"Philomena"

Preziosa semplicità

Philomena Lee nel 1952 è un’adolescente irrequieta che si ritrova sola e incinta – scandalo! – dopo un’avventurosa notte d’amore con uno sconosciuto. Viene rinchiusa in un convento, dove il bambino nasce e viene strappato alla madre, in nome dell’insabbiamento di un peccato irredimibile. Cinquant’anni dopo Philomena è una donna diversa, con una famiglia e un rimorso/rimpianto che non la abbandona mai, e decide, con l’aiuto di un giornalista in stallo professionale, di cercare quel figlio perduto. 

Philomena di Stephen Frears è ciò che di meglio si possa chiedere al cinema mainstream: una sceneggiatura solidissima e brillante in bilico tra melodramma familiare e commedia malinconica, un’attrice sublime (Judi Dench, ben supportata da Steve Coogan, cinico e disilluso in partenza e via via sempre più rabbioso e partecipe), una regia che – nel mettersi al servizio della storia che racconta – non manca mai di ritmo, puntualità, precisione di sguardo.

Il risultato è un film sorprendente nella sua lineare semplicità, capace di essere tenero e feroce, di strappare lacrime e sorrisi, scandito da un metronomo interno che non perde mai il tempo giusto. La disumanità delle istituzioni religiose irlandesi (non solo quelle degli anni ’50 ma anche quelle odierne) è descritta senza l’ansia della denuncia; le rivelazioni e le scoperte seguono un flusso naturale, creando una profonda empatia, più che superficiale suspense; la catarsi finale è commovente ma non esagera con l’enfasi; gli eccessi di retorica – in perenne agguato in storie come questa – vengono (quasi) sempre evitati con cura.

Un film di parola in cui le sospensioni e i silenzi sanno ritagliarsi uno spazio, in cui non si ha paura di mettere le emozioni e i sentimenti nel centro pulsante del racconto. Certo, non si tratta del cinema di ricerca continuamente sbandierato come congenito alla Mostra di quest’anno, ma Philomena è un film prezioso – di certo tradizionale, forse in parte convenzionale – davanti al quale gli occhi si bagnano e il cuore si solleva. E questo, a volte, può far bene.