Concorso Venezia 73

La región salvaje di Amat Escalante

In una cittadina del Guanajuato, a margine di un bosco che potremmo trovare quasi identico sulle Prealpi nostrane, trascorrono le vite senza troppi sussulti di Alejandra, di suo marito Angel e del fratello di lei, Fabian. O meglio: tutto procede nella più ipocrita modalità provinciale, tra insoddisfazione e tresche nascoste, inclusa una relazione tra i due cognati, fino a quando, nell'ospedale dove Fabian lavora, non viene ricoverata la giovane e bellissima Verónica. La ragazza porta con sé la notizia dell'avvento di qualcosa, di un essere, che potrebbe essere la soluzione alle loro frustrazioni, e, sul corpo, le avvisaglie di ciò che quella cosa, approdata nel bosco e custodita in un capanno da una coppia di attempati outcast vagamente fricchettoni, può provocare.

Di nuovo un alieno, per il Concorso veneziano. In questo caso uno solo, marginale e non mediatizzato, un essere che viene tenuto occultato, benché se ne veda un attributo fin dalla primissima sequenza. Un alieno che non porta, come in Arrival, messaggi pacifici da decifrare, ma piuttosto propende per una "conoscenza" carnale, fisica, non verbalizzata: la tentazione del tentacolo, verrebbe da dire, se volessimo assecondare una possibile deriva comica, anche se l'archetipo visivo, serissimo, della creatura – travestimenti delle divinità pagane a parte – è la celeberrima xilografia erotica di Hokusai, Il sogno della moglie del pescatore, ibridato, come è evidente e  poi confermato da una dedica nei titoli di coda, con la creatura di Carlo Rambaldi per Possession (1981) di Zuławski.

Il discorso di Escalante, al suo quarto lungometraggio, sfida appunto i confini dell'ironia e rischia di sbracare, ma rischia soltanto. La regione selvaggia alla quale fa riferimento il titolo, ovviamente, non è soltanto il bosco isolato dove il meteorite è cascato portando con sé l'essere; né è solamente il cratere dove gli animali, percependo l'energia lasciata dall'impatto, si radunano come in una canzone di Elio e le Storie Tese ad accoppiarsi senza tregua; la regione selvaggia è anche, innanzitutto, la regione del rimosso, tutta quella parte istintiva, fisica, pagana, che l'avvento del cristianesimo e il perbenismo sociale hanno arginato, sotto il tappeto della convenzione, generando frustrazioni, incomprensioni e prevaricazione del maschile sul femminile (qualcosa che si vedeva, in controluce, anche nell'ermetico Post Tenebras Lux, 2012, dell'amico e sodale di Escalante, Carlos Reygadas). La creatura che se avvicinata e "usata" equilibratamente, potrebbe essere una cura, è quasi per forza un deus ex machina, una forza allogena: se l'essere di Possession, partorito dal personaggio di Isabelle Adjani, non portava niente di buono, quello di La región salvaje, pur lasciando dietro di sé non pochi danni, è all'origine della salvezza di Alejandra, passiva e remissiva all'inizio, in charge of the situation nel finale.

"Salvatico è colui che si salva" si legge in una nota di Leonardo da Vinci: aveva torto sulla filologia, aveva ragione, forse, sulla sostanza.