Blow Out, 1981

Blow Out

Uno pneumatico fatto scoppiare (blowout) con un colpo di arma da fuoco è il corpo del reato che ci precipita nel regolamento di conti, in sala d’attesa dai tempi di Ciao America, con Michelangelo Antonioni e il processo di dissoluzione del reale nella sua riproduzione tecnica descritto nel film londinese del 1967. Regolamento di conti consumato passando per l’onnipresente Hitchcock e il Coppola di La conversazione. Il mélo troppo cheap fra i due protagonisti (Jack/Travolta e Sally/Allen) veicola in realtà un film squisitamente teorico sul rapporto realtà/finzione/“realtà”. È Sally la portavoce della dichiarazione d’intenti («Il cinema m’interessa, ma questa è vita vissuta. È tutta un’altra cosa. È eccitante») prima di divenirne suo malgrado l’interprete quando, post-mortem, ne urla tutta la verità. Blow Out esprime dunque a pieno titolo l’ironica intelligenza di Brian De Palma (con un velato ammonimento allo spettatore), secondo cui il cinema, anche nei prodotti più trash, possiede una marcia in più rispetto alla vita, ed è sempre in grado di soggiogarla, sminuzzarla nel tritacarne del suo dispositivo finzionale e manipolarla, se è il caso, persino oltre il limite “invalicabile” dello snuff movie.