Nel nome del padre di Jim Sheridan

Questa sera su Rete 4 alle 23:40 Nel nome del padre di Jim Sheridan, film tratto dall'autobiografia di Gerry Conlon e Orso d'Oro alla Berlinale del 1994; protagonisti Daniel Day Lewis e Pete Postlethwaite. Su Cineforum 332 Giona A. Nazzaro ne scrisse la recensione e qui pubblichiamo alcuni estratti.


Nel 1990 alla Mostra di Pesaro, tra le altre cose, si svolse anche una rassegna dedicata al cinema irlandese. Durante la tavola rotonda che mise a confronto registi e pubblico emersero sostanzialmente due posizioni, complementari tra loro, che ci piace riassumere nelle parole di Joe Comerford (autore di un interessante Reefer and the Model presentato al Bergamo Film Meeting e di cui alla mostra di Venezia del '93 abbiamo avuto modo di vedere l'aspro e irrisolto High Boot Benny) e di Alan Gilsenan, autore di un notevole documentario "punk" intitolato The Road to God Knows Where. Il dilemma era (è): omologarsi agli standard linguistici Usa o tentare di cercare una via irlandese al cinema?

[…] Con Nel nome del padre si ricompone dunque il sodalizio tra Jim Sheridan e Daniel Day Lewis, già artefici di Il mio piede sinistro. Dopo la parentesi di Il campo, film interpretato da Richard Harris e che non ha beneficiato del successo del suo predecessore, Sheridan torna a raccontare un caso di "irlandesità" emblematica. Come per il film basato sulla vita di Christy Brown, anche la sconcertante vicenda di Gerry Conlon fa appello alla nostra capacità di commuoverci e d'indignarsi di fronte al furto di libertà subito da questi (che per traslazione si allarga a tutta la situazione irlandese).

È evidente quindi che il richiamo alla solidarietà, seppur mediato dall'eccellente funzionamento dei meccanismi tipici del cinema di denuncia hollywoodiano (ancorché declinati all'europea), si esercita in modo imperioso. [...]

Siamo dunque lontani da un cinema militante che attraverso l'esemplarità delle vicende di un singolo riesce a far riverberare le contraddizioni che sempre agitano lo spettro dell'agire politico. Tale immobilità delle informazioni a disposizione dello spettatore (che di conseguenza si riversa sul lavoro che questi è chiamato a svolgere sulle immagini) è ottenuto a discapito del ritratto psicologico di Gerry. Questi, più che un Irlandese della Belfast assediata, sembra essere l'ultimo anello di una lunga catena di perdenti di matrice tipicamente statunitense. Infatti anche quando s'inerpica sui tetti per intrufolarsi nelle case dei suoi compatrioti (complice forse la bravura del protagonista), Gerry, pur nel suo sgradevole individualismo petulante, riesce immediatamente più simpatico dei resistenti dell'Ira, rappresentati invece come cementificati nel loro dogmatismo ideologico e, soprattutto, disposti a calpestare quella solidarietà umana elementare che invece il film di Sheridan acclama a gran voce. [...]

È evidente che la mostruosità degli attentati dinamitardi indiscriminati non si giustifica, in alcun modo, ma è altrettanto vero che, a livello cinematografico, la cosa non è spietata nemmeno nelle sue ragioni militari (abnormi finché si vuole), se non con generici riferimenti ad "una sporca guerra" ed alle sue vittime innocenti. [...]

Tu sei il tuo nome

Nel nome del padre si pone sin dal suo "rumoroso" titolo sotto il segno di una verginità da riconquistare. Questa aspirazione che è alla base della pellicola non può essere rappresentata se non come un ri-attraversamento globale della geografia dell'anima del protagonista. Quindi a dispetto del carattere claustrofobico del film, il racconto di formazione di Gerry si configura come un vero e proprio viaggio, dove allo spostamento orizzontale si sostituisce quello verticale di un processo di riscoperta di se stesso e del suo rapporto con il padre Giuseppe.

All'interno quindi di una struttura narrativa scandita da una rigida suddivisione in blocchi (Belfast, Londra, l'interrogatorio, il processo ecc.), Sheridan insinua i motivi del contrasto padre-figlio. Tale dialettica non è mai data come un mero conflitto generazionale e/o politico, bensì investe sempre le universali ragioni del vivere che in quanto tali non possono essere patteggiate pena il loro inaridirsi. [...] Il padre di Gerry è in effetti una puntuale esemplificazione dell'idea che nel nome sono incisi i propri caratteri distintivi più intimi, ai quali sembra ribellarsi, ancora una volta biblicamente, il figlio. La quest di Gerry è dunque un percorso pieno di insidie e tentazioni alle quali dovrà saper resistere proprio come Gesù nel deserto. Solo superando gli ostacoli che gli impediscono di vedere la luce della verità, Gerry ritrova se stesso "nel nome del padre". In questo senso Sheridan articola il suo discorso in modi addirittura didascalici.

[…] Come il figliuol prodigo, Gerry torna sempre dal genitore, il quale con la mite operosità mutuata dal nome del padre di·Gesù, ha iniziato la campagna di controinformazione che condurrà alla scarcerazione del figlio mentre questi si dibatteva nella trama delle tentazioni che gli offriva il mondo.

In questa prospettiva dunque Nel nome del padre si presenta come un film politico bifronte, condividendo la medesima tentazione di Gerry di voler avere due padri. Da un lato quindi la denuncia irrinunciabile di un osceno abuso del potere giudiziario inglese, dall'altro la strutturazione di tale denuncia che deriva dalla prospettiva cattolica della salvazione la propria ragion d'essere. Non che vi sia nulla di male. Il valore militante di certo cattolicesimo di base è ben noto. Ma ci sembra che, dovendo il film raggiungere quel pubblico che accorre al richiamo delle candidature all'Oscar, si finisca per sacrificare anche un'analisi più approfondita della religiosità irlandese che, date le premesse, non avrebbe certo guastato, mentre in questo modo la questione finisce per essere presentata come un a priori che in quanto tale non si discute.

[...] Il film di Sheridan, nonostante incorra in un notevole manicheismo nella rappresentazione dei fatti, ha una dignità formale che il cinema dei vari Di Robilant di casa nostra si sogna, pur nella misura di una televisivizzazione cui non riesce mai del tutto a sottrarsi. [...]