Fuori concorso

The Hedonists di Jia Zhang-ke

“Il socialismo non è fatto per fare soldi mentre si dorme”: è la comica affermazione che sentiamo dire da un capo del personale di una miniera dello Shanxi a uno dei custodi che ha appena beccato a dormire durante il turno di lavoro notturno. L’effetto comico della scena è evidente. La scenetta sembra porsi il problema se sia il caso fare i soldi dormendo o ammazzandosi di lavoro: ciò che viene dato per scontato è però che lo spirito del socialismo è ormai solo una questione di “fare soldi.” È la via cinese al socialismo, quella che fece sdoganare a Deng Xiaoping già nel 1979 il famoso slogan “arricchitevi”.

È questa una delle tante e sorprendenti trovate comiche di The Hedonists, 26 minuti di inaspettata commedia firmata Jia Zhang-ke. Si tratta di un episodio del film collettaneo Beautiful 2016, commissionato dall’Hong Kong International Film Festival a Hideo Nakata, Alec Su, Stanley Kwan e appunto Jia Zhang-ke (il cui episodio è stato “stralciato” e presentato come cortometraggio fuori concorso a Locarno). La vicenda narra di tre lavoratori di una miniera dello Shanxi – la provincia del nord della Cina dove sono ambientati gran parte dei film di Jia – che, in seguito al calo dei prezzi del carbone e alla crisi del mercato finanziario degli immobili, vengono licenziati e costretti a reinventarsi un nuovo lavoro.

Basterebbe essere anche solo superficialemente a conoscenza di che cosa sia stata l’economia cinese degli ultimi due-tre anni per capire che l’ultimo film di Jia è tutt’altro che il semplice divertissement che a prima vista parrebbe essere. Il flusso migratorio che negli ultimi due-tre decenni aveva portato enormi quantità di forza lavoro a buon mercato dalle campagne alle città si è pesantemente rallentato: la Cina di oggi è sostanzialmente un paese vicino a un relativo pieno impiego, cosa che ha inevitabilmente spinto i salari molto all’insù con tutti i relativi squilibri che ne derivano. In una delle primissime scene di The Hedonists vediamo infatti uno dei manager dell’industria mineraria dello Shanxi spiegare che ormai i costi di produzione sono troppo alti e che importare i manufatti da paesi con il costo del lavoro più basso è più conveniente che produrli in patria (non ricorda qualcosa questo tipo di retorica?). L’azienda è così costretta a tagliare parte del personale meno necessario e a esternalizzare alcuni dei propri servizi (come quello dei custodi).

La scelta ricade quindi su un terzetto di improbabili lavoratori che si addormentano sul posto di lavoro, fumano mentre servono il cibo alla mensa, guardano il cellulare durante il proprio turno etc. Tuttavia serve a poco lamentarsi con il capo del personale perché anche lui è appena stato licenziato esattamente come loro. “La colpa non è di nessuno, è dell’economia di mercato” si dice (ma non eravamo in una paese socialista?), e dunque, che fare?

Reinventarsi un nuovo lavoro per tre uomini di mezza età non è cosa facile, nonostante la retorica aziendale di cui Jia ci fa mostra è quella a noi molto familiare che sostiene che ogni crisi debba semplicemente essere vista come una nuova opportunità. Tuttavia il meglio che si può trovare nella Cina del rallentamento dell’economia è andare a fare i giullari in un parco dei divertimenti di provincia. La comicità di The Hedonists è allora venata d’amarezza proprio perché prova a mettere in scena l’effetto comico che risulta da un’esperienza di umiliazione: quella che costringe un uomo di mezza età di provincia a diventare un buffone per riuscire a portare a casa un salario.

Diceva Freud che scherzando si può dire di tutto, persino la verità. E in effetti pare che Jia abbia voluto scherzare molto facendo questo piccolo film (in una scena non si nega nemmeno uno divertentissimo cameo). E tuttavia ciò che rende speciale The Hedonists è proprio il suo effetto di verità che emerge dalle sue trovate comiche: il comico infatti non serve a mettere a distanza o ad alleggerire ma a far percepire in tutta la sua portata una condizione economica e soggettiva di estrema drammaticità. Una condizione che non è solo cinese, ma che in Europa negli ultimi anni abbiamo conosciuto persino troppo bene.