Concorso

Angels Wear White di Vivian Qu

Gli angeli vestono di bianco, l'unico film di una regista donna in concorso a Venezia 74 è come il suo titolo: una piccola affermazione semplice. Il racconto si costruisce a partire da un fatto che chiama in causa un tema molto forte come la violenza pedofila ma vorrebbe essere una riflessione più larga sul ruolo della donna all'interno della società cinese contemporanea (o meglio sui ruoli possibili), sulle convenzioni morali, sui condizionamenti sociali, sulla possibilità di ottenere giustizia e di agire sul proprio destino.

Due bambine subiscono violenza dopo essere state portate in un albergo da un ricco uomo d'affari; del fatto è testimone una ragazzina scappata di casa anni prima che lavora clandestinamente nell'albergo. Le famiglie sporgono denuncia e un'avvocata le assiste rappresentando con la sua risolutezza l'unica reale possibilità per arrivare alla verità. Oppure no. Nulla è veramente leggibile anche se tutto è conclamato. Lo è la colpevolezza dell'uomo come la miseria in cui si ritrova a vivere la testimone, lo è violenza che subiscono le bambine come la loro apparente refrattarietà al trauma, lo sono i referti dei medici come il loro ribaltamento. Tutto sta sulla superficie visibilissimo eppure impossibile da mostrare, da rivelare protetto e coperto dal velo delle convenzioni sociali che solo l'avvocata e il padre di una delle due bambine provano a squarciare.

Quello di Vivian Qu (anche percorrendo la via di un simbolismo un po' facile) vorrebbe essere un discorso sul femminile forse più articolato di quanto appaia. Molte le questioni sollevate (lo stigma sociale conseguente alla perdita della verginità, la prostituzione giovanile, ma anche il riscatto, la lotta, la fuga, la ribellione al proprio destino) tutte messe in forma (comprese la violenza a la reazione a essa) attraverso una sorta di reticenza diffusa della forma e della messa in scena che è l'aspetto più interessante del film. Gli angeli vestono di bianco è una piccola storia semplice che dice senza mostrare, un po' come fanno i volti impassibili delle sue protagoniste.