Shining di Stanley Kubrick

Questa sera su Iris (canale 22) alle 21:00 Shining di Stanley Kubrick. Il film non ha certo bisogno di presentazioni. Vi proponiamo (purtroppo con tagli e senza note) quanto scrisse Emanuela Martina per Cineforum 202, sul quale si può trovare lo speciale dedicato al film con gli articoli di Cesare Secchi e Paolo Vecchi e di Davide Ferrario (questo pubblicato sul sito in occasione dell'evento di Nexo Digital per Halloween 2017).


Storia della porta

Fantasmi, maledizioni antiche, percezione extrasensoriale, follia omicida, frustrazioni, aggressività latenti, conflitti edipici: tutti i significanti e i significati più tradizionalmente noti del cinema dell'orrore intrecciano le proprie strade all'Overlook Hotel. Uno scrittore inappagato e in piena crisi creativa, oppresso da una moglie squittente e da un figlio troppo intelligente, prendendo a prestito leggende e altrui maledizioni, crea a se stesso alibi di irrazionalità per liberarsi dei legami familiari - modello Polanski -; oppure: tre categorie oppresse (donne, bambini, negri) unendo le proprie specificità (buon senso, fantasia, impulsiva irrazionalità) riescono a contrapporsi alla violenza culturale dominante (maschile, paterna, bianca, razionale) - modello lbañez Serrador -; o, ancora, lo spazio chiuso quale metafora di una struttura sociale sempre più tesa all'alienazione, anomia, alla perdita di senso dell'agire individuale, alla progressiva disintegrazione della personalità e alla tendenza all'autodistruzione - modello Gli uccelli -. Oppure, molte altre interpretazioni, ugualmente valide e dimostrabili; e, se su tutte domina come segno fondamentale la rituale uccisione del padre, è tuttavia essenziale la constatazione dell'impossibilità a scindere i diversi segnali al fine di privilegiare una strada interpretativa piuttosto che altre.

Shining si propone insomma (come era stato 2001 per la fantascienza) come una sorta di summa del genere horror; e, dal momento che con rara lucidità individua nell'ambiguità (ideologica, di senso, linguistica e fruitiva) il tratto connotante il genere (dove da sempre, e nel corpo delle stesse opere, la pulsione alla massima libertà si intreccia con l'indispensabilità della scelta morale), sospende il giudizio e accoglie al proprio interno tutti gli spunti, attestandosi in perfetto equilibrio su una soglia. Una soglia che è ovviamente anche quella tra bene e male, tra conscio e inconscio, tra sanità e follia, tra convenzione sociale e regressione istintuale, ma soprattutto quella tra reale e immaginario. [...]

All'Overlook Hotel tutto è possibile; e non solo perché nella mente esasperata di Jack Torrance tutto è possibile, ma soprattutto perché l'Overlook è una specie di «stazione di transito», una di quelle case alla Lovercraft nelle cui viscere «sono simultaneamente presenti e confusi il passato ricordo, il futuro immaginario e il momento vissuto». [...]

Al di là, comunque, di qualsiasi presunzione interpretativa (si è detto, all'Overlook Hotel i percorsi rintracciabili sono tanti), di Shining resta esemplare la razionalità astratta e inquietante con la quale un «maestro» si accosta a un genere proverbialmente minore non per approfondirlo, spiegarlo e «nobilitarlo», ma per rappresentarne il principale meccanismo, [...] Kubrick, con puntualità matematica, tiene inchiodato lo spettatore sulla soglia dubitativa; e, se il percorso psicanalitico resta comunque valido a confermare l'ipotesi scientifica, il percorso «soprannaturale» non si vela mai dell'allegoria di interpretazioni mistiche e demoniache. Se il proliferare delle apparizioni può essere interpretato come un crescendo autosuggestivo che piano piano coinvolge anche l'elemento più ostico della famiglia (e Kubrick, a mio parere, pur ammirandone le inesauribili risorse pratiche, non condivide e non ama Wendy), rimarranno sempre aperti due interrogativi: cosa ci fa Jack Torrance nella foto del 1921? e chi ha aperto la porta della dispensa nella quale Wendy aveva imprigionato il marito? Fantasmi. Non pallide ombre, ectoplasmi vaganti, meccanici zombi, ma esseri lucidi e razionali, ironici interpreti di una pantomima dello scrittore maledetto di fitzgeraldiana memoria. [...] Danny, dal canto suo, gioca all'autoconservazione perché sa vivere con i fantasmi, sa destreggiarsi nel flusso spazio-temporale bidimensionale; non perde la testa e si infila nella trappola dalla quale solo il binomio razionalità-fantasia può uscire, il labirinto, che è il simbolo più bello di Shining, quello che dà il pieno senso della geometrica, anche se difficilmente sondabile, razionalità dell'immaginario.

Shining, infatti, è costruito come un labirinto, un insieme di segmenti all'apparenza confusi, in realtà tutti interdipendenti; nel ripensarlo, fuori dall'impatto emotivo della visione, ci si rende conto che nel film non esistono elementi superflui, fatti gratuitamente orrifici. L'andirivieni dei personaggi (non solo i tre protagonisti, ma anche Halloran, Grady e gli altri fantasmi) segue una millimetrica logica narrativa. Così, la macchina da presa di Kubrick non bara mai, facendoci presentire pericoli inesistenti o distribuendo colpi allo stomaco; insegue e chiude i personaggi (e noi con loro) all'interno di una dinamica obbligata, smorzando se mai la propria incalzante tensione proprio nei passi nei quali emerge l'orrore figurativo. Le apparizioni (delle quali, tra l'altro, siamo confusamente preavvertiti dalla «vista» di Danny) non sorprendono, esistono, materialmente, [...] interagiscono, ma non minacciano direttamente, non uccidono, non aprono abissi di morte. Solo accettandole come abituali conviventi si può passare indenni attraverso la loro inestinguibile festa. La salvezza di Danny è una vittoria dell'intelligenza, dell'equilibrio tra norma e pazzia, fondato sulla consapevolezza e tenuto insieme faticosamente e dolorosamente (infatti Danny è l'unico che vede, sa e soffre per tutto il film). Wendy Torrance può solo mettersi alla guida di un gatto delle nevi portato su dalla fantasia; Jack Torrance è ospite ormai fisso alla festa della Gold Room.

Danny sarà sempre sulla porta (aperta) della stanza 237.