Torino 36

La disparition des lucioles di Sébastien Pilote

«Perché tutti si preoccupano continuamente del futuro? Il futuro dura a lungo», così afferma Léonie, parlando con Steeve nella scena, verso la fine del film, nella camera ardente, e così, del resto, vive la ragazza. Diciottenne alle prese con le aspettative degli adulti in merito a scelte di vita che per il momento vuole solo rimandare, godendosi l’estate e il suo lavoretto al campo sportivo, la giovane che Sébastien Pilote ci presenta in La disparition des lucioles non ha nulla a che invidiare alla Lady Bird di Greta Gerwig. Anche lei, come la Christine interpretata da Saoirse Ronan è un’adolescente nel mondo d’oggi: arrabbiata come la Regina di Alice nel Paese delle Meraviglie, insoddisfatta della realtà provinciale in cui vive (in una baia del Quebec colpita dalla crisi economica e spopolata dalla disoccupazione), pungente nelle sue risposte, porta su di sé il peso di una generazione che, più di molte altre prima, vive nella consapevolezza di un futuro incerto e finisce per evitare i progetti e le fantasie, ma anche i sogni.

«Nessuno oggi sa cosa vuol fare in futuro» sarà pertanto, specularmente, una delle sue primissime battute, a cena con la madre e gli amici di questa. Priva di prospettive, Léonie si divide dunque, qui ed ora nel presente, tra gli amici, la scuola che è appena terminata e decine di corsi sportivi/hobbistici lasciati a metà; tra una madre che sente dispotica nelle sue richieste e tre figure a loro modo paterne: il padre biologico, assurto a martire del divorzio e a essere perfetto simbolo di bontà; il compagno della madre, demonizzato e colpevolizzato agli estremi; e infine lui, Steeve, l’insegnante di chitarra conosciuto per caso in un dyner, stereotipo del rocker fallito, amico e forse, a tratti, anche oggetto di una “cotta”. In un coming of age dai toni pop, visivamente luminoso e aperto, confezionato seguendo quei dettami di pulizia e simmetria che tanto piacciono al pubblico d’oggi, il regista quebechiano tenta, come ci suggerisce il titolo e il suo rimando alla scomparsa delle lucciole, di inserire un filo parallelo (per quanto forse troppo debole) più vicino alla denuncia sociale.

Accanto alla rabbia adolescenziale che porta a spaccare i parabrezza delle auto, sono i piccoli insetti, spariti dalla cittadina a causa dell’inquinamento luminoso, a catalizzare infatti la rabbia adulta, l’accusa verbale via radio, la voglia di agire in controtendenza a una società che si pulisce la coscienza scaricando le proprie colpe e le conseguenze delle proprie azioni sugli altri o sul nulla, finendo per lasciar dilagare l’impassibilità. Saranno le lucciole, pertanto, a far passare la stessa Léonie dal ribollire indistinto di chi cresce a un contrasto concreto, che porti con sé dei frutti e dei benefici non solo per sé, ma per il mondo. E nell’agire in nome della salvaguardia dell’animaletto, starà l’emblematica maturazione.