Windtalkers di John Woo

Questa sera su Rai Movie (canale 24) alle 21:10 Windtalkers di John Woo, film del 2003 (e non uno dei suoi maggiori successi, di critica e di pubblico). Ne scrissero per Cineforum 417 Marco Bertolino e Giona A. Nazzaro. Pubblichiamo alcuni estratti della scheda di Bertolino.


Sinfonia per un “eroico” massacro Marco Bertolino

Con Windtalkers John Woo presenta l’elaborazione figurativa e concettuale del proprio fare cinema più articolata realizzata fino a questo momento: a un livello ancor più teorico che in Mission Impossible 2, e non soltanto per la serietà dell’assunto rispetto ai toni da divertissement di quest’ultimo. [...] Il cinema di Woo (almeno nella sua forma più compiuta e “autoriale”, ovvero da A Better Tomorrow in poi) esibisce un chiaro intento mitopoietico, che si potrebbe schematicamente riassumere come rappresentazione epica delle drammatiche vicissitudini di personaggi di statura eccezionale, impegnati in una faticosa rinascita interiore e sovente destinati a pagare con la vita la propria coerenza. In Windtalkers tale tematica viene condotta alle estreme possibilità concettuali fino ad attuarne il rovesciamento [...] il sacrificio degli Eroi assume pieno significato solamente grazie alla cronaca delle loro gesta realizzata attraverso il mezzo cinema.

Gli eroi non versano lacrime

A dispetto dell’apparente coralità, Windtalkers è imperniato sull’incontro/scontro tra il sergente Enders e il soldato Yahzee, .[...] due tematiche fondamentali sviluppate da Woo nella recente pellicola: l’amicizia in chiave interrazziale e la poetica dello sguardo. […] L’ambiguità morale alla base dell’interazione tra i due personaggi è anch’essa profondamente wooiana: Enders, incaricato di proteggere il codice ma non il codificatore, si sforza di non provare alcun sentimento nei confronti del suo ignaro protetto; e solamente nell’epilogo il loro contrasto si comporrà in una catartica armonia.

L’occhio come specchio dell’anima è inoltre presente [...]nella recente pellicola di Woo assume una netta rilevanza simbolica. Lo sguardo detta le coordinate dell’inquadratura, disegna le traiettorie delle pallottole, misura l’estensione delle deflagrazioni, ma soprattutto presiede alle diverse fasi relazionali tra i due protagonisti: [...].

La relazione tra i due protagonisti maschili del film si configura dunque come estrema evoluzione del tema dell’amicizia virile che è da sempre centrale nel cinema di Woo: come in The Killer o Hardboiled, l’altalenarsi di antagonismo e attrazione produce un’intesa basata su autentiche affinità elettive, spezzata da tragici eventi che finiscono tuttavia per sublimarla in un sentimento di natura superiore.

La relazione brevissima e pudica tra Enders e l’infermiera, unico personaggio femminile di rilievo, testimonianza eloquente dell’indifferenza di Woo nei confronti delle convenzioni cinematografiche contemporanee, se da un lato si collega nuovamente alla tradizione americana classica, dall’altro si riconduce al gusto mélo che domina il corpus wooiano. Come nell’età dell’oro del cinema hollywoodiano, il rapporto uomo-donna è improntato ad un’assoluta castità: ma se in passato ciò era dovuto a mere convenzioni sociali, nelle pellicole di Woo è dettato da una poetica del pudore che nasconde sovente passioni forzatamente sopite. [...] Nell’universo dell’autore hongkonghese il mélo non è una scelta stilistica, è una categoria dell’anima.

Nel cinema di Woo la violenza si impone come unico artefice in grado di produrre mutamenti repentini in una società incancrenita dalla corruzione e dall’avidità, tale da gettare i personaggi del regista cantonese in balia di un’irresistibile forza centripeta verso il fulcro della propria autodistruzione.[...] In Windtalkers l’esercizio della violenza durante il conflitto bellico si configura come unica possibilità di sopravvivenza, in un contesto nel quale l’eliminazione del nemico non rientra più nelle coordinate etiche del concetto di omicidio. Gli antichi eroi di Woo, tesi sovente al riscatto di sé in spregio alla propria stessa esistenza, giungevano alla redenzione attraverso la violenza: un mezzo parossistico per purificarsi da una lunga connivenza con le ingiustizie e la sopraffazione. I soldati di Windtalkers realizzano la propria catarsi in un eroico bagno di sangue sul campo di battaglia, non prima però di aver compreso che il Nemico altro non è che un insieme composito di loro simili, trovatisi casualmente a indossare una divisa di diverso colore. Woo orchestra allo scopo una straordinaria sinfonia bellica che alterna, con innata capacità affabulatoria, il drammatico “allegro assai” delle sequenze di combattimento con il mesto “andante” dei momenti di cameratismo quotidiano, a comporre un inatteso, sublime epicedio.

Il (neo)classicismo di Windtalkers

Il linguaggio cinematografico di Woo ha acquisito una maestosità di messinscena che è forse il risultato più alto della raggiunta maturità artistica: pur non rinunciando alle ben note figure retoriche (il celebre Mexican stand off), il regista ha trasformato i suoi “balletti di piombo” in grandiosi movimenti orchestrali tesi a riprodurre, con impressionante realismo, la furia ipercinetica dei conflitti a fuoco, delle esplosioni, delle morti cruente. […] Una delle peculiarità del film è proprio l’intensa umanità che lo pervade, a testimonianza della levatura morale che guida lo sguardo dietro la mdp: l’epos wooiano non si esprime mai nelle forme di retorica patriottica che connotano le recenti produzioni belliche statunitensi, bensì rispecchia i sentimenti dei propri tormentati Eroi innalzandoli su un piano superiore. La sapienza nella trattazione del materiale diegetico è tale che perfino il paesaggio, da un piano meramente figurativo, passa ad assumere un rilievo simbolico: un esempio eloquente è il magnifico incipit, con i suoi solenni movimenti di macchina lungo la Monument Valley, che si erge per l’appunto a monumento della nazione che ha partorito una stirpe di Eroi.