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Lavori in corso, a Cineforum carta e web: l'ha certamente capito chi ha letto l'editoriale del direttore Adriano Piccardi sul nuovo numero di Cineforum. E, nel cambiamento della rivista nel suo insieme, vorremmo tener conto anche dei vostri desideri e gusti. Ecco perciò un questionario (anonimo) attraverso il quale noi possiamo conoscere meglio le vostre aspettative e le vostre opinioni, per noi preziose. Grazie.





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Fuori concorso

City Hall di Frederick Wiseman

Il cinema corale di Frederick Wiseman ha spesso raccontato con preziosa pazienza il valore delle istituzioni pubbliche nei confronti della collettività. Dal municipio di una città (americana) dipendono quasi tutti gli aspetti della vita: la polizia, i vigili del fuoco, la sanità, il dipartimento degli affari dei veterani, laiuto agli anziani, la manutenzione dei parchi, le autorizzazioni per varie attività professionali, la registrazione di nascite, matrimoni e morti insieme a centinaia di altre attività che tutelano i residenti e i visitatori.

In City Hall Wiseman si concentra sulla città di Boston e sul dialogo dell’amministrazione con i cittadini, ritraendo il sindaco Marty Walsh e i consiglieri mentre si dedicano a una serie di priorità politiche – dalla giustizia razziale alle azioni sul clima, fino ai problemi collegati a chi non ha una casa – e ovviamente lasciando anche ampio spazio all’opinione dei cittadini di ogni ceto sociale in ogni tipo di circostanza.

Wiseman comincia dal Municipio e dai preparativi per la vittoria delle World Series di baseball da parte dei Red Sox, per poi spostarsi progressivamente verso laella periferia. Allargandosi a macchia d’olio per la città, il film spazia tra l’ampia varietà di servizi offerti, muovendosi in questo modo tra tutte le diversità che compongono le maggiori metropoli americane. Ancora una volta lo stile inconfondibile del regista mette in atto un percorso d’inclusione e democrazia cinematografica senza paragoni che inserisce sullo stesso piano d’importanza in termini di tempo le parole del sindaco e quelle di un reduce di guerra, provando in questo senso ad annullare qualsiasi tipo di disuguaglianza sociale.

Marty Walsh evidenzia in ogni suo discorso l’importanza di segnalare agli uffici del municipio ogni criticità, ogni problema, ogni disservizio in modo da poter migliorare la qualità della vita della città collaborando direttamente. Wiseman si mette al servizio di quest’idea riflettendo ancora una volta sull’impossibilità di progredire, migliorare ed evolversi senza una vera capacità d’ascolto.

Ciò che viene mostrato nei 275 minuti di durata non è altro che un lungo, unico discorso che tiene insieme riunioni, sopralluoghi, discussioni, dibattiti. Non ci sono interventi edilizi, cantieri o operazioni pratiche sul territorio: solo dialoghi, solo parole, opinioni e condivisioni di idee.

City Hall racconta un modello democratico che osservato nel suo insieme sembra quasi un’utopia. È un film profondamente anti-Trump, che vuole dimostrare come sia possibile contrastare la violenza attraverso il dialogo con la comunità in tutte le sue sfaccettature e non con altra violenza; un film che per ovvie ragioni difficilmente avrà un impatto sull’opinione pubblica, ma che al contempo ha l’importanza storica di documentare e conservare l’idea che in uno dei momenti politicamente più disastrosi degli ultimi anni un’alternativa esiste ed è percorribile.