi. In questo senso sono segnali preoccupanti l'entusiasmo di Tom Cruise, che gli ha proposto di rifare il film con un cast a stelle e strisce, e i peana dei commentatori di oltre Manica e oltre Atlantico che l'hanno già definito il Tarantino inglese o il "post-Tarantino". Con buona pace di tutti, in Lock & Stock di Tarantino ci sono solo le citazioni e le apparenze superficiali, ma manca completamente l'idea di cinema destrutturato e la profonda capacità di trasformare in simboli le inquietudini e le assurdità del mondo contemporaneo. Viceversa, il film di Ritchie appare “just for fun", ma non si tratta necessariamente di un difetto. Basta saperlo.