Hi, Mom!, 1970

Hi, Mom!

A un anno di distanza da Ciao America, De Palma realizza il suo film più ambizioso e dichiaratamente politico, Hi, Mom!, utilizzando come elemento di continuità uno dei protagonisti del precedente, il filmmaker guardone che vorrebbe trasformare il suo progetto di cinema-verità in una specie di pastiche militante-pornografico. Un sequel molto sui generis e già di genere, che intreccia ed esibisce infatti uno o più generi: il thriller politico, il film militante di controinformazione, la commedia, l’hard-core.

Il bisogno frustrato della macchina da presa di far luce sulla storia occulta degli Stati Uniti, dove il delitto Kennedy che in Ciao America risultava fatale per Loyd Clay – il cui cognome riporta in chiave allusiva chi conosce il caso direttamente sulla scena del crimine – lascia il posto alla protesta degli afroamericani trasformata in performance audiovisiva. Donde la necessità successiva, quando cioè De Palma imbocca definitivamente la strada del thriller, di tornare sui suoi passi, alle provocazioni underground di Ciao America e soprattutto Hi, Mom!, e occuparsi dell’affaire di un altro sfortunato membro del clan Kennedy già pronto per la Casa Bianca. Il tecnico del suono casualmente o fatalmente imbattutosi in Blow Out in un altro delitto indicibile, modellato su quello di Chappaquiddick che compromise definitivamente la carriera politica di Ted Kennedy, è un diretto erede del cineamatore di Hi, Mom!, un personaggio freelance in cerca d’aurore destinato a ritagliarsi i suoi pochi minuti di celebrità questa volta davanti a una telecamera e non dietro la sua cinepresa, dopo aver compiuto un gratuito attentato dinamitardo.

Tornando sfacciatamente in scena come reduce della guerra in Vietnam, spiana la strada al celebre e consimile Travis Bickle di Scorsese e Schrader in Taxi Driver. Comune a entrambi la stravaganza e il bisogno di emergere a tutti i costi dall’anonimato anche con un gesto estremo. Non a caso a interpretarli è sempre De Niro, il quale sia in Hi, Mom! che in Taxi Driver, senza soluzioni di continuità, distrugge un piccolo televisore preso di mira con la sua arma da fuoco solitaria.

L’antieroe di Hi, Mom! è l’antesignano del proverbiale “uomo solitario di Dio”, il presunto lupo solitario che aspira a un senso politico compiuto improvvisando delitti eccellenti. De Palma lo consegna già bell’e pronto a Scorsese che in Taxi Driver addirittura prevede che possa sparare al candidato favorito alla presidenza Charles Palantine. Un passaggio di consegne, uno scambio, tra movie brats: uno (De Palma) “tecnicamente dolce” (citando il titolo di un’opera rimasta in predicato di Antonioni) ma politicamente scorretto, l’altro (Scorsese) che in quella cornice irripetibile di colleghi dal talento ineguagliabile era il “temperamento” del gruppo.

Blow Out del resto, logica conseguenza sul piano logico, estetico e politico di Hi, Mom! e Omicidio a luci rosse, ovvero delle intuizioni voyeuristiche e canalizzate e disattese a un tempo dal cinema pornografico, è letteralmente una parabola alla Antonioni (Blow Up). Un ideale, sottile remake che dell’Antonioni in trasferta londinese coglie l’essenza politico-indiziaria a largo spettro. Quello godardiano di Hi, Mom!, più maturo e compatto di Ciao America, è invece un sequel dichiaratamente insostenibile, fondato su una contraddizione strutturale impensabile in un vero sequel: il ritorno dello stesso attore, Gerrit Graham, il cui personaggio era morto nel film precedente per aver anche lui contestato incautamente i risultati della commissione Warren, nei panni del militante politico del Black Power filmato da Rubin.