Trappola di Cristallo - Die Hard di John McTiernan

Questa sera su Iris (canale 22), alle 21:00, Trappola di Cristallo di John McTiernan. Il primo film della saga Die Hard, che lanciò la carriera di Bruce Willis nel ruolo del detective newyorkese John McClane. Come scriveva Federico Chiacchiari su Cineforum 278 “non è un film d'azione, bensì il film d'azione”.


Un grattacielo di Los Angeles, sede di una multinazionale, la Nakatomi Corporation; un manipolo di dodici terroristi che l'attaccano, vi si barricano dentro armati fino ai denti tenendo impiegati e dirigenti come ostaggi; un poliziotto che si trova lì per caso (la moglie lavora in quel palazzo), e comincia una specie di guerriglia personale con i finti terroristi (in realtà sofisticati e crudeli banditi interessati esclusivamente ai milioni di dollari nascosti nella cassaforte).

Una specie di meccanismo perfetto, dove non si sa bene chi è braccato e chi è l'inseguitore, chi è intrappolato e chi conduce il gioco. Gioco di specchi che raggiunge il culmine nello scambio 'psicologico' di potere nell'incontro tra Willis e Alan Rickman (il capo dei banditi). Sguardi, discorsi, il carceriere che diviene carcerato, giochi claustrofobici come una seduta psicanalitica a ritmo rock.

Attenzione a questo film di John McTiernan (già regista di Nomads e Predator), non è il «solito film d'azione americano». Vederne dei pezzi nei trailers televisivi non ne suggerisce neanche lontanamente l'enorme potenziale 'cinetico' che la visione intera e su grande schermo riesce a regalare.

Ed infatti mai film fu cosi provocatoriamente a suo agio nel mostrare il massimo della verticalità (il grattacielo) all'interno di quella che è visivamente la massima orizzontalità, cioè quella offerta dal cinemascope.

Non è un film d'azione, bensì il film d'azione, vero concentrato – centrifuga - riciclaggio di tutto il cinema degli anni '80 (e precedenti). C'è dentro di tutto, dall'ovvio Inferno di cristallo (che in fondo ne è il più lontano), a Rambo, Indiana Jones, Atmosfera Zero, Robocop, The Hitcher, 1941, ecc …

In mezzo a tanti film di questo periodo che cercano (invano) di catturare il 'glamour' di questi anni '80, ecco spuntare questo clamoroso bagliore, vero exploit di regia vertiginosa, montaggio supersonico, primo film girato alla velocità della luce ... modello per un cinema cibernetico post-videoclips per gli anni novanta.

John McClane (un Bruce Willis sorprendente), il protagonista, si pone come un eroe di tipo nuovo (chissà, forse anche questo prototipo per il futuro): è un poliziotto newyorkese che, la notte di Natale, vola in aereo per andare a trovare i figli e la moglie (manager in una grossa ditta giapponese) che vivono a Los Angeles. È incasinato e lo si vede immediatamente. Ha paura di volare, la famiglia spezzata (lui si è rifiutato di seguire la 'carriera' della moglie), è emotivo (agisce e parla e subito dopo si autocritica, parla da solo), è ultravulnerabile (sia fisicamente che emotivamente per tutto il film assistiamo ad un alternarsi di sue 'azioni', sue 'riflessioni', disperazioni e sofferenze); contemporaneamente però è ancora emozionalmente vivo (freme per la moglie e intraprende uno splendido rapporto in walkie-talkie col poliziotto negro), e rapido, astuto, buon professionista e soprattutto capace di utilizzare tutto ciò che si trova intorno (ascensori, cunicoli, vetri ecc ... ).

Non ha la durezza né la rabbia del primo Rambo (quello di Kotcheff), è però ironico e non vuoi far tutto da solo (per prima cosa cerca di chiamare la polizia, poi resta in attesa e interverrà solo quando questa si rivelerà incapace e pericolosa), né possiede il fascino fumettistico di un Indiana Jones, è infatti un uomo comune, con i guai e i problemi di tutti. Insomma abbiamo un film che cita i classici come mito ormai scomparso (Gary Cooper e Mezzogiorno di fuoco, ma solo per correggere una citazione errata del capo dei banditi. .. ) ed invece usa l'intero cinema d'azione (è questo il genere) del decennio, utilizzando quindi l'ironia e l'azione come valvola esplicativa di piacere, produzione di senso, critica delle pratiche dominanti.

Non più il catastrofico anni '70, né l'accorpamento di pratiche significanti differenziate (nei media e nel tempo) di Lucas-Spielberg, neppure il Vietnam come inconscio sporco e sua reincarnazione nel quotidiano vissuto negli States (il bellissimo I guerrieri della palude silenziosa, Rambo, ecc ... ). Piuttosto Trappola di cristallo sembra essere ossessionato dalla volontà di smitizzare l'intero cinema del decennio e rovesciarlo a suo uso e consumo. Più che rambo (nome che ricorre anche nel film, dopotutto Willis è braccato come lui, e il grattacielo può essere anche visto come la nuova giungla americana, giungla di guerre d'affari, forme più moderne d'occupazione, violenza e dominio, giungla di vetro in cui lui si muove perfettamente a suo agio), il film fa pensare a 1941 allarme a Hollywood e alla carica distruttiva del demenziale. Non è comico, certo, (anche se è stracolmo di battute divertenti e anche di personaggi simpaticissimi come l'autista nero della limousine tutto battutacce e rock/rap), ma sembra in grado, come il demenziale dieci anni fa, di provocare distruzione + azione + carica anti-establishment.

Tutte le istituzioni nel film cadono letteralmente a pezzi. La polizia, sempre in ritardo e messa in ridicolo dalla preparazione 'professionale' dei banditi, I'FBI, mai vista così cinica, crudele e stupida (e gli sceneggiatori Jeb Stuart e Steven de Souza che si divertono ad inventare una coppia incredibile: due agenti con lo stesso cognome, Johnson, prendono l'elicottero e volano intorno al grattacielo, uno fa «non ti ricorda Saigon, nel '68?» e l'altro «guarda che allora facevo il ginnasio! ... ). Per non parlare della tv locale, tutta presa nella lotta interna per lo scoop; non ne esce bene né la struttura computerizzata e apparentemente perfetta dei giapponesi (e poi basta un blackout a far aprire la cassaforte), né come al solito gli yuppies (sia la moglie arrivista che il barbuto manager d'assalto cocainomane). Chi si salva sono solo gli individui che agiscono 'follemente' all'interno della normalità istituzionale. Il poliziotto McClane, che capisce al volo la situazione e non accetta la resa, e il poliziotto di colore tutto pancia e pop-corn con la moglie incinta che lo aspetta a casa, che sa riconoscere 'uno dei nostri' da come parla, si muove, agisce. Il poliziotto McClane è la variabile impazzita nel perfetto piano dei banditi finti terroristi. Ostaggi, polizia, FBI, televisioni, tutti abboccano nella trappola del bandito Hans Gruber, tranne il cocciuto e perverso poliziotto di New York.