Lautner, il gusto del mélange

“Una complicità istantanea, quasi magica, con gli attori (…), un amore minuzioso dell'inquadratura, una certa passione per la pirotecnia e soprattutto un senso prodigioso del ritmo aiutato dal fatto (dimenticavo questo dettaglio!) che Georges Lautner è il miglior montatore del cinema francese”.

Così scriveva di Lautner (scomparso il 22 novembre 2013 a ottantasette anni) Michel Audiard, uno dei più grandi sceneggiatori francesi e suo complice in ben quattordici film, per difenderlo contro il disprezzo riservatogli da buona parte della critica transalpina.

Con Philippe de Broca, Jacques Deray, Gérard Oury e altri, Lautner infatti è stato uno dei registi (quasi mai considerati autori) di maggior successo popolare dall'inizio degli anni '60 alla metà degli anni '80 in patria (i suoi quarantadue film hanno totalizzato cinquanta milioni di spettatori in Francia) e anche in Italia, finché è durato il sistema delle coproduzioni.

Ma, come ha scritto giustamente Audiard, non era soltanto un anonimo artigiano al servizio di dialoghisti e mostri sacri, perché nei suoi film migliori ha dimostrato qualità di eclettico e non banale narratore di noir, commedie e commedie noir.

Figlio d'arte (sua madre è una celebre attrice degli anni '30 e '40, Renée Saint Cyr), inizia a lavorare nel cinema come scenografo, poi diviene assistente alla regia (fra gli altri, di Sacha Guitry) e attore. Esordisce nel 1958 e si afferma tre anni dopo con Le Monocle noir (Hitler non è morto – Monocolo nero, 1961), ispirato a un romanzo del colonnello Rémy su un originale personaggio di agente segreto, il compassato e caustico comandante Dromard, detto “Il monocolo”, impersonato con magistrale ironia dal grande Paul Meurisse.

Il successo del film è tale che Lautner realizzerà altri due film sempre dedicati al “Monocolo” e dominati da Meurisse (L’Œil du Monocle / Sparate a vista all’inafferrabile 009, 1962, e Le Monocle rit jaune / L’ispettore spara a vista, 1964), confermando quel gusto per la contaminazione fra comicità e noir che diventerà una delle peculiarità anche del fortunato Les Tontons flingueurs (In famiglia si spara, 1963), adattamento dal romanzo di Albert Simonin Grisbi or not Grisbi.

Lino Ventura, Bernard Blier, Francis Blanche e Jean Lefebvre sono gli esilaranti protagonisti di questa scatenata commedia poliziesca, scritta da Audiard che punteggia l'azione con dialoghi che i francesi ancora oggi conoscono a memoria data la continua ridiffusione del film in tv (mentre in Italia il film, come gli altri di Lautner, è totalmente dimenticato). L'humour fulminante delle battute di Audiard trova nello stile grottesco e dinamico di Lautner una regia che ne valorizza la vivacità e l'irriverenza.

Lo stesso mélange si rinnova in Les Barbouzes (Quattro spie sotto il letto, 1964) e Ne nous fachons pas (Licenza di esplodere, 1966), sempre interpretati da Ventura, Blier e Blanche, mentre in Des Pissenlits par la racine (7-9-18 da Parigi un cadavere per Rocky, 1964), il tandem Audiard-Lautner valorizza la verve di Louis de Funès e Michel Serrault.

Un'altra serie singolare di film scritti da Audiard sono quelli dove Lautner dirige Mireille Darc come emblema di una femminilità spregiudicata (Fleur d’oseille / La signora non si deve uccidere, 1967, e La Grande sauterelle / Femmina, 1967). Ma anche quando si misura con il noir drammatico, il regista rivela vigore e abilità, in particolare in Le Septième juré (Il settimo giurato, 1962), con Blier, e Le Pacha (La fredda alba del commissario Joss, 1968), anch'esso scritto da Audiard, dove affida a Jean Gabin il ruolo realistico e spietato di un anziano poliziotto in cerca di vendetta.

Interessante è anche Les Seins de glace (Esecutore oltre la legge, 1974), ispirato ad un romanzo di Richard Matheson, dove l'inverosimiglianza della storia è compensata da un'ambigua atmosfera invernale. È anche il primo film dove Lautner dirige in un ruolo insolito Alain Delon, che in seguito produce e interpreta Mort d’un pourri (Morte di una carogna, 1977), sempre scritto da Audiard, uno dei migliori noir politici francesi (si ispira all'affaire della Garantie Foncière), arricchito da un cast che comprende anche Maurice Ronet, Stéphane Audran, Klaus Kinski e Michel Aumont.

Alla fine degli anni '70 Lautner inizia un sodalizio con Jean-Paul Belmondo che raggiunge i vertici del box-office e il cui miglior risultato è il thriller Le Professionnel (Joss il professionista, 1981), scritto da Audiard con il figlio – e futuro regista – Jacques. Dopo questo film, la qualità, anche spettacolare, dei suoi film scema sempre di più, in parallelo con la progressiva disaffezione del pubblico.

Si salva solo il curioso noir di ambientazione rurale La Maison assassinée (Ombre sui muri, 1988), mentre neanche le presenze di Robert Mitchum (Présumé dangereux / Presunto violento, 1990) e di Belmondo (L’Inconnu dans la maison, 1992), salvano quei film dal più totale fallimento. Dal 1992 Lautner si dedica solo alla realizzazione sporadica di telefilm e alle sceneggiature di fumetti. Nel 2000 pubblica un interessante e autoironico libro-intervista, Georges Lautner foutu fourbi (a cura di José Louis Bocquet, ed. Source – La Sirène).