Foto-diario veneziano: 30-31

I "suoi" film non erano granché (Manglehorn e The Humbling), ma Al Pacino è sempre Al Pacino.  

E a Venezia, fra le altre cose, ha parlato di Hollywood:  «All'Actor's Studio gli attori andavano a sperimentare il proprio lavore d'attore e tutto era gratis. Ci tengo a sottolinearlo, perchè allora ci davano delle cose: l'ospitalità, i vestiti, le scarpe. Sarò sempre grato all'Actor's Studio, è una causa che voglio difendere. Su Hollywood ho poco da dire, so poco di cosa sia in realtà. È cambiata, come l'economia. Laggiù possono fare qualsiasi film, non come noi che mettiamo insieme film diversi, cercando soldi indipendenti, come hanno fatto Barry Levinson e David Gordon Green, e magari facciamo spot per poterci permettere di continuare a fare i nostri film. Non ho mai frequentato Hollywood, ho lavorato con Coppola, Lumet, Scorsese a New York. Con gli studios non ho grandi rapporti. Coloro che crearono Hollywood, come Orson Welles, erano dei pionieri. Ora non è più così. Che strano, io che parlo di Hollywood! Però ammetto che fanno anche ottimi film, li vado a vedere con i miei figli piccoli».

Applausi anche per Viggo Mortensen, che continua a produrre e interpretare film interessanti come "Loin des hommes"

Deludente invece il film di Fatih Akin, The Cut

Chi non manca mai a Venezia è Alba Rohrwacher

Il film 3 coeurs non è granché, ma un omaggio a Catherine Deneuve ci sta sempre

Foto di Matteo Ninni