Respiro di Emanuele Crialese

Questa sera su Iris, alle 21, il sorprendente esordio di Emanuele CrialeseRespiro. Ecco un estratto dalla recensione che Emiliano Morreale scrisse per il n. 416 di Cineforum, quando il film uscì nel 2002.


Le motivazioni del sorprendente successo di critica (e moderatamente di pubblico, specie con le vendite all’estero) di Respiro possono insospettire, e probabilmente non sono tutte condivisibili. Il film, hanno detto alcuni malevoli, è fin troppo “bello”, la Sicilia del film se non è da cartolina stordisce comunque con la bellezza del paesaggio. Il mare, un Sud quasi mitico, i bambini, i cani... L’inizio, poi, non promette niente di buono, i ragazzini cruenti con le bandane potrebbero essere quelli di Aclà a Floristella. E un sottile sospetto continua a riaffiorare per tutto il film, di estetismo, di troppa bravura, di maniera (le citazioni dall’Atalante sono davvero un po’ troppo). Ma allora perché Respiro appare ugualmente un bell’esordio, un film importante, lontano in realtà dai rischi rappresentati dal cinema di Aurelio Grimaldi e (forse ancor più pernicioso) dell’ultimo Tornatore?

Non è solo il fascino dell’insolito. E non è solo la bellezza delle immagini, il talento visivo dell’autore (notevolissimo, nel paese in cui ci siamo bevuti pure Muccino). Le ragioni dell’interesse di questo film hanno radici in urgenze ben più serie, in tendenze che il nostro cine- ma coltiva, accenna, approfondisce da tempo in vari modi, soprattutto in quei registi che scelgono di partire da Sud.

Non si capisce con certezza in che periodo si svolga il film. Gli appigli temporali sono pochi: ci sono mangiadischi tipici degli anni ’70, un profluvio di Vespe vecchio modello, Fiat Uno, un jet fa capolino tra due case in una scena. E non vien detto mai nemmeno quale sia il luogo, l’isola (isola?) in cui la storia di svolge. Sappiamo che è un Sud inteso per sontuosa astrazione; l’unica certezza (e può bastare) è che siamo dopo gli anni ’60. La Storia è già passata, e ha portato morte e distruzione. Questa la premessa visiva del film, il suo cronotopo. Quelle rovine che sono ormai il segno del migliore cinema italiano meridionale, da Gaudino a Ciprì e Maresco all’ultimo Corsicato, dominano incontrastate sul non-orizzonte di Respiro.

È questo a correggere l’estetismo del film, a spostarlo verso la contemplazione della storia come “paesaggio con rovine”. Il Sud di Crialese non è più un luogo mitico prima della storia, ma uno spazio bianco rimasto dopo di essa, simile in questo al Mediterraneo no man’s sea di Tornando a casa di Marra. E l’immagine del Sud che il cinema ci ha proposto in questi anni, anche se non molti se ne sono accorti, racchiude un immaginario di grande potenza: non c’è più distinzione tra città e campagna, centro e periferia, sviluppo e arretratezza. Il cinema ha dipinto in questi anni un paesaggio italiano che è un enorme hinterland, una terra di nessuno che si espande per metastasi e in cui lampeggia a volte (a seconda dello spirito nostalgico degli autori) la traccia di qualche antica bellezza: è questo il Sud di Sangue vivo e di Chimera, di Giro di lune tra terra e mare e di Totò che visse due volte (ma anche dell’Uomo in più, di Lacapagira, di mille altre non-città...).

In questa visione onirica di un mondo (ma anzitutto: di un’Italia) dopo la storia, Crialese sceglie esplicitamente, mi pare, dei modelli che sono stati sotterraneamente presenti in molto cinema di questi anni, in cui il meridionalismo classico e i generi del cinema italiano si sono spesso rivelati inservibili. Il suo è il primo film italiano di questi anni che ricordi esplicitamente i romanzi di Anna Maria Ortese e di Elsa Morante, che erano segretamente ascoltati dall’Ame- lio ultimo di Lamerica (fin dal titolo) e Così ridevano.

Respiro è una versione aggiornata dell’«Isola di Arturo» e del «Cardillo addolorato»: ha al suo centro una follia di donna che è una reazione irriducibile alla devastazione che ha vinto intorno. È la follia di Ida col suo cane Bella ne «La Storia», di Elmina che non smette di patire per il metafisi- co e mediterraneo Cardillo, si incarni esso in bestia o in fanciullo.