Settimana della critica

Prevenge di Alice Lowe

Una donna incinta entra in un negozio di animali esotici, facendosi immediatamente terrorizzare da serpenti, iguane e ragni pelosi. Il commesso, divertito dalla situazione, comincia a prenderla in giro mostrandole animali sempre più paurosi, introducendoli con battute e doppi sensi a sfondo sessuale. A un certo punto l’uomo propone alla donna di seguirla nel retro, dove tiene i suoi “pezzi più grossi” che potrebbe farle toccare; la donna lo segue, apparentemente ancora impaurita, finché non estrae un coltello dalla borsa con cui sgozza il commesso. Poi, come se nulla fosse, abbandona il negozio.

Fin dalla sua folle prima scena, Prevengeesordio dietro la macchina da presa dell'attrice Alice Lowe – dimostra di voler letteralmente dare un taglio all'immaginario legato alla figura rassicurante della donna incinta, ribaltando gli stilemi del cinema di genere e trasformandola in una folle furia omicida. La maternità viene rappresentata come un periodo di inspiegabili mutamenti e irrefrenabili pulsioni, con la protagonista che mette in atto una serie di truculenti omicidi, guidata all'azione dalla voce del bambino che porta in grembo. Una vocina stridula e inquietante che continua a chiedere vendetta nei confronti dei “responsabili” della morte del padre, deceduto per un incidente durante una scalata in montagna.
La spinta omicida dettata dalla voce permette alla regista di compiere non solo un ribaltamento delle regole del genere o uno switch di prospettiva da uno sguardo solitamente maschile a uno femminile. Sebbene, infatti, in qualsiasi altro film ogni vittima potrebbe rappresentare una minaccia per la protagonista (e quindi la messa in scena mettere in campo una semplice inversione di ruoli), il fatto che tutto avvenga sotto la guida di un'allucinazione rende il film la rappresentazione visiva di uno stato mentale distorto. La protagonista agisce pensando costantemente di uccidere per conto del figlio che porta in grembo, con lo scopo di rendere il mondo un luogo migliore, quando invece agisce solamente per se stessa, senza rendersene conto.
Prevenge racconta allora di una generazione di genitori indissolubilmente ancorati alle proprie vite e al proprio passato, incapaci di concentrarsi veramente sul presente per costruire un futuro per i propri figli. La protagonista uccide per vendicare il marito, cercando di mantenerlo egoisticamente in vita e dimostrandosi così incapace di tagliare il “cordone ombelicale” della propria vita, dei propri ricordi e del proprio passato. Forse perché, inconsciamente, è il futuro la cosa che più di ogni altra spaventa.