La meraviglia di Taipei Story di Edward Yang

Appunti su un film ritrovato - Parte II

Un altro film recuperato: Taipei Story di Edward Yang. Scritto dallo stesso regista, con Chu T’ien-wen e soprattutto con Hou Hsiao-Hsien, che del film è anche protagonista e che all’epoca, nel 1985, aveva già girato I ragazzi di Feng Kuei, presentato anche questo al Cinema Ritrovato. Recuperato letteralmente, fra negativi da scovare e società di produzione a cui risalire, e recuperato come esempio di una stagione straordinaria del cinema di Taiwan, negli anni della legge marziale, della modernizzazione forzata del paese, del selvaggio sviluppo edilizio della sua capitale, della tensione fra violenza e voglia di fuga.

Nel film, la tensione dell’epoca si percepisce tutta: come sentimento d’amore che si affievolisce, come rabbia che serpeggia, come desiderio che fatica a essere contenuto. Ed Edward Yang, con precisione e senzo spaziale per le inquadrature, concentra tutto sulla scena, dentro le case, negli uffici, nei locali, negli oggetti d’arredo, nei particolari apparentemente secondari di una relazione – un biglietto aereo, una VHS, un'automobile – che rivelano con la loro presenza muta di tutto ciò che i personaggi non sanno e non riescono a dirsi.

A rivedere un film così libero narrativamente, così aperto stilisticamente, viene da pensare che il cinema contemporaneo passi proprio da lì, da un film come questo e dagli altri che Hou girava nello stesso periodo (In vacanza dal nonno, A Time to Live, a Time to Die), dove la rappresentazione del pensiero avviene attraverso la realtà oggettiva delle cose, dove la storia collettiva si riversa su quella privata e lo scenario urbano in cambiamento con il mutare dell’economia mondiale abbraccia indifferente la figura umana.

In Taipei Story la notte è lunghissima, i personaggi del film vi si perdono dentro, si aspettano, si chiamano, si abbandonano; alcuni muoiono, altri risorgono... La notte è lo scenario prediletto di un film impressionista che tratteggia un'atmosfera sospesa e minacciosa, con i personaggi che non riescono e non possono amarsi, così come non riescono e non possono lasciarsi, e sono sempre in attesa di un evento, di un ritorno o di un segnale di vita che sblocchi una persistente situazione di stallo.

Taipei Story è un melodramma perfetto, per quanto giocato sul soffocamento dei sentimenti e non sulla loro esplosione: perché coglie in una storia d’amore indefinita, ambigua e senza sbocco, la condizione esistenziale di una generazione consapevole di vivere il momento di passaggio dal presente al futuro, dalla conservazione alla modernità, e per questo smarrita. Dentro ci sono i germi di quello che sarà il cinema del primo Jia Zhangke, di Yu Likwai, del Wong Kar Wai di In the Mood for Love.

E dopo il restauro e distribuzione di A Brighter Summer Day e il “ritrovamento” di questo gioiello (e con sempre bene in mente l'ultimo capolavoro Yi Yi), sarebbe forse ora di riconoscere a Edward Yang, morto di cancro nel 2007, il posto che gli spetta nel cinema di oggi.