Una notte da leoni di Todd Phillips

Questa sera su Italia 2 (canale 35) alle 21:10 Una notte da leoni, commedia di grande successo di Todd Phillips. Pubblichiamo la scheda che Simone Emiliani scrisse per Cineforum 487. (Vi segnaliamo inoltre che Rai Storia, alle 21:10, trasmetterà I soliti ignoti di Mario Monicelli).


Senza un attimo di tregua. Corre a velocità impazzita Una notte da leoni. Senza pause, senza fermarsi a nessun segnale di stop, tanto è vero che forse l’unico limite del film potrebbe essere quello di dover star dietro a una tale densità di eventi compressi in una durata, stavolta, forse troppo limitata. Una notte da leoni poteva essere una delle tante commedie volutamente volgari, nate sulla scia di American Pie. Negli Stati Uniti invece è stato un clamoroso quanto inatteso successo. Il film è infatti costato circa 35 milioni di dollari e ad oggi ne ha già incassati oltre 265, tanto è vero che già si parla di un sequel. La vicenda dei quattro amici che si recano a Las Vegas per festeggiare l’addio al celibato di uno di loro si trasforma in un’avventura all’ultimo respiro, fatta di continui ribaltamenti, di situazioni al limite dove i protagonisti sembrano ogni volta trovarsi in un vicolo cieco. Todd Phillips, noto soprattutto per aver diretto la versione cinematografica di Starsky & Hutch nel 2004 dove nel comportamento dei due agenti si potevano già rintracciare tracce delle caratteristiche di tre dei quattro protagonisti di Una notte da leoni (uno di loro, Doug, sparisce nel corso della “folle notte”del titolo italiano e poi gli altri si mettono alla sua ricerca), si appropria di un certo immaginario del cinema statunitense (le lunghe strade da road-movie, le luci di Las Vegas) e sembra combinare il viaggio nostalgico di Fandango con le traiettorie impazzite di Animal House; il personaggio di Alan per esempio (interpretato da Zach Galifianakis) sembra essere costruito sul modello di quello di John Belushi: grasso, sporco, la parola sbagliata nel momento sbagliato. Uno dei tanti momenti di potente scorrettezza è presente nella scena in cui, assieme agli altri due, è ammanettato in una stazione di polizia. Un bambino lo guarda di traverso e gli scatta col telefonino ma lui riesce comunque a dargli un calcio.

La grande idea di Una notte da leoni, che poi sorregge tutto il film, è comunque quella di non mostrare cosa è avvenuto quella notte se non nell’immagine delle foto nei titoli di coda. La pellicola prende quota proprio da quella limitata, sensibile e in questo caso determinante frattura temporale. Dalla scena sul terrazzo dell’albergo di sera in cui i quattro brindano «alla notte che non dimenticheranno mai» al mattino quando si risvegliano nella stanza sottosopra mentre una donna sta uscendo dalla porta, una gallina gira indisturbata, una tigre si trova in bagno e soprattutto Doug è sparito, succede di tutto. Proprio quello che lo spettatore non vede e i protagonisti non ricordano. La loro amnesia sembra appartenere a quei thriller e a quei drammi psicologici. Ritorna però al tempo stesso il fantasma di John Landis e soprattutto quel suo piccolo e sottovalutato gioiello sull’insonnia che è Tutto in una notte. Certamente la scrittura di Jon Lucas e Scott Moore risulta particolarmente abile a seminare indizi attraverso oggetti, ambienti (l’ospedale) e azioni (il matrimonio di Stu, un uomo che è stato sempre completamente sottomesso alla sua compagna), a far comparire personaggi all’improvviso (il bambino, la spogliarellista interpretata da Heather Graham, lo spietato e divertentissimo Mr. Chow) fino a giungere a un altro momento pienamente riuscito del film, l’apparizione di Mike Tyson che canta «In the Air Tonight» di Phil Collins. Del resto i due sceneggiatori riescono a far convivere con invidiabile equilibrio la dimensione realistica con quella fantastica e ciò è evidente anche in un’altra buonissima commedia scritta da loro, La rivolta delle ex di Mark Waters nella quale, come in Una notte da leoni, l’assurdo riesce a convivere con la normalità. Ma anche Phillips arricchisce questo suo film di continui e attraenti residui. Alcuni sono più cinefili (il dettaglio del riflesso del deserto negli occhiali da sole del gangster orientale proprio come in quelli di Asso/De Niro in Casinò di Scorsese), altri invece più riconoscibili e anzi quasi spudorati (Alan e Phil sulla scala mobile del casinò, in una posizione simile a quella di Dustin Hoffman e Tom Cruise in Rain Man e con la musica del film di Levinson). Grazie anche a quattro scatenati attori poco noti al pubblico cinematografico (forse quello più conosciuto è Bradley Cooper, visto recentemente in La verità è che non gli piaci abbastanza e Yes Man), Una notte da leoni va dritto per la sua strada, in modo a volte anche troppo fracassone, ma anche con lampi improvvisi di genialità. Soprattutto è un film che non si vuole mai fermare. Neanche quando è giunto al traguardo.