Concorso - Lasciate stare Chaplin

"La rançon de la gloire"

Qualche anno fa c’era stato (e passò quasi inosservato) L’ultimo Crodino (2009) di Umberto Spinazzola nel quale due balordi disoccupati mettevano in difficoltà le forze dell’ordine dopo aver trafugato a scopo di riscatto la salma di Enrico Cuccia. Il francese Xavier Beauvois ha imbastito un’altra commedia, La rançon de la gloire, rifacendosi a un fatto di cronaca simile avvenuto in Svizzera nel 1977, il trafugamento del corpo di Charlie Chaplin, ad opera, anche in quel caso, di due uomini con pesanti problemi economici (entrambi immigrati: uno deve trovare i soldi per l’operazione della moglie, mentre l’altro è appena uscito di prigione ed è disoccupato).

Per quanto il suo autore (N’oublie pas que tu vas mourir, 1995, Uomini di Dio, 2010) vanti credenziali autorevoli (i “Cahiers du cinéma” l’hanno spesso tenuto in palmo di mano e i suoi lavori sono stati più volte premiati ai festival), il film può essere giudicato solo carino e simpatico: l’andamento e l’aspetto sono piuttosto televisivi e, soprattutto, la ricostruzione ambientale del 1977 si rivela piuttosto carente (che brutto e anti-storico quel circo!). Difficile, dunque, trovare qualità nella messa in scena: il moderato interesse, e i sorrisi, che La rançon de la gloire può suscitare derivano unicamente dalla balordaggine della situazione e dei personaggi.

Dove poi il film cade in modo quasi imbarazzante è quando abbandona la via media della commedia di caratteri e ambienti e tenta l’impervia strada della favola chapliniana (l’incontro magico con Chiara Mastroianni, lo scimpanzé che porta al circo l’ex galeotto, abbandonato ormai anche dal compagno, la ripetizione della scenetta dei clown, l’arresto con i vestiti da gangster e la pistola di scena, ecc.). Qui si rivela posticcio e, malgrado gli sforzi di uno score ridondante e citazionistico (Michel Legrand), del tutto inadeguato. Tanto che poi sente il bisogno di affidare all’arringa dell’avvocato difensore il compito di esplicitare e sottolineare il carattere chapliniano dei personaggi e delle loro sfortunate esistenze.