Senza tregua di John Woo

Questa sera su Iris alle 21:00 andrà in onda Senza tregua il primo (di una lunga serie) film hollywoodiano di John Woo. Giona A. Nazzaro, su Cineforum 329 (novembre '93) ne scriveva così, rissumendo molto bene il ruolo e il posto che Woo occupava (e continua a occupare) nella storia del cinema contemporaneo. 


Grande era la curiosità intorno al primo film americano di John Woo, il regista di Hong Kong che ha inventato un personalissimo quanto adrenalico genere cinematografico: quello del gunfight; ossia una sorta di eccitantissimo ibrido dove il film di arti marziali incontra la tradizione del cinema noir così come questa è stata rielaborata dal cinema iperrealista americano degli anni '70. Un primo assaggio delle capacità di Woo si è avuto a Cattolica nel '92, dove giunge sull'onda degli entusiasmi francesi. Dopo una lunga gavetta nei film di arti marziali (il nostro ha al suo attivo una già foltissima filmografia) arriva l'incontro con Tsui Hark, il Corman di Hong Kong. Stupefacente esempio di questa collaborazione è The Killer, remake del melvilliano Le Samourai, dedicato a Scorsese ed al regista francese. Basta aver visto quest'unico film, nel quale il nostro esibisce uno stile ferocemente lirico che tritura con disperato amore il meglio della mitologia cinematografica di genere americana e non, per innamorarsi del cinema di John Woo. Ma a differenza del suo maggiore epigono, il produttore Joel Silver, Woo non si diletta esclusivamente a fare a pezzi il mito esplodendone le componenti ludiche come in un caleidescopio impazzito. Nel maestro di Hong Kong vive una appassionata tensione analitica nei confronti del movimento corporeo e dello spazio in cui questo si iscrive, che ad Antoine de Baecque ha permesso di operare una rischiosa quanto interessante similitudine con gli esperimenti di Jules Marey.

Il paradosso più intrigante dello stile di Woo è che nonostante un serratissimo montaggio scomponga l'azione e i movimenti dei corpi in velocissimi frammenti, l'impressione che se ne ricava sempre ad una prima visione è quella di un cinema della trasparenza, dove tutto si succede con la grazia coreografata al millimetro di un musical minnelliano, come se le riprese fossero state eseguite in lunghi piani sequenza. D'altronde lo stesso Woo cita esplicitamente Donen e Kelly tra le sue principali influenze cinematografiche.

Era dunque con preoccupata curiosità che si attendeva il debutto americano di Woo; e se l'ala tutelare di Raimi lasciava sperare oltre il lecito, c'era pur sempre il nome di Van Damme che raffreddava gli eccessi di entusiasmo. A conti fatti lo stile dell'autore di The Killer, per quanto si sia dovuto adattare ad una progressione narrativa stereotipata che si muove per gradi verso il climax, tipica dell'action movie made in Usa, ne esce immutato. Il limite più evidente di questa pellicola, a parte il bel Van Damme (che comunque arreca meno danni del solito), è che si tratta con ogni evidenza di un esercizio di stile, per quanto nobile, teso soprattutto a dimostrare l'adattabilità del metodo di Hong Kong a quello hollywoodiano. Evidentemente a Raimi premeva soprattutto che John Woo riuscisse a sfondare sul mercato americano in vista del fatidico 1997. Non stiamo facendo , della dietrologia per salvare Woo. È evidente che la sceneggiatura di Pfarrer (autore anche di quella di Darkman), remake di The Most Dangerous Fame, nella sua dichiarata banalità, serve da mero sfondo per la stilizzazione dell'azione e dei combattimenti cara al regista. Insomma Senza tregua è un raffinato lavoro su commissione come un certo cinema di genere non vedeva da anni. Basti pensare a quegli strepitosi stop frame e a quei ralenti leoniani...

Ora Quentin Tarantino sta scrivendo una sceneggiatura per John Woo. L'affettuosa adesione ironica del regista di Le iene all'immaginario noir, nonché la sua sardonica ferocia visionaria, ci sembrano essere la migliore garanzia di riuscita per il prossimo film "americano" di John Woo.

Anche questa macchinazione è stata montata bene.