Le 10 ragioni per seguire la notte degli Oscar


Nella notte fra domenica e lunedì, si terrà a Hollywood la cerimonia di premiazione degli 88° Academy Awards. In tv si potrà vedere, a pagamento, su Sky e in chiaro per tutti su TV8 (l'ex MTV). Si comincerà alle 2.30 ore italiane. Qui sotto abbiamo elencato le dieci ragioni per cui varrà la pena, se non proprio restare alzati tutta la notte, quanto meno controllare Facebook appena alzati lunedì mattina.


1. L’agognato, molto probabile, anzi quasi certo primo Oscar a Di Caprio

A quanto pare per Revenant - Redivivo Di Caprio ha dovuto nell'ordine: tenersi la barba lunga e sporca per più di un anno; farsi ore di viaggio per girare pochi secondi di film; farsi sbatacchiare da un macchina che poi, grazie alla CGI, sarebbe diventata un orso; recitare anche da malato (per dare più verità al personaggio, ovviamente); farsi ricoprire di formiche vere; rischiare l’ipotermia salvo trovare riparo nella carcassa (vera) di un cavallo morto; e, com'è noto, mangiare fegato crudo di bisonte. Più che un attore, un atleta di triathlon, un ultra cycler. Glielo vogliamo perciò dare sto Oscar, così poi ricomincia a recitare?

2. Il secondo, molto probabile, anzi praticamente certo secondo Oscar a Iñárritu



L’88a edizione dei premi Oscar assegnerà quasi certamente il premio per la migliore regia a Iñárritu e quello per il migliore film a Revenant - Redivivo. E quando contro hai dei film anche belli, per carità, ma non così imprescindibili (La grande scommessa, Brooklyn, Room, Il caso Spotlight), oppure titoli non propriamente da Oscar (Mad Max: Fury RoadSopravvissuto - The Martian) e solo uno (Il ponte delle spie) che lo meriterebbe davvero, lasciando perdere poi gli esclusi (e Tarantino? e Carol? e Steve Jobs?) e signori nessuno nominati per la regia, allora sembra quasi impossibile non vincere. O sembra fatto tutto apposta per regalare la doppietta dopo il trionfo, lo scorso anno, di Birdman.

3. Cinque giganti per un solo premio: l’Oscar per la miglior fotografia



Da qualche anno, la battaglia la miglior fotografia è uno delle più interessanti e avvincenti. Quest’anno sarà una sfida fra giganti: Emmanuel Lubezki (Revenant - Redivivo), Ed Lachman (Carol, nella foto), Roger Deakins (Sicario), Robert Richardson (The Hateful Eight), John Seale (Mad Max: Fury Road). Dei cinque, solo Lachman e Deakins non hanno mai vinto (è assurdo, lo sappiamo), per gli altri ben sei statuette in tre. Ma alla fine la spunterà Lubezki – pure lui all’eventuale doppietta dopo Birdman – perché i piani sequenza e i movimenti di macchina rasoterra fanno tanto poesia…

4. Come le due più grandi attrici viventi non vinceranno l’Oscar 



A quanto pare vincerà Brie Larson (chiunque ella sia) per Room, dove interpreta una ragazza sequestrata e diventata madre durante la prigionia. Anche perché dare un secondo Oscar a Jennifer Lawrence, manco fosse Katherine Hepburn, sarebbe un po’ troppo; e ridarlo a Cate Blanchett per Carol, o darlo per la prima volta a Charlotte Rampling per 45 anni, sarebbero entrambe azioni così buone e giuste da non essere degne degli Oscar. Magari poi vince l’outsider Saorsie Ronan (Brooklyn), fosse anche per quegli occhioni sempre stupiti che guardano l'orizzonte carichi di speranza...

5. Olocausto vuol dire Oscar



È brutta metterla giù così, ma a Hollywood con l'Olocausto vai sempre sul sicuro. E la probabile vittoria di Il figlio di Saul (che dalla sua ha già il Golden Globe) confermerebbe la regola nel più assurdo dei modi: perché il capolavoro di Nemes non c’entra proprio nulla con il genere di roba un po’ anodina che di norma vince il premio per il miglior film in lingua straniera. O, forse, in generale non c’entra nulla proprio con l’Oscar nel suo insieme. Anche se, va riconosciuto, rispetto agli anni in cui vinceva Susanne Bier, ultimamente le cose sono cambiate in meglio: 2012: Una separazione; 2013: Amour; 2014: La grande bellezza; 2015: Ida... 

6. Oscar so White



La dichiarazione di Spike Lee sull’assenza per il secondo anno consecutivo di artisti di colore fra i nominati, e di conseguenza la decisione di boicottare la serata, ha generato polemiche, un hashtag di successo (#oscarsowhite), una risposta un po’ così della Rampling, un effetto a catena su altre minoranze (Ian McKellen ha fatto notare che nessun attore apertamente gay ha mai vinto l’Oscar) e adesioni al boicottaggio da parte di altri vip (Will Smith e la moglie, Mark Ruffalo, David Oyelowo, Michael Moore). Polverone mediatico a parte, il problema esiste per davvero, tanto che l’Academy, un secondo dopo la dichiarazione di Spike Lee, giusto per non dimostrare di avere la coda di paglia, era già corsa ai ripari.

7. Inside Out vs. Anomalisa 



Nell’era in cui l’animazione ha raggiunto il cinema dal vivo in quanto a qualità e complessità, è forse giunto il momento che l’Oscar per il miglior film d’animazione sia qualcosa in più di una semplice categoria. Quest’anno la sfida sarà fra due grandi film: Inside Out di Pete Docter e Anomalisa di Charlie Kaufman e Duke Johnson, due forme d’animazione agli antipodi, Pixar al suo massimo il primo, riflessione esistenziale in tonalità indie e mood malinconico il secondo. Vincerà la Pixar naturalmente, ma Anomalisa ha la più bella scena di sesso dell’anno. 

8. Non solo Di Caprio - Parte I: il primo, probabile (vero) Oscar a Ennio Morricone



L’Oscar onorario l’ha ricevuto nel 2007, in quanto a nomination siamo già a sei, ma per ora l’Oscar vero, quello per le musiche di un film, Ennio Morricone non l’ha ancora vinto. E forse questa è la volta buona: le musiche per The Hateful Eight hanno convinto tutti, e francamente non si vedono avversari all’orizzonte. Morricone fa lo gnorri e dice che sarebbe come vincere al Lotto, ma intanto è sbarcato a Los Angeles con la moglie e a sto giro – come è successo ai Golden Globe – non manderà Tarantino a ritirare il'eventuale premio.

9. Non solo Di Caprio - Parte II: il primo, meno probabile ma possibile Oscar a Stallone



Stallone l’Oscar non l’ha mai vinto, ma tanti anni fa, nel 1977, quando Rocky vinse come miglior film, a ritirare il premio con i produttori Irwin Winkler e Robert Chartoff ci andò pure lui. In fondo quel film l’aveva ideato, scritto e interpretato, e gli avevano pure dato una nomination come attore protagonista. Così, quasi quarant’anni dopo, la statuetta per il miglior attore non protagonista grazie a Creed - Nato per combattere (dopo il Golden Globe le quotazioni sono in rialzo) sarebbe una specie di ricompensa. Gli esaltati a prescindere, quelli, per intenderci, per cui Stallone è da anni un corpo cinematografico puro, gongoleranno. Qualche attore vero, tipo lo strepitoso Mark Rylance di Il ponte delle spie, magari in caso di vittori di Sly s’incazzerà un po’...

10. Tutti insieme appassionatamente



Giusto per divertirci un po’, siamo andati a vedere quali film hanno vinto nell’anno 6 di ogni decennio passato, dal 1936 (gli Oscar sono nati nel 1929) al 2006. Questa è la lista: 1936, La tragedia del Bounty; 1946: Giorni perduti; 1956: Marty, vita di un timido; 1966: Tutti insieme appassionatamente; 1976: Qualcuno volò sul nido del cuculo; 1986: La mia Africa; 1996: Braveheart; 2006: Crash - Contatto fisico. Giudichi il lettore se Revenant - Redivivo (o uno degli altri candidati) sia all’altezza o meno dei vincitori precedenti. Oppure spenda un paio di secondi a pensare che negli ultimi decenni gli Oscar li hanno proprio dati a caso…